Opinioni

Putin cerca una tregua senza finire la guerra

Con l’Europa sotto pressione per i prezzi record di gas e petrolio, il Cremlino intravede margini per scambiare una pausa temporanea del conflitto con un rilancio delle relazioni commerciali
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Alexander Kazakov/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Alexander Kazakov/Cremlino © www.giornaledibrescia.it
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La guerra in Ucraina è da tempo entrata in una fase di logoramento strutturale. L’avanzata russa nel 2025 ha raggiunto circa 13 km² al giorno, ma nei primi mesi del 2026 è crollata fino a meno di 1 km² al giorno. La guerra si è trasformata in un conflitto di attrito in cui il costo umano cresce molto più rapidamente del territorio conquistato. La più volte annunciata imminente conquista del Donbas da parte di Putin, obiettivo minimo dichiarato dell’«operazione speciale», non si è materializzata. Il sistema difensivo profondamente stratificato che corre da Slovyansk a Kostjantynivka continua a reggere, nonostante mesi di pressione costante.

Sul piano economico, la macchina bellica russa, pur rimanendo operativa, mostrava segnali di crescente pressione all’inizio del 2026. Tuttavia, l’aggressione israelo-americana all’Iran, la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz e l’impennata dei prezzi energetici hanno prodotto un effetto inatteso: un aumento esponenziale delle entrate petrolifere russe. Questo afflusso di risorse ha temporaneamente alleviato le tensioni fiscali del Cremlino. Ma si tratta, con ogni probabilità, di un vantaggio contingente più che strutturale, legato a dinamiche geopolitiche instabili e difficilmente sostenibili nel medio periodo.

Sul campo, le forze di Kyiv continuano a opporre una resistenza significativa. I contrattacchi lungo l’asse Dnipropetrovsk-Zaporizhzhia hanno interrotto un lento ma costante avanzare russo, dimostrando la capacità ucraina di combinare difesa elastica e azioni offensive mirate. Parallelamente, Kyiv continua a innovare: l’impiego crescente di sistemi senza pilota, inclusi robot terrestri, ha raggiunto un nuovo livello simbolico e operativo, con la conquista autonoma di almeno una posizione russa. È un segnale di come la guerra stia evolvendo anche sul piano tecnologico.

Soldati ucraini nella regione di Zaporizhzhia - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Soldati ucraini nella regione di Zaporizhzhia - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Nonostante ciò, in queste settimane la pressione russa, sia lungo il fronte sia attraverso bombardamenti a lungo raggio, è aumentata. Putin ha ribadito che Kyiv dovrebbe ritirarsi dal Donbas, sostenendo che la regione sarà conquistata in pochi mesi – una previsione già più volte smentita dai fatti. In questo contesto, tuttavia, non è da escludere che l’obiettivo di medio periodo di Mosca sia un cessate il fuoco.

Il calcolo del Cremlino è complesso. Putin deve bilanciare obiettivi strategici ambiziosi – annettere l’Ucraina sud-orientale, provocare il collasso delle autorità di Kyiv e imporre una leadership filo-russa – con ciò che è realisticamente ottenibile sul terreno. Al tempo stesso, deve poter dichiarare una «vittoria» a una popolazione che ha sostenuto un costo umano enorme, superiore al milione tra morti e feriti. In questa prospettiva, la conquista sostanziale del Donbas rappresenterebbe il minimo necessario per rivendicare un successo, anche solo temporaneo.

La possibile apertura verso un cessate il fuoco si inserisce inoltre in una congiuntura internazionale favorevole ma instabile. In Medio Oriente si moltiplicano tregue armate ed eminentemente temporanee – dall’Iran al Libano – mentre, per la Russia, si è aperta una finestra cruciale: la sospensione temporanea del meccanismo di massimale di prezzo imposto per l’acquisto di petrolio russo. Mosca potrebbe puntare a una spallata finale nel Donbas, accettare poi un cessate il fuoco e presentarsi come attore responsabile, tentando di trasformare questa pausa in un allentamento più ampio delle sanzioni.

Con l’Europa sotto pressione per i prezzi record di gas e petrolio, il Cremlino intravede margini per scambiare una pausa temporanea del conflitto con un rilancio delle relazioni commerciali. Infatti, in questo scenario, il cessate il fuoco non sarebbe la fine del conflitto, ma una sua ricalibrazione. Una pausa per consolidare, riorganizzare e, potenzialmente, preparare la fase successiva. Nell’attuale fase di crescente caos internazionale, le finestre di opportunità si aprono e chiudono repentinamente – e il tempo diventa un’arma sempre più cruciale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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