Opinioni

Le piazze chiedono qualcuno che le sappia governare

Una riflessione sul malessere sociale, sulla frammentazione dell’opinione pubblica e sulle difficoltà della politica nel dare risposte. Con una necessità di fondo: rilanciare la cultura politica e istituzionale per trasformare il disagio in un progetto condiviso
Il corteo a Brescia, 10mila persone in strada - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il corteo a Brescia, 10mila persone in strada - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il carrello della spesa, più vuoto di prodotti e più pesante nei costi, è sinonimo di un malessere sociale diffuso. Partiti e movimenti provano a trasformarlo in sostegno politico alle loro proposte, sfuggendo alla tentazione in atto del rifiuto della politica da parte della opinione pubblica. Operazione non semplice perché le finanze statali, come quelle private, scontano il prezzo esoso della coperta corta: se la tiri su un lato ne lascia sguarniti altri ritenuti decisivi. Ma esiste una opinione pubblica, oppure c’è una frammentazione galoppante?

Il tema delle priorità divide e fatica a fare sintesi condivisa, mentre si punta a premiare le minoranze compatte che si fanno maggioranza elettoralmente programmata. Non tanto dare volto proporzionale alla pluralità delle voci, piuttosto dare costrutto ad un pieno mandato individuale. Vedremo con quale legge elettorale si andrà davvero al voto. Intanto siamo da tempo in campagna elettorale. Le scelte operative hanno quale orizzonte il rassicurare noi cittadini che si sta operando al meglio per traghettare oltre e fuori dalle difficoltà il sistema paese. Si chiedono mandati consolidati. Le piazze rilanciano i disagi, i palazzi e le sedi della politica provano a manifestare attenzioni che non sembrino vane promesse, dismesse il giorno dopo al nuovo suono di campanella, ma impegni pubblicamente assunti e difesi nel medio periodo.

Lo scontro è aspro, la disputa accesa. Divisivo il giudizio su quanto fin qui fatto dal governo più lungo della storia repubblicana, sui provvedimenti attualmente in fieri, sul futuro prossimo pronosticato. La politica di oggi non è più quella di ieri e non ancora quella di domani. Non è una pura questione nazionale. Vediamo quello che succede in Israele, dove il voto sanziona una spaccatura verticale che paralizza l’azione di governo, ma anche l’impatto della consultazione di metà mandato degli Stati Uniti, che fa preventivare una frenata del potere personale del presidente Donald Trump. Anche qui, nell’America che condiziona i destini del mondo intero, tiene banco il disagio socioeconomico, che chiama pesantemente in causa il primato dell’Occidente.

Accade pure in Europa. Le piazze contro le istituzioni, per denunciare la loro incapacità di governare le trasformazioni comunque in atto e veicolate dalle guerre. Come tradurre la rabbia in progetto strutturato? Le periferie del mondo sono in rivolta, i centri storici in subbuglio. Chi darà la spinta innovativa vagheggiata? E torniamo al carrello della spesa. Quello che sperimentiamo tutti quotidianamente. C’è una domanda di cultura politica, che sconta il disimpegno fattuale che la ha associata ad una burocratica zavorra.

Può sembrare assurdo, ma proprio questa condizione di difficoltà del pensiero ragionato, e di accelerazione delle istanze del quotidiano, impone un rilancio della cultura politica ed istituzionale. Le piazze chiedono qualcosa che le sappia governare e incanalare verso un diverso sistema paese, ma che appunto sia un sistema, non un’anarchia priva di sbocchi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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