Opinioni

La grande illusione di un centro decisivo

Da quando ha iniziato a materializzarsi lo spettro di un pareggio elettorale dei due poli, è tutto un fiorire di manovre, posizionamenti e autocandidature in quest’area politica
Roberto Chiarini

Roberto Chiarini

Editorialista

Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Da quando lo spettro di un sostanziale pareggio elettorale dei due poli ha iniziato a materializzarsi nei sondaggi, è tutto un fiorire di manovre, posizionamenti e autocandidature nella cosiddetta «area di centro», e questo sia all’interno sia all’esterno delle coalizioni. La logica matematica che muove questi protagonisti è semplice: in un sistema bipolare bloccato sul pareggio, anche una manciata di voti può costituire un valore aggiunto decisivo, capace di far vincere una coalizione. Se non fosse che la frammentazione odierna rischia di produrre più caos che consenso.

Al di fuori dei poli, l’area centrista si è arricchita con l’arrivo al fianco di Carlo Calenda di Luigi Marattin, ex esponente di spicco di Italia Viva, e di Pina Picerno, in uscita polemica dal Partito Democratico. Il loro intento è di dar vita a un Terzo Polo che conquisti una propria centralità autonoma capace di scardinare quello che ritengono sia non un bipolarismo ma un bipopulismo. Sul fronte del centrodestra, invece, la partita si gioca tutta dentro Forza Italia.

Il leader di Azione Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il leader di Azione Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Qui i «Berluscones» hanno preso saldamente la guida dei gruppi parlamentari. L’obiettivo politico è chiaro: imprimere una svolta nettamente più liberale ed europeista al partito, marcando la differenza con gli alleati sovranisti della Lega e di Fratelli d’Italia, in modo di intercettare quel voto moderato che non si riconosce nelle derive destrorse. L’iniziativa politica presa dal partito di Tajani può forse espandere il campo del centrodestra. Quel che è certo, suscita seri problemi: tensioni con la Lega e un rigetto della new entry della destra, il Futuro Nazionale di Vannacci. È tutto da vedere, insomma, se alla fine il saldo per la coalizione sarà positivo.

Il dinamismo maggiore si registra comunque nel cosiddetto «campo largo». Matteo Renzi si dà un gran daffare, nel tentativo di accreditarsi come il costruttore della Casa dei riformisti. Per il momento, però, zero risultati concreti. Pesano i veti incrociati emersi nella stessa area centrista e certe diffidenze mai sopite. Conte non si è dimenticato dello sfratto da Palazzo Chigi inflittogli dal guastafeste Renzi. Parallelamente, gli stessi riformisti rimasti all’interno del Pd sono scesi in trincea, nel tentativo un po’ disperato di salvaguardare le proprie posizioni e la loro stessa identità all’interno di un centrosinistra troppo sbilanciato a loro avviso a sinistra.

Matteo Renzi in Parlamento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Renzi in Parlamento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In questo scenario di fluidità estrema, è diventata folta la lista, oltre che dei politici interessati al progetto centrista (tra questi il radicale Riccardo Magi di +Europa e Vincenzo Spadafora, ex ministro Cinquestelle), dei potenziali «federatori», figure civiche o tecniche fattesi avanti per unire i mille rivoli del moderatismo. Parliamo di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, uomo delle istituzioni, visto come garante di competenza e rigore fiscale.

Vengono poi alcuni politici locali, come Enzo Marano (assessore al Comune di Napoli) e Alessandro Onorato (assessore al Comune di Roma), che intendono portare in dote al campo largo il pragmatismo degli amministratori locali e il contatto con i territori. Dietro le quinte è infine pronta ad irrompere sul palcoscenico Silvia Salis, l’ex atleta e dirigente sportiva, figura trasversale e pop, considerata da molti la candidata ideale, come volto fresco di una proposta moderata e moderna.

La Sindaca di Genova Silvia Salis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Sindaca di Genova Silvia Salis - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Davanti a questo iperattivismo, sorge spontaneo un dubbio. Può darsi che alla fine di questo lungo e logorante percorso si debba registrare il classico finale shakespeariano: tanto rumore per nulla? I motivi per cui questa grande ebollizione centrista potrebbe risolversi in un flop sono essenzialmente due. Da un lato, la polarizzazione dello scontro potrebbe spingere l’elettorato al voto utile, permettendo a uno dei due schieramenti principali di prevalere nettamente. Si renderebbe di fatto inutile il peso dei piccoli raggruppamenti.

Dall’altro, esiste il rischio che l’elettorato non premi le formazioni di centro, percepite spesso come nomenclature autoreferenziali, più interessate ai destini dei propri leader che ai reali bisogni del Paese. Resta da capire se il Centro sarà il vero pivot della prossima legislatura o solo l’ennesima illusione ottica della politica italiana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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