Opinioni

Trump e la comunicazione della postaffidabilità

Come si caratterizza, a livello comunicativo, la seconda Amministrazione del presidente Usa
Donald Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Il disordine informativo sistemico. Tutto, e il contrario di tutto. Per quali ragioni profonde, «vallo a sapere»: le ipotesi sono tante (e, molto probabilmente, coesistono). Comunque sia, è questa la fotografia esatta della comunicazione politica della seconda Amministrazione Trump, che con gli attacchi in Iran ha vissuto un ulteriore «salto di qualità».

Nel caso delle strategie comunicative del presidente Usa, impostosi già la prima volta a colpi di postverità (formula coniata, in primis, con un diretto riferimento a lui), i confini hanno cessato i risultare «meramente» labili, ma sono - sic et simpliciter - saltati.

I pilastri della comunicazione ostile e avversativa, quella basata sulla coppia amico-nemico (il fondamento schmittiano dell’idea di politica), non vengono soltanto esasperati ed estremizzati, come già visto nelle escalation retoriche della comunicazione neopopulista. Il «frullato» che ci restituisce Donald Trump, sullo sfondo di uno stato di guerra permanente scatenato proprio da chi, in nome dell’«America First», era stato descritto da qualche illuso (e qualcun altro in malafede) addirittura alla stregua di un «pacifista», è letteralmente una maionese impazzita.

Non tanto (o non soltanto) per le illazioni su una condizione di instabilità psichica, ma perché dell’assenza di ogni limite e di ogni mediazione la comunicazione trumpista ha fatto i suoi vessilli. E perché questa destabilizzazione costante e incessante rappresenta, al tempo stesso, il nocciolo duro di una visione e declinazione della propaganda e il riflesso di una personalità «senza filtri», la quale rifiuta di fatto ogni norma giudicata non vantaggiosa per i propri interessi (politici o privati).

Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump

Una forma di disintermediazione così spinta da cambiare senza sosta anche le «regole del gioco» linguistico e comunicativo - al punto che i suoi avversari, ma pure i suoi interlocutori, spesso non capiscono dove voglia andare a parare -, e da alterare gli stessi framework cognitivi.

Perfino oltre la postverità, per l’appunto, nella direzione di quella che il sociologo Giovanni Boccia Artieri ha definito la «postaffidabilità», un contesto di compresenza di «dimensioni parallele», in cui ciascuno crede esclusivamente a quello che più gli aggrada, facendo perdere la grammatica comune dell’obiettività e il minimo comun denominatore della realtà.

Affidandosi a chi, a dispetto dei dati di fatto, gli appare affidabile: come Trump per il «suo» popolo, anche se proprio la guerra in Medio Oriente gli sta alienando consensi dentro il mondo Maga, e le voci critiche - dall’ex deputata Marjorie Taylor Green all’influencer Laura Loomer, sino a Tucker Carlson - si stanno moltiplicando e alzano proprio adesso la voce.

La comunicazione trumpista decostruisce fino alle estreme conseguenze il linguaggio con gli insulti senza freni, le invettive a sfondo mistico-religioso, l’invocazione scellerata e irresponsabile di una specie di apocalisse, come la minaccia di «far scomparire un’intera civiltà in una notte» accanto a un figurante travestito da coniglio gigante in occasione della festa pasquale dell’Easter Egg Roll coi bambini, a cui Trump si rivolge parlando di politica e attaccando avversari e nazioni nemiche come fossero degli adulti.

Il coniglio gigante insieme a Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il coniglio gigante insieme a Trump - Ansa © www.giornaledibrescia.it

O come nei casi dello sciagurato bullismo nei confronti degli alleati della Nato, gonfiando il petto e promettendo sfracelli, incluso lo scioglimento dell’Alleanza, e dei ripetuti «penultimatum», che ne indeboliscono ulteriormente la credibilità, mostrando come le sue siano parole scritte sulla sabbia e che lasciano il tempo che trovano. Ma che, nondimeno, creano mondi paralleli e alterano significati e significanti all’insegna di una manipolazione continua.

La realtà è testarda e cocciuta, e lo sta già richiamando all’ordine. Ma Trump si sta palesando in tutto e per tutto alla stregua di un autocrate - e, infatti, le sue simpatie, come noto, vanno a «colleghi» quali Putin e Orban - che sta rivestendo i panni di un «Ubu re» estremamente postmoderno. Fino ad arrivare a prospettare una sorta di scisma dei ricchi settori del cattolicesimo tradizionalista e ultraconservatore a stelle e strisce contro la Chiesa dell’americano Papa Leone XIV, reo di invocare la pace e di non lesinargli delle (giustissime) critiche. Sembra una narrazione distopica, ed è invece la «realtà» della postaffidabilità...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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