Energia e armi: perché la guerra aiuta la Russia

Giovanni Cadioli
Per il Cremlino il conflitto in Iran è un acceleratore di quella frammentazione dell’ordine globale che Mosca stimola e cavalca
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Gavriil Grigorov © www.giornaledibrescia.it
Il presidente russo Vladimir Putin - Foto Epa/Gavriil Grigorov © www.giornaledibrescia.it
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L’Iran è da decenni uno dei partner strategici più solidi della Russia. La cooperazione risale agli ultimi anni dell’Urss e si è poi consolidata in un asse russo-iraniano-cinese con Putin e più recentemente l’Iran ha fornito alla Russia la tecnologia dei droni usati massicciamente nella guerra in Ucraina. Eppure questa guerra, devastante per l’Iran si sta rivelando per il Cremlino un’opportunità quasi insperata.

L’aggressione americano-israeliana ha colpito l’Iran con una potenza di fuoco paragonabile a quella usata contro l’Iraq nel 2003 e Khamenei è stato ucciso. Ma nella visione del Cremlino il caos internazionale può diventare una risorsa. Mosca considera la frammentazione dell’ordine globale un fattore favorevole ai propri interessi: un sistema instabile riduce la capacità dell’Occidente di coordinarsi e contenere la Russia.

Mosca non ha perso un alleato. Il regime iraniano non è crollato e, dopo la nomina di una nuova leadership, appare sempre più dominato dai Guardiani della Rivoluzione, corpo d’élite visceralmente antiamericano. Le autorità hanno già dichiarato che ogni protesta sarà trattata come un atto ostile e repressa con la forza. E gli effetti devastanti dei bombardamenti americano-israeliani – come la pioggia di greggio su Teheran dopo gli attacchi ai depositi petroliferi – difficilmente favoriranno una rivolta anti-teocratica. Il nuovo assetto politico iraniano, ancora più radicalizzato e militante, rischia quindi di allinearsi ancor più strettamente con la strategia russa di sovvertimento dell’ordine internazionale a guida statunitense.

Un ritratto di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema dell'Iran - Foto Epa/Yahya Arhab © www.giornaledibrescia.it
Un ritratto di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema dell'Iran - Foto Epa/Yahya Arhab © www.giornaledibrescia.it

La guerra sta producendo anche effetti economici favorevoli a Mosca. Dopo gli attacchi l’Iran ha colpito basi americane nella regione, devastato l’industria petrolifera dei paesi del Golfo e soprattutto chiuso lo stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta (eventualità ignorata o sottovalutata dall’affrettata pianificazione bellica americana). L’impennata dei prezzi ha garantito alla Russia entrate straordinarie: in meno di due settimane circa sei miliardi di euro dalle esportazioni di combustibili fossili, quasi 700 milioni in più che prima della guerra.

Ora Trump, alle prese con la guerra più impopolare lanciata dagli Stati Uniti da decenni e con sondaggi sempre più negativi in vista delle elezioni di midterm, ha giocato la carta russa per attenuare la pressione economica della crisi che lui stesso ha contribuito a scatenare. Washington ha così sospeso temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo, garantendo a Mosca profitti miliardari.

Nel frattempo la guerra assorbe grandi quantità di missili e sistemi di difesa americani. Questo consumo di arsenali rischia inevitabilmente di ridurre la disponibilità di armamenti destinati all’Ucraina. Già dall’inizio del nuovo mandato di Trump gli Stati Uniti hanno interrotto i trasferimenti gratuiti diretti, vendendo armi ai Paesi europei perché siano poi loro a consegnarle a Kyiv. Ora sembra quasi certo che anche tali vendite diminuiranno drasticamente.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Aaron Schwartz © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti - Foto Epa/Aaron Schwartz © www.giornaledibrescia.it

L’Europa cerca di compensare aumentando i propri aiuti militari, ma dipendente anch’essa dagli armamenti Usa e si trova allo stesso tempo alle prese con una nuova crisi energetica. Dopo i rincari causati dall’interruzione dei rapporti commerciali con la Russia e dalla costosa transizione verso il Gnl statunitense, l’impennata dei prezzi rischia di colpire duramente le già traballanti economie europee. In questo contesto le voci favorevoli a riaprire un dialogo diretto con Mosca già emerse prima della guerra non potranno che farsi più forti.

Per il Cremlino la guerra in Iran è un acceleratore di quella frammentazione dell’ordine globale che la Russia stimola e cavalca – mentre il petrolio russo va a ruba e miliardi di petrolrubli finanziano la macchina bellica di Mosca.

Giovanni Cadioli, Dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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