Se si analizza il voto di ieri a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, tenendo conto anche di quello di inizio settembre in Sassonia-Anhalt, si può tracciare un quadro unitario capace di fornire alcune indicazioni su ciò che sta accadendo in Germania. Il dato più eclatante è l’ascesa apparentemente irresistibile dell’AfD, che bissa il successo di Magdeburgo affermandosi come primo partito anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove sfiora il 38 per cento raddoppiando la percentuale del 2021.
Con la Turingia sono ormai tre i Länder nei quali l’estrema destra ha conquistato la maggioranza relativa, tutti appartenenti all’ex Ddr. Anche nella città-Stato di Berlino, dove i numeri sono più contenuti (circa il 16 per cento), la progressione è consistente. Tuttavia, la capacità di mobilitazione elettorale dell’AfD non si traduce nella conquista dei governi regionali. È il paradosso ormai abituale: AfD vince, ma resta fuori dal governo, mentre gli avversari devono costruire maggioranze eterogenee per contenerla.
AfD-Bundessprecherin Alice Weidel: "Möglicherweise zeitigt das Wahlergebnis der CDU von katastrophalen 5,5 Prozent in Mecklenburg-Vorpommern auch Auswirkungen auf Sachsen-Anhalt, dass sich nämlich die CDU sehr genau überlegt, ob sie vor allen Dingen in Ostdeutschland mit dieser… pic.twitter.com/m3cj5KvVvp
— AfD (@AfD) September 20, 2026
Se a Magdeburgo la maggioranza assoluta è stata sfiorata (ma non raggiunta), nel Meclemburgo l’AfD ha dovuto fare i conti con una donna combattiva: la socialdemocratica Manuela Schwesig, presidente uscente del Land. Durante la campagna elettorale Schwesig ha affrontato a viso aperto gli avversari di destra, rispondendo alle paure e alle frustrazioni dell’elettorato con proposte concrete. Pur sconfitta di misura, potrebbe restare alla guida del Land attraverso una coalizione con Verdi e Linke. Berlino racconta un’altra Germania: qui la vincitrice è la Linke di Elif Eralp, arrivata al 25 per cento, davanti alla Cdu, ferma al 19. La giurista di origine turca, che ha trasformato il caro affitti nella questione centrale della campagna, potrebbe diventare la prima esponente della Linke a guidare la capitale. Dovrà però convincere Spd e Verdi ad accettare il suo programma sulla casa, che comprende misure radicali come l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari.
Il voto di ieri ha vincitori diversi, ma uno stesso sconfitto: la Cdu che nel Meclemburgo precipita poco sopra il 5 per cento, mentre a Berlino perde oltre otto punti. Sommando questi risultati alla disfatta in Sassonia-Anhalt, il bilancio per Merz è devastante. La sua leadership è ancora più fragile di prima. Paga la stagnazione economica, le riforme impopolari e uno stile percepito come distante. Ha fallito soprattutto la promessa di ridurre l’AfD spostando la Cdu verso destra: ne ha legittimato temi e linguaggio senza riconquistarne gli elettori. Ora rischia una contestazione interna a un partito che, però, non dispone di un successore condiviso.



