Peter Thiel, la tecnodestra e il momento straussiano

Donald Trump può contare quanto al popolo Maga su ben identificabili componenti della società americana: nazionalisti bianchi che puntano ad un sistema razziale fondato su segregazionismo e suprematismo; fondamentalisti cristiani che non si riconoscono nello Stato laico in nome di un letteralismo biblico escludente; la cosiddetta tecnodestra costituita da gruppi d’interesse che, convinti della incompatibilità tra capitalismo e democrazia, sono avversi ad una convivenza retta su di un sistema di regole puntando ad un governo dominato dai Ceo.
Questi gruppi sociali possono contare su alcuni intellettuali in grado di orientare l’opinione pubblica sui valori d’ordine e di un individualismo senza freni in nome dell’affermazione di una compiuta egemonia mercatoria. Tra di essi uno tra i più accreditati nell’entourage di Trump è l’imprenditore di PayPal e di Palantir Peter Thiel ormai assurto a fama internazionale per il carattere dirompente delle sue elucubrazioni e per il supporto non solo ideologico, ma pure finanziario fornito al presidente americano.
Alla base un impasto sincretistico che assembla pensatori diversi: Vladimir Solov’ev, il filosofo religioso russo, critico di Tolstoj, che teorizza la presenza di un Anticristo capace di dominare il mondo; John Henry Newman, l’anglicano, poi cardinale cattolico, che trasforma la questione escatologica da problema speculativo a dovere morale -vegliare sull’avvento del Signore e sull’apparizione dell’Anticristo di cui parla l’apostolo Paolo; Carl Schmitt, Leo Strauss e René Girard a supporto del testo più famoso di Thiel, «Il momento straussiano», edito in Italia nel 2025, ma del 2007.
Al centro la denuncia della «menzogna» costituita dall’Illuminismo, il quale ha rimosso la questione centrale della violenza umana col mito del contratto sociale, finendo però col subire con l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 il proprio inevitabile scacco. La dicotomia amico-nemico teorizzata a sua volta da Schmitt coglie sì il proprium della politica, ma non si può combattere l’islam jihadista con le sue stesse armi, pena «fare piazza pulita»di ciò che ce ne distingue.
Occorre far leva su di un Kathecon – la forza frenante, che trattiene, sempre secondo Paolo – oggi rappresentata dagli Stati Uniti, anch’essi però a rischio di diventare anticristi e quindi in una posizione di confine . Dopo Schmitt, Strauss, che però espone solo esotericamente le verità sull’umano – la violenza aggressiva, le pulsioni desideranti, l’impossibilità della pace perpetua teorizzata da Kant –, verità che prima o poi saranno rivelate e porteranno allo scoperto ciò che è tenuto segreto, ogni ingiustizia , ogni forma di male. Infine il maestro di Thiel, René Girard, il teorico della condizione mimetica, della tensione imitativa tra gli esseri umani che alla fine esplode in violenza di tutti contro tutti e che può essere risolta solo attraverso il ricorso ad un capro espiatorio vittimizzato.
Peter Thiel says the left is “Low Testosterone” pic.twitter.com/E8Ax53eT2t
— Jawwwn (@jawwwn_) April 9, 2026
Ebbene Cristo è il capro espiatorio definitivo, la vittima innocente che disvela come il meccanismo sacrificale sui cui regge l’intera civiltà è pure esso una menzogna. Convertirsi a Cristo dunque? Sì, ma con una riserva: «Lo statista cristiano dovrà trovare un equilibrio prudente tra la violenza illimitata del mimetismo sfrenato e la pace del regno di Dio». Restano però «i casi dubbi» con cui misurarsi, rispetto ai quali toccherà ad alcuni uomini candidarsi a «detenere il terribile potere legato ad una centralizzazione politico-economica e tecnica estesa a tutto il mondo». Il cerchio a questo punto si chiude.
Il suggerimento de «Il momento straussiano» è che il potere tecno-finanziario, economico-politico americano, la Santa Alleanza tra Washington e la tecnoteologia, la profezia high-tech della Silicon Valley, il silicio dei chips dell’Intelligenza Artificiale, riusciranno a salvare il mondo dalla violenza globalizzata della rivalità mimetica. È l’Anticristo della IA che può garantire «pace e sicurezza». Questo l’approdo della tecnoteosofia di Thiel.
Vede bene dunque Ilario Bertoletti quando su «La Voce del popolo» sostiene che siamo di fronte alla «parodia di una eresia neognostica» entro cui la fede e il suo paradigma agapico sono ridotti a «sapere algoritmico», ad «antiumanesimo dai tratti neopagani». L’ennesima illusione salvifica affidata ad un nuovo demiurgo che staglia all’orizzonte gli incubi abissali di un potere totalitario: quello della tecnocrazia digitale e algoritmica.
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