Comunità, amore, amicizia. Sono le parole che risuonano nell’intensa giornata tra San Marino e Rimini e in particolare al Meeting. Un appuntamento molto atteso che da un lato suggella la fine della lunga transizione di CL, dopo il conflittuale cambio dei vertici. Ma più in generale marca un ulteriore, importante passaggio di papa Leone nel ruolo di «primate d’Italia»: è forse il primo discorso rivolto, per meeting interposto, alla Chiesa italiana, non a caso riprendendo un passaggio del discorso di papa Francesco al convegno ecclesiale di Firenze del 2015, ribadendo il camminare insieme dell’esperienza sinodale, ma dandole in qualche modo un orientamento, che sembrava difettare.
E questa è forse la notizia più significativa, rimarcata da tanti piccoli gesti e da quella frase scandita in risposta ad uno dei tanti, corali applausi: amate sempre l’unità della Chiesa. Che è il suo punto di partenza, per andare avanti.
Non c’è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale. Questa libertà è donata e garantita, in ultima analisi, da Dio, la cui voce risuona nella coscienza di…
— Papa Leone XIV (@Pontifex_it) August 22, 2026
In un quadro mondiale ovviamente molto complicato rilancia una delle suggestioni fondamentali di Giussani, l’invito ad assumere «il rischio educativo». A questo proposito sottolinea uno dei grandi nodi culturali di oggi, al centro anche dell’enciclica Magnifica humanitas, che, così come l’attualizzazione del Concilio, ben si legge in controluce nel sul discorso.
Ha detto: «Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità». La questione del realismo in realtà è oggi il grande tema della politica e di quella che con una brutta parola si chiama la «geopolitica», ovvero la guerra nel sistema delle relazioni internazionali.
Di fronte a quello che «la cultura della potenza ha inquinato», ecco un triplice appello: liberiamo, smascheriamo, riaccendiamo. «Un disegno diverso è possibile», ribadisce papa Leone. Possibile e realistico. Qui sta il punto: perché questo «disegno diverso» non si sviluppa solo nell’annuncio e nella testimonianza cristiana, ma anche in quella che, ripetendo Giovanni Paolo II quarantaquattro anni fa, riafferma come «la profezia dell’amicizia tra i popoli». Che parte ed arriva all’«amicizia sociale» come principio e obiettivo di impegno anche politico.
Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del…
— Papa Leone XIV (@Pontifex_it) August 22, 2026
Inevitabile dunque l’appello ai giovani: servono pionieri. Ecco allora il senso dei tre verbi: liberiamo, smascheriamo, riaccendiamo. Un programma che implica una «purificazione», morale, culturale e ideale, oltre che spirituale, propedeutica ad una rinnovata capacità di azione e di incidenza, ovvero di testimonianza.
La consegna dunque del realismo, ovvero della concretezza dell’impegno alla luce di un chiaro orizzonte, diventa così un preciso pungolo e un programma per il complesso della Chiesa in Italia, chiamata a riproporsi nella varietà (e nella ricchezza) delle sue articolazioni come interlocutrice di senso e di concreta operosità.
Non solo come sollievo alle tante nuove e vecchie povertà – e tutti sappiamo quanto ce ne sia bisogno – ma anche come forte stimolo al bene e all’operosità: nel mondo, a confronto «con la realtà intera». Con quell’attitudine «disarmata e disarmante» che tiene insieme amore con verità, e dunque genera vera pace, che papa Leone propone ormai con sicura determinazione e frutti sorprendenti.




