Opinioni

Leone XIV in Francia sulle orme di una fede che si consolida

Quello del Papa non sarà un viaggio di stato, ma nemmeno una missione esclusivamente pastorale. Di certo si tratterà di una visita importante, per diversi aspetti
Massimo Faggioli

Massimo Faggioli

Editorialista

Papa Leone XIV è atteso in Francia a partire da domani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV è atteso in Francia a partire da domani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Leone XIV visita la Francia (25-28 settembre) ed è un viaggio molto importante, dal punto di vista sia ecclesiale sia politico. Non è un viaggio di stato, come avrebbe voluto, pro domo sua, il presidente Emmanuel Macron, ma non è neanche una missione esclusivamente pastorale. La visita prevede tre tappe principali: la capitale Parigi, con una tappa presso la sede dell’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura); il santuario di Lourdes; Metz, nella Francia orientale, non lontano dal confine con la Germania. Sono luoghi altamente simbolici per una visita alla chiesa e alla nazione francese, e al cuore dell’Europa.

La rivoluzione del 1789, la separazione tra stato e chiesa del 1905 e poi la secolarizzazione avevano ridotto sociologicamente ai minimi termini quella che era chiamata «la figlia maggiore della chiesa». L’intellettualità cattolica francese aveva però continuato a produrre gran parte della teologia che ha permesso alla chiesa di sopravvivere intellettualmente alla modernità tra la Prima guerra mondiale e gli anni Settanta. Da allora, il cattolicesimo francese ha visto la sua anima militante esprimersi più che altro nel tradizionalismo della Messa in latino e delle nostalgie della cristianità medievale.

Ma nel secolo XXI anche il tradizionalismo cattolico si è fatto global (in particolare, statunitense); poi è iniziato in Francia un fenomeno di ritorno alla fede. Le conversioni al cattolicesimo vedono numeri importanti, come in nessun altro paese europeo: si è passati dai 4.500 battesimi degli adulti nel 2020 ai 21.300 del 2026. Sono in gran parte giovani (e in maggioranza maschi) alla ricerca di un messaggio sull’umano e sul divino che la chiesa pare ancora saper offrire, e in modo visibile, dopo la scomparsa di altre agenzie di senso. Da anti-modello, la Francia è ridiventata un laboratorio per una chiesa europea il cui futuro dipende dalle conversioni di adulti, ma ancor di più dalla crescente componente di clero e fedeli di origine africana e asiatica.

Parigi si prepara all'arrivo del Papa - Foto Epa/Mohammed Badra © www.giornaledibrescia.it
Parigi si prepara all'arrivo del Papa - Foto Epa/Mohammed Badra © www.giornaledibrescia.it

Sono segnali di inversione di tendenza che il Vaticano e i vescovi seguono con attenzione, senza cantare vittoria. Questo viaggio è delicato per il ruolo che la chiesa francese ha nella storia contemporanea dello scandalo degli abusi nella chiesa. Nel 2021 la commissione indipendente Ciase pubblicò un rapporto scioccante che proiettava l’immagine di una piaga nazionale addebitata alla chiesa cattolica. A questo si aggiungevano rivelazioni su altri casi eccellenti, tra cui quello dell’Abbè Pierre.

Tutto questo sembra non giocare un ruolo nelle decisioni di coloro che hanno deciso di avvicinarsi alla chiesa. E la chiesa transalpina, dall’inizio di Leone XIV, ha ripreso un ruolo in Vaticano: una delle prime nomine di peso di papa Prevost nell’estate 2025 fu quella di un vescovo francese, Thibault Verny, proprio a presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. La questione abusi ha dimensioni pubbliche e simboliche senza precedenti: in vista della visita del papa al santuario di Lourdes, le autorità ecclesiastiche hanno completamente coperto tutti i mosaici realizzati dall’artista ed ex gesuita caduto in disgrazia (ma ancora sotto giudizio da parte della giustizia ecclesiastica) Marko Rupnik.

Il viaggio di Leone XIV ha anche un contenuto politico. C’è la questione della legge sull’eutanasia approvata ad agosto, e la tappa a Lourdes lancia anche simbolicamente un segnale chiaro sulla posizione della chiesa circa la cura degli incurabili, tra le opzioni disponibili nella biopolitica contemporanea. È anche un viaggio in Europa (la tappa presso il centro congressi «Robert Schuman» di Metz) come sinonimo di progetto unico al mondo: unità, diversità, pace e apertura ad altre culture.

Il papa dagli USA parla a un’Europa in cui tra settembre 2026 e 2027 si vota in almeno quattordici stati (tra cui anche le presidenziali in Francia) oggi in balia del populismo. È un continente che oggi si sente minacciato dalla Russia, abbandonato dagli Stati Uniti, attraversato dai fenomeni migratori, e che in cuor suo sa che la soluzione al problema europeo non è un legame più stretto col Canada.

Leone ripropone, in termini nuovi e in parte diversi, quanto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano detto circa la vocazione particolare dell’Europa. Paradossalmente, il messaggio di Leone XIV potrebbe essere ricevuto in modo più accogliente oggi: un effetto dei rischi immediati che corre il progetto politico e civile europeo. Ma anche perché papa Leone non viene dalle terre cattoliche di Polonia o di Baviera, ma da quell’America che non ha mai sognato una reconquista di tutto il vecchio continente alla cristianità medievale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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