La scuola si mette allo specchio e l’immagine riflessa dà spunti al confronto, che ha richiamato ieri più di 400 dirigenti e docenti degli istituti bresciani nell’auditorium del Liceo Leonardo, in via Balestrieri. Si rilancia una buona pratica che Brescia coltiva da anni, potendo contare sulle analisi puntualmente proposte da Paolo Barabanti, già docente all’istituto comprensivo di Adro (che prossimamente sarà dedicato a Paolo Borsellino), ricercatore dell’Istituto nazionale di valutazione.
Obiettivo rimarcato in premessa all’incontro dalla dirigente scolastica territoriale Filomena Bianco, dopo il saluto d’accoglienza da parte del dirigente del liceo Leonardo Massimo Cosentino, è «costruire percorsi di crescita a partire dall’autovalutazione, stendere sulla base dei dati piani di miglioramento, dando priorità a obiettivi misurabili; favorire il confronto, migliorare il lavoro di squadra».
La realtà locale
Il focus su Brescia e provincia, nella restituzione dei dati Invalsi raccolti un anno fa, mette in evidenza buoni esiti ancora in miglioramento per la lingua inglese (sotto il duplice profilo di lettura e ascolto) a fronte di una «stagnazione» che perdura in una sorta di long-Covid, rispetto al calo verificato dopo la pandemia, negli esiti delle prove di italiano e matematica.
Il calo nelle due materie è stato significativo, ai diversi livelli dell’istruzione primaria e secondaria, e il livello degli apprendimenti si è assestato in seguito su dati che non segnalano una vera ripresa.
Alle prove cartacee delle classi seconda e quinta della scuola primaria subentrano nella secondaria le prove al computer e si aggiunge da quest’anno la prova di competenze digitali al livello 13 (quinta superiore), dopo la sperimentazione dello scorso anno in classi-campione del grado 10.
La buona notizia
La buona notizia nel quadro non privo di ombre è il contenimento della dispersione scolastica, con l’obiettivo europeo del 9 per cento di giovani tra 18 e 24 anni privi di attestazioni scolastiche ulteriori, rispetto alla terza media o alla qualifica biennale, già raggiunto e superato in Lombardia.
In Europa si partiva dal 13%, in Italia dal 24%: il grave divario è stato ridotto, nonostante ancora le Regioni del Sud si attestino al 12,4%.
La dispersione «implicita»
A questi dati la presentazione del dottor Barabanti ha aggiunto un focus sulla dispersione implicita, relativa a quegli studenti che pur ottenendo la licenzia media o il diploma non dimostrano di aver raggiunto gli obiettivi previsti per le quattro voci considerate.
Anche su questo versante il riscontro è positivo, con il passaggio da 12 a 8,7 punti nel primo ciclo, tra pre-pandemia e dati attuali e da 4,2 a 2,7 nella secondaria.
A fronte di una minor dispersione, aumenta a Brescia la quota di allievi con risultati eccellenti.
L’inverno demografico
Con 600 alunni di scuola dell’infanzia in meno e 1400 nella primaria, l’inverno demografico è già avviato nella nostra provincia. Mentre diminuiscono gli alunni di nazionalità italiana, si stabilizzano gli ingressi di stranieri: il risultato è una popolazione scolastica ridotta, con bagaglio complessivo «non migliore».
Con le domande allegate, le prove Invalsi consentono di indagare i fattori di successo e insuccesso scolastico: al primo posto si conferma lo status socioeconomico e culturale della famiglia.
Il divario di genere
Ancora forte è il divario di genere, con le ragazze in vantaggio in italiano e situazione rovesciata per matematica, un dato quest’ultimo che ci penalizza particolarmente nel contesto europeo. Prevedibilmente gli stranieri sono in difetto nelle prove d’italiano, ma il divario si riduce in matematica e gli esiti sono vicini per quanto riguarda l’inglese.
Per meglio calibrare interventi e progetti, dirigenti e docenti hanno a disposizione una nuova piattaforma di restituzione dei dati, che consente di analizzare l’andamento delle singole classi nel tempo, verificare i traguardi raggiunti e individuare le necessarie linee d’azione.



