C’è una contraddizione di fondo nella grande maggioranza della popolazione europea: una generalmente diffusa coscienza pacifista convive infatti con una non meno una diffusa sensazione di insicurezza. Società da 80 anni in condizioni di benessere sono restie ad assumersi responsabilità nel campo della difesa ma, al tempo stesso, invocano l’intervento delle Forze armate ogni qual volta percepiscano una minaccia, non necessariamente bellica, alla loro condizione di esistenza privilegiata. E tale condizione si sta radicando anche in Paesi che storicamente hanno sempre avuto un approccio serio ed oggettivo a storia e cultura della difesa.
Lo rivela un sondaggio condotto dall’istituto YouGov per Sky News in Gran Bretagna, secondo cui solo un cittadino su cinque sarebbe disposto ad arruolarsi o ad accettare la chiamata alle armi in caso di attacco al Paese. In particolare, solo il 6% si arruolerebbe volontario nell’imminenza di una guerra mentre un altro 14% lo farebbe solo se chiamato alle armi dal Governo.
Il 17% però rifiuterebbe qualsiasi arruolamento e addirittura il 52% si dice inidoneo per età o problemi di salute. L’11% non risponde. Il 29% ritiene probabile un attacco al Regno Unito, ma il 51% lo considera «improbabile» e non dà peso alla minaccia russa. Per di più il 53% non crede che le Forze armate possano difendere efficacemente il Paese; solo il 38% le ritiene idonee.
Il sondaggio, però, rileva anche una grande contraddizione: il 57% ritiene infatti che il governo stia «spendendo troppo poco» per la difesa (solo il 6% ritiene le spese eccessive), ma solo un’esigua minoranza accetterebbe tasse più elevate, prestiti internazionali o tagli ai servizi per finanziare la difesa. In controtendenza, secondo il sondaggio che YouGov ha effettuato in sette nazioni (Polonia, Canada, Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia), è la Francia in cui il 53% sarebbe disposto ad accettare tagli alla spesa sociale in favore della difesa.

I risultati rivelano che oltre metà dei britannici, come canadesi e francesi, ritiene che la prima minaccia sia il cambiamento climatico. Solo i polacchi, che confinano con l’Ucraina, considerano un attacco militare la prima minaccia, mentre gli australiani temono il terrorismo religioso, gli americani gli estremisti politici e i tedeschi l’immigrazione di massa.
Timore imputabile all’insuccesso dei modelli di integrazione e che spiega anche la crescita della formazione di destra Alternative für Deutschland; e anche la «leva» annunciata da Merz si è rivelata sinora un flop: solo il 20% dei 18enni che hanno ricevuto il questionario perché in età di arruolamento lo ha infatti compilato e riconsegnato.
Se la Russia è percepita come minaccia alla pace in Polonia (59%), Germania (42%), UK (39%) e Francia (33%) è interessante rilevare che gli Usa siano pure considerati una minaccia globale dal 37% dei canadesi e dal 30% degli australiani (meno in Germania, 22%, Francia, 19% e Polonia, 11%, ma addirittura per il 15% degli stessi statunitensi, preoccupati solo al 14% per la Cina, al 15% per la Russia e al 21% per l’Iran).
Nelle sette nazioni la domanda sulla disponibilità a combattere è stata posta a persone tra 18 e 39 anni: solo l’11% dei polacchi e il 25% degli australiani si arruolerebbe volontario, mentre il 21% (polacchi) e il 31% (australiani) accetterebbe se chiamato dal Governo. Quasi il 56% dei tedeschi si definisce poi malato o inidoneo al servizio.
Risultati non certo incoraggianti per Paesi che hanno intrapreso piani di rafforzamento della difesa, che non entusiasmano però neppure i militari in servizio, visto l’incremento un po’ generalizzato delle dimissioni, accentuatesi con la guerra in Ucraina.
Eppure meno di 50 anni fa, con le isole Falkland invase dagli argentini, l’adesione dei britannici alla chiamata alle armi di Margaret Thatcher fu quasi corale. Erano ancora tempi di Guerra Fredda e la società era assai meno multiculturale: ma in mezzo secolo è evidente qual è stato in Europa il depauperamento del patrimonio di amor di Patria e identificazione tra popolo e Forze armate.
L’Italia non è stata presa in esame da YouGov. Un anno fa, però, il Rapporto Censis rilevava che solo il 16% degli italiani era pronto a combattere (tra gli uomini il 21%, tra le donne il 12). Il 39% si dichiarava pacifista, il 26% preferiva affidare la Difesa a professionisti, mentre il 19% annunciava addirittura la diserzione o la fuga.
L’Occidente conferma quindi le sue profonde contraddizioni (necessità di spendere di più per la Difesa ma senza sacrifici e impegno personale) e una percezione sempre più scarsa del fatto che politica estera, energetica ed economica sono purtroppo sempre più legati a difesa e sicurezza. Il risveglio potrebbe essere brusco e doloroso.




