Opinioni

Arriva Peter Thiel, profeta dell’Armageddon

Il miliardario, tra i fondatori di Paypal, teorizza che la sicurezza dev’essere imposta riducendo libertà e diritti delle persone da una sorta di Anticristo tecno-autoritario
Peter Thiel, fondatore di Palantir - Foto di Gage Skidmore
Peter Thiel, fondatore di Palantir - Foto di Gage Skidmore
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Se si organizzano convegni segreti per parlare dell’Anticristo è inevitabile che poi monti tutta la marea complottista. Come puntualmente sta accadendo in vista dell’arrivo a Roma di Peter Thiel, che dopo San Francisco e Cambridge, sarà in Italia dal 15 al 18 marzo. Chi lo ha invitato? Chi sta dietro l’università americana che lo ospiterà? Chi farà parte della selezionatissima platea? E soprattutto: incontrerà Giorgia Meloni, Matteo Salvini? Ci sono già interrogazioni in Parlamento. Trame e sospetti.

«Cuore di tenebra» della tecnologia come potere planetario, Thiel è personaggio troppo complesso per essere catalogato come semplice protagonista dell’economia digitale in tour promozionale. C’è molto di più. La sua è una visione del mondo e dell’uomo, della storia e del futuro. È il promotore di un passaggio d’epoca, nella quale la tecnica e la finanza non sono più strumenti ma plasmano ogni cosa e diventano principi organizzatori del nuovo ordine mondiale.

Peter Thiel non è il solo a percorrere vie più complesse di quelle squisitamente tecniche. Tutti i Signori del Web sono in costante tournée mondiale. Una volta ogni tanto si incrociano, com’è accaduto meno di un mese fa a Nuova Delhi, alla convention sull’intelligenza artificiale organizzata dall’India con la regia di Sundar Pichai di Google. E sono volati gli stracci: Sam Altman di OpenAI e Daniel Amodei di Anthropic non si sono neppure dati la mano. Satya Nadella di Microsoft si è schierato con Amodei. Cailin Kalinowski, la responsabile della sezione robotica di OpenAI, ha dato le dimissioni. Mark Zuckerberg con la sua Meta per ora sta defilato, è sotto processo della Corte suprema di Los Angeles. Era inevitabile.

La guerra in Medio Oriente, e ancora prima lo stile di Donald Trump, hanno mostrato in tutta la sua crudezza la questione di fondo: i diritti personali, le libertà, la vita stessa, sono valori che possono passare in secondo piano rispetto alla potenza (prepotenza) che indossa i panni della sicurezza? La supremazia tecnologica è onnipotente? E a proposito di potenze, chi guida la partita: solo Stati Uniti e Cina? E dove sta l’Europa? Potrebbe il Vecchio continente trovare una sua consistenza se seguisse il consiglio di Giorgio Parisi, Nobel per la fisica, che propone di creare una sorta di Cern dell’AI, mettendo a fattor comune le potenzialità di tutti?

Non si tratta più di tecnologia e affari, la posta in gioco è assai più grande. Ed è su questo fronte che Peter Thiel avanza deciso. Non ha paura del Caos, anzi lo cavalca. Incoraggia il tribalismo contro le istituzioni internazionali, teorizza imperi feudali, all’Onu e alle istituzioni multilaterali faticosamente istituite dopo la Seconda guerra mondiale, secondo lui, andrebbe sostituito il potere delle grandi piattaforme, libere di investire e produrre, di agire come fossero Stati nazionali. La sicurezza deve essere imposta riducendo le libertà e i diritti delle persone, che in fondo possono essere considerate solo come comportamenti da prevedere, dati da trasformare in profitto.

Esistono gerarchie naturali che non si possono eliminare, ma che bisogna riconoscere e far valere. La violenza è ineliminabile, la politica deve solo saper gestire i conflitti e garantire la sicurezza. E pazienza se così si finisce per stabilire quali siano le vite che contano, chi merita sicurezza, quali diritti si possono cancellare.

Thiel sostiene la sua tesi con ampie citazioni tratte dalla cultura europea: non solo il Leviatano di Thomas Hobbes, ma attinge anche al suo maestro, l’antropologo René Girad (il desiderio mimetico e il capro espiatorio), Carl Schmitt, Leo Strauss, Jurgen Habermas. Crea una «teologia» che giustifica il suo potere. Chi cerca di porre limiti e regole secondo lui è «l’Anticristo», abbia il volto di Greta Tumberg o quello di papa Leone XIV, o la struttura dell’Unione europea.

Peter Thiel e Elon Musk ai tempi di PayPal
Peter Thiel e Elon Musk ai tempi di PayPal

Ma allora chi sarebbe il Cristo, il nuovo salvatore del mondo? La sua società tecnologica Palantir, che produce sistemi di analisi dati usati da eserciti e potenze di mezzo mondo in guerre e spionaggio? I satelliti di Elon Musk (con il quale Thiel aveva fondato Paypal)? I social della post-verità?

Ed ecco, infine, la coda complottista. Da che parte stia Peter Thiel non vi è dubbio: tra i primi a sostenere Donald Trump, ispiratore di J.D. Vance, un tempo membro dell’intellighenzia liberal della Silicon Valley, ora è la punta di diamante della sponda opposta e finanzia il mondo Maga. L’organizzazione italiana dell’evento ha una sponda bresciana: è affidata all’Associazione culturale Vincenzo Gioberti che si autodefinisce «voce conservatrice» e si propone di «restaurare l’unità spirituale degli italiani a partire dall’identità cattolica, dalle piccole patrie e dalle pratiche ereditate dall’Antico Regime».

E pensare che la rivoluzione tecnologica era iniziata con il sogno di un mondo dove tutti hanno voce e contano allo stesso modo, liberi, uguali e senza barriere. E ora è dominata dai profeti dell’Armageddon. Dovremo scegliere tra utopia e distopia?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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