La presunzione a sinistra per tornare al Governo

L’idea di sloggiare la Meloni da palazzo Chigi è uscita dalla sfera dei pii desideri per entrare in quella delle concrete possibilità
Giuseppe Conte ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Conte ed Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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«Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco». È una vecchia massima di prudenza che i politici (i leader del campo largo in questo momento) farebbero bene a rispettare per non incappare in spiacevoli smentite. La sorprendente, non scontata vittoria del No al referendum appena tenutosi, è stata certo una confortante iniezione di fiducia per l’opposizione. L’idea di sloggiare la Meloni da palazzo Chigi è uscita dalla sfera dei pii desideri per entrare in quella delle concrete possibilità. Altra cosa è la presunzione che pure s’è sparsa a piene mani nel campo della sinistra di avere ormai la strada spianata per la vittoria alle politiche dell’anno prossimo.

Innanzitutto, i sondaggisti hanno chiarito che i due voti (referendum e elezioni) non sono sovrapponibili. Gli stessi giorni in cui la maggioranza di governo fletteva sul quesito referendario, è stata confortata dalla conferma che manteneva grosso modo lo stesso sostegno elettorale di prima. Ciò non toglie che la vittoria tonda dei No abbia cambiato le carte in tavola. Colpa della cattiva comunicazione dei sostenitori del Sì. Colpa del fisiologico logoramento dell’azione del governo. Colpa dell’insoddisfazione dell’elettorato nei confronti dell’azione di governo. Colpa soprattutto del cambio di clima politico intervenuto dopo che si è insediato Trump a Washington.

Il comandante in capo dei Maga ha cominciato coll’infliggere al mondo intero (anche agli storici alleati europei). Ha proceduto poi con l’incursione militare in Venezuela e la cattura del suo presidente Maduro. Ha finito (per il momento) con lo scatenare contro l’Iran degli ayatollah una guerra devastante.

Inevitabile che il tycoon di Mar-a-lago fosse investito da un’onda di impopolarità. Inevitabile che quest’onda si propagasse alla cerchia dei suoi amici politici. Inevitabile che anche la Meloni, per quanto si prodighi a smarcarsi dal novello «Re Mida al contrario» (trasforma, non in oro, ma in danno tutto ciò che tocca), accusi una lesione alla sua immagine.

Grasso che cola per l’opposizione. Non per questo può pensare di essersi liberata di punto in bianco dei problemi e delle contraddizioni che l’affliggono. Prima questione: candidato premier cercasi, disperatamente. Il campo largo non deve solo risolvere il dilemma di indicare il prescelto (Schlein o Conte, o magari nessuno dei due). Non deve solo districare il nodo di quale criterio adottare per la sua scelta (se primarie di popolo o se assegnazione della nomina al partito più forte). Deve affrontare alcuni paradossi della situazione in cui s’è cacciata.

Schlein s’è insediata alla testa del maggiore partito della sinistra con primarie di popolo e ora si trova a dover contrastare quelle stesse primarie di popolo, interessatamente invocate dal rivale Conte, solo perché la vedono sfavorita. E ancora: oltre agli esponenti dell’area riformista, anche molti esponenti di rilievo del Pd (a cominciare dal padre nobile Prodi) storcono il naso quando sentono parlare della candidatura a premier della loro segretaria di partito, nonostante sia il loro stesso statuto di partito a richiederlo.

Seconda questione: un programma di governo che non sia la lista della spesa, priva delle corrispondenti coperture finanziarie. Non è un mistero per nessuno che non è consentito al paese europeo, col più alto debito pubblico - dopo la sola Grecia – di sforare con altro debito.

Terza questione: in tempi di caos mondiale, di guerre commerciali e di guerre guerreggiate sul piede di casa, di tramonto di ogni protezione da parte dell’alleato Usa, la politica estera la fa da padrona e su questo fronte le divisioni nel campo largo sono nette. In tema di sostegno all’Ucraina, di Europa, di contrasto alla Russa di Putin, di riarmo. Il gatto è nelle vicinanze ma non è ancora nel sacco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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