Opinioni

La sinistra al bivio tra identità e futuro

Finora l’opposizione è riuscita a saldarsi soltanto nell’antagonismo alla destra, senza mai elaborare proposte unitarie capaci di andare oltre l’elencazione di corposi investimenti sociali – su stipendi, scuola, sanità – senza indicare credibili coperture finanziarie
Roberto Chiarini

Roberto Chiarini

Editorialista

I leader del campo largo in una foto di settembre 2025 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
I leader del campo largo in una foto di settembre 2025 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Elly Schlein continua a mostrare una pervicace e testarda vocazione unitaria. Dal punto di vista meramente aritmetico, la segretaria del Pd ha perfettamente ragione: per il centrosinistra presentarsi in ordine sparso alle urne equivale a stendere un tappeto rosso alla destra. I sondaggi parlano chiaro. Tuttavia, la leadership dem è convinta che per superare le divisioni continuano a dilaniare il campo largo basti la buona volontà. Una sintesi sul programma e un’intesa sull’indicazione di una candidatura unitaria alla presidenza del Consiglio è alla portata di mano.

Il punto debole di una siffatta impostazione risiede in una sottovalutazione di fondo: finora, l’opposizione è riuscita a saldarsi soltanto nell’antagonismo alla destra, senza mai elaborare proposte unitarie capaci di andare oltre l’elencazione di corposi investimenti sociali – su stipendi, scuola, sanità – senza indicare credibili coperture finanziarie.

Non è un caso che ogni volta che la sinistra è riuscita in passato a conquistare Palazzo Chigi, ha poi pagato a caro prezzo quella fragilità iniziale, crollando sotto il peso delle proprie insanabili divisioni programmatiche. La parabola dei governi guidati da Romano Prodi rimane, in questo senso, un monito emblematico.

Ma lo sguardo non può limitarsi alle vicende domestiche. Per la sinistra, mala termpora currunt: i tempi si sono fatti inospitali a livello globale. Nell’Unione Europea si contano soltanto due leader progressisti di rilievo al governo: Pedro Sánchez in Spagna e Mette Frederiksen in Danimarca. Le loro esperienze, tuttavia, evidenziano limiti e contraddizioni speculari. Sánchez fatica persino a compattare la propria maggioranza per approvare la legge di bilancio. Frederiksen – come si è visto nitidamente anche in occasione della gestione della crisi di Ceuta – adotta posizioni sul tema dell’immigrazione estremamente distanti da quelle del Pd. La sinistra italiana non riesce ad andare oltre l’accusa riflessa di «razzismo» e di «fascismo» ogni volta che la destra sfiora il tema dei flussi irregolari.

Guardandosi attorno a livello internazionale, emerge un profondo paradosso. L’aggressività e il radicalismo dell’era di Donald Trump non sono riusciti a far maturare nel campo della sinistra una risposta sul tema immigrazione valida ed efficace. In Canada, il contenimento della spinta populista si deve alla figura centrista di Mark Carney. In America Latina, il vento soffia con decisione a destra, come dimostrano i suoi recenti successi o la sua tenuta politica in Paesi quali Ecuador, Bolivia, Cile, Colombia, Honduras, Costa Rica e Argentina. Per trovare un’esperienza progressista vincente nell’era trumpiana occorre spingersi fino all’altro capo del mondo, in Australia, dove nel 2025 il laburista Anthony Albanese ha conquistato il suo secondo mandato.

Il problema della sinistra nell’epoca attuale appare nitido. Se le poche esperienze della sinistra europea capaci di conquistare o mantenere il potere vengono liquidate dalla sinistra «pura» come meri calchi della destra, sorge un dubbio di fondo: la sinistra si è resa conto che il problema non è la difesa della propria identità incontaminata, ma il fatto che la destra – nel bene e nel male – è riuscita ad appropriarsi dell’immaginario del futuro? Più che evocare un’età dell’oro ormai tramontata o rifugiarsi nell’unitarismo tattico, la sinistra è chiamata a fare i conti con le proprie crisi strutturali, le proprie contraddizioni e un’incapacità di lettura della realtà che travalica i confini nazionali.

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