Opinioni

Germania unita, 36 anni dopo regnano paura e frustrazione

La Germania fa i conti con una profonda crisi politica, economica e sociale. Il calo dei partiti tradizionali, l’ascesa dell’AfD e le persistenti fratture tra Est e Ovest alimentano un senso diffuso di sfiducia e mettono alla prova la tenuta del modello tedesco
Gherardo Ugolini

Gherardo Ugolini

Editorialista

Il cancelliere tedesco Merz - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il cancelliere tedesco Merz - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

È un clima di inquietudine e frustrazione quello in cui la Germania si prepara a celebrare il 36° anniversario della riunificazione. Le cerimonie dei oggi, sabato 3 ottobre, si terranno quest’anno a Brema, ma la festa avrà un tono mesto. A quasi quattro decenni da quel passaggio storico, è diffusa la sensazione che molte promesse siano rimaste incompiute e che il celebrato Modell Deutschland sia entrato in una crisi dalla quale non si intravede ancora una via d’uscita. Il governo appare fragile, lacerato dai contrasti tra Cdu e Spd. L’ultimo scontro riguarda la Pflegereform, la riforma dell’assistenza alle persone anziane e non autosufficienti, per la quale si fatica a trovare un compromesso.

Intanto circa 175mila cittadini, su iniziativa dei sindacati, hanno manifestato in varie città in difesa dello Stato sociale che le riforme di Merz metterebbero in discussione. Anche l’economia manda segnali allarmanti: l’industria automobilistica, per decenni simbolo della potenza tedesca, soffre la concorrenza internazionale e la transizione elettrica. Il richiamo in Germania di quasi un milione di vetture del gruppo Volkswagen per un possibile difetto allo sterzo ha assunto un valore simbolico: persino il «made in Germany» sembra aver perduto parte della sua proverbiale affidabilità.

Ma a inquietare sono soprattutto i risultati delle elezioni regionali di settembre. AfD si è affermata come primo partito in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, mentre la Linke ha conquistato Berlino. Spd e Cdu hanno perso molti consensi e, nel Meclemburgo, i cristianodemocratici sono precipitati al 4,9 per cento, restando per la prima volta fuori da un parlamento regionale. Il gradimento del cancelliere Friedrich Merz è in caduta libera e pochi scommettono ormai sulla durata del suo mandato fino alla fine della legislatura.

La Germania sembra attraversare una vera e propria crisi di sistema, paragonabile per alcuni aspetti a quella vissuta dall’Italia negli anni Novanta: il tramonto dei partiti tradizionali, la nascita di nuove forze e una profonda ridefinizione del paesaggio politico. Per decenni la Repubblica federale si era fondata sull’alternanza tra Cdu e Spd, con il piccolo partito liberale spesso decisivo per formare le maggioranze. Il quadro si è complicato con l’ascesa dei Verdi e, dopo la riunificazione, della Linke. Ma la vera cesura è rappresentata dall’AfD, ormai vicina al 30 per cento nei sondaggi nazionali.

La destra radicale è cresciuta soprattutto nella ex Ddr, sfruttando le disuguaglianze persistenti tra Est e Ovest, il declino demografico, l’insicurezza economica e il risentimento verso le élite di Berlino. La Cdu, che per decenni aveva impedito la nascita di una forza stabile alla propria destra, non ha saputo contenerla. Lo spostamento verso posizioni più rigide sull’immigrazione e sulla sicurezza non ha riportato indietro gli elettori: ha invece contribuito a legittimare temi e linguaggio dell’AfD. Naturalmente ogni voto regionale ha una sua specificità.

Il successo della Linke a Berlino nasce soprattutto dall’emergenza abitativa e dal caro affitti; l’avanzata dell’AfD nei Länder orientali affonda le radici nella storia della riunificazione. Tuttavia, la tendenza nazionale è evidente: si restringe il centro politico e si rafforzano le forze ai margini dello schieramento. Evocare gli spettri di Weimar sarebbe esagerato e improprio: la Germania di oggi dispone di istituzioni democratiche solide, di una società civile vigile e di anticorpi che allora non esistevano. Ma ignorare i segnali sarebbe altrettanto pericoloso. Le democrazie non crollano soltanto all’improvviso; possono consumarsi lentamente, quando i cittadini perdono fiducia nei partiti, nello Stato e nella capacità della politica di migliorare le loro vite.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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