Opinioni

Invalsi, manca un raccordo tra esiti delle prove e politica scolastica

La rilevazione controlla lo stato di salute del sistema d’istruzione italiano ma poi servirebbe intervenire
Mario Maviglia

Mario Maviglia

Editorialista

Studenti pronti per le Prove Invalsi
Studenti pronti per le Prove Invalsi

L’Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) è un Ente di ricerca dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim). L’Invalsi svolge vari compiti, ma quello principale consiste nel valutare annualmente i livelli di apprendimento degli studenti italiani in Italiano, Matematica e Inglese, attraverso test standardizzati nazionali. Le prove standardizzate si svolgono nelle classi prime e quinte della scuola primaria, nelle classi terze della scuola secondaria di primo grado e nelle classi seconde e quinte della scuola secondaria di secondo grado.

Queste rilevazioni consentono di misurare le competenze fondamentali degli studenti nelle tre materie citate prima e di controllare lo stato di salute del sistema scolastico italiano. Infatti, l’obiettivo di queste prove è capire se la scuola è effettivamente in grado di trasmettere le competenze, le abilità e le conoscenze fondamentali previste dalle Indicazioni Nazionali e dalle Linee guida fissate dal Mim.

L’analisi articolata dei dati, che ogni anno confluiscono in un apposito Report nazionale accessibile a tutti, consente di rilevare gli aspetti di forza e di criticità del sistema scolastico. Infatti queste prove mirano a capire se gli apprendimenti fondamentali relativi alle tre materie sono appresi allo stesso modo da tutti gli studenti, indipendentemente dalla scuola che frequentano e dal territorio in cui vivono.

Va sottolineato che le prove Invalsi non si traducono in voti numerici individuali e non incidono sulla media dei voti scolastici o del voto finale di diploma di Maturità o di esame finale di Stato di terza media. Il loro scopo infatti, come detto sopra, è quello di valutare il sistema scolastico nazionale nel suo complesso, anche se il risultato di ogni studente viene inserito nel Curriculum dello Studente con finalità orientative. Va però ricordato che la partecipazione alle prove è obbligatoria per essere ammessi all’esame di Stato di terza media o di Maturità alle superiori.

A parte ciò, gli esiti delle prove Invalsi possono avere altre importati funzioni. Innanzitutto le singole scuole, sulla base dei loro risultati, possono verificare se vi sono differenze significative tra le classi dello stesso istituto e adottare adeguate riflessioni e strategie per mettere in campo misure di miglioramento. Inoltre possono verificare se il livello di apprendimento degli studenti dell’istituto è rapportabile a quello degli istituti simili a livello di città o di comprensorio sovracomunale e anche in questo caso possono decidere di colmare le eventuali distanze con interventi appositamente programmati.

A livello più generale, gli esiti delle prove Invalsi forniscono al decisore politico i dati aggiornati sui risultati degli studenti a vari livelli di analisi: provinciale, regionale, nazionale. Da ciò dovrebbero derivare interventi di politica scolastica volti a colmare gli eventuali gap tra i territori in modo da garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di riuscita, indipendentemente dalla realtà geografica in cui si vivono. Va però detto che questo è l’aspetto più trascurato in quanto finora è mancato un raccordo serio tra esiti delle prove Invalsi e politica scolastica.

In fondo l’Invalsi effettua una sorta di fotografia dell’esistente che può essere considerata alla stregua di una diagnosi sullo stato di salute del sistema scolastico; in caso di criticità diffuse sui territori dovrebbe però essere proposta una terapia per colmare le lacune attraverso scelte politiche adeguate. Ad esempio, si possono ipotizzare varie ragioni per cui alcune realtà esprimono una bassa qualità degli apprendimenti: possono essere ragioni legate alla preparazione professionale dei docenti e in tal caso occorrerebbe impostare piani di formazione finanziati e monitorati dal Mim; oppure possono essere dovute a carenze di tipo strumentale (es. tecnologie informatiche o strumentazione didattica) e anche in questo caso il decisore politico dovrebbe intervenire ad hoc.

Questo circolo virtuoso tra rilevazione dei risultati e interventi di politica scolastica non è ancora in essere, se non a livello di singole scuole, come detto sopra, con tutte le difficoltà che si possono immaginare. In tal modo le potenzialità delle prove Invalsi rischiano di rimanere inespresse.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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