Opinioni

L’onda nera conquista Magdeburgo, è una svolta che scuote la Germania

La vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt evidenzia non solo gli errori del partito di governo ma dimostra come la democrazia non vada considerata come un bene acquisito
Gherardo Ugolini

Gherardo Ugolini

Editorialista

Ulrich Siegmund con i leader di AfD Alice Weidel e Tino Chrupalla - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ulrich Siegmund con i leader di AfD Alice Weidel e Tino Chrupalla - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Quella di ieri sarà ricordata come una giornata nera per la democrazia tedesca. Ottant’anni dopo la caduta del nazismo e quasi quattro decenni dopo la riunificazione, la Germania vede un Land consegnarsi a un partito di estrema destra, portatore di un programma xenofobo e nazionalista. Con il 44,4 per cento delle prime proiezioni, Alternative für Deutschland ha più che raddoppiato il risultato del 2021, surclassando la Cdu, ferma al 18,4, mentre Spd, Linke e Verdi arrancano tra l’8 e il 9 per cento.

Resta da vedere se la distribuzione dei seggi consentirà a Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD, di guidare un governo monocolore. Comunque vada, il terremoto è avvenuto e ha proporzioni persino maggiori di quanto lasciassero presagire i sondaggi della vigilia.

Nata nel 2013 come forza anti-euro e trasformatasi dopo il 2015 in partito anti-immigrazione, AfD ha intercettato e amplificato le frustrazioni prodotte varo fattori: stagnazione economica, immigrazione, paura della guerra, riarmo e cambiamenti culturali.

In Sassonia-Anhalt, regione dell’ex Ddr, vi ha aggiunto la sensazione di essere rimasti cittadini di seconda classe della Germania riunificata. Spopolamento, invecchiamento, salari inferiori rispetto a quelli dell’Ovest e paura del declino hanno creato il terreno ideale per la crescita impetuosa di questa destra radicale.

Berlino ha offerto il bersaglio perfetto: un cancelliere arrogante, un governo litigioso, sacrifici percepiti come imposti dall’alto e partiti incapaci di parlare la lingua della vita quotidiana.

Siegmund è stato abilissimo nel trasformare questi risentimenti in speranza identitaria. Giovane, sorridente, onnipresente sui social, ha rivestito di normalità un progetto radicale: «remigrazione» degli immigrati ritenuti non integrati, classi separate per i figli dei rifugiati, ritorno alle scuole speciali, ronde volontarie per l’ordine pubblico, taglio dei fondi alle istituzioni culturali che non aderiscano alla svolta patriottica (tra le vittime previste c’è pure il prestigioso Bauhaus).

È un lucido progetto di conquista dello Stato regionale attraverso le competenze attribuite ai Länder dal federalismo tedesco: scuola, polizia, cultura e informazione. Magdeburgo rischia di diventare il laboratorio di una democrazia svuotata dall’interno con strumenti formalmente legali.

Le conseguenze superano i confini di un Land di poco più di due milioni di abitanti. Il risultato darà slancio all’AfD in vista delle elezioni del 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino. È inoltre un segnale nefasto per la Brandmauer, la barriera spartifuoco con cui i partiti democratici hanno finora escluso ogni collaborazione con l’estrema destra.

È chiaro, tuttavia, che il cordone sanitario da solo non può bastare: è necessario, ma non è una politica. Servono risposte concrete, perché trattare gli elettori dell’AfD come una massa di nazisti o filorussi alimenta soltanto la propaganda vittimista della destra.

Occorre comprendere le paure e le frustrazioni che hanno indotto quasi metà degli elettori a votare in questo modo. Bisogna tornare nei territori, ricostruire servizi, sanità e trasporti, offrire lavoro e sicurezza, riconoscere le disuguaglianze tra Est e Ovest e colmare finalmente quel divario.

Altrettanto sbagliata è la strategia perseguita da Merz – e in parte, prima di lui, anche da Scholz – di adottare parole e ricette dell’AfD per batterla sul suo terreno. È una strada perdente: alla fine l’originale prevale sempre sull’imitazione.

Soprattutto Magdeburgo insegna che la democrazia non è un bene acquisito per sempre: va difesa nelle istituzioni, ma soprattutto resa credibile nella vita quotidiana dei cittadini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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