Opinioni

Donald e Xi, nemici amichevoli in cerca di risposte e stabilità

Il leader cinese sarà da oggi in visita negli Stati Uniti: sia Washington sia Pechino hanno interesse a contenere i costi dello scontro, ma attribuiscono alla stabilità significati diversi
Antonio Fiori

Antonio Fiori

Editorialista

Xi Jinping e Donald Trump nel maggio 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Xi Jinping e Donald Trump nel maggio 2026 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La visita di Xi Jinping negli Stati Uniti mette alla prova la possibilità di rendere più prevedibile una rivalità che nessuno dei due protagonisti intende abbandonare. Washington e Pechino hanno interesse a contenere i costi dello scontro, ma attribuiscono alla stabilità significati diversi. Trump cerca risultati da presentare come prova dell’efficacia della pressione americana; Xi vuole ridurre l’incertezza e consolidare il riconoscimento della Cina come interlocutore indispensabile.

Il negoziato si gioca sulla possibilità di far convivere questi obiettivi e sul prezzo delle concessioni necessarie. Il commercio offre un punto di ingresso. Riduzioni tariffarie sui beni non strategici e un’estensione della tregua possono dare a entrambi benefici tangibili. Ma la distinzione tra ciò che è negoziabile e ciò che riguarda la sicurezza diventa fragile quando si passa alle risorse necessarie alla potenza industriale e militare. Le terre rare mostrano precisamente questo limite: una fornitura commerciale è anche una leva strategica, perché la capacità cinese di condizionarne l’accesso incide sulle possibilità produttive americane.

La stessa tregua può così servire a progetti opposti. Washington può utilizzarla per costruire alternative alle forniture cinesi; Pechino per preservare il valore di quella dipendenza. Ripristinare la regolarità degli scambi ridurrebbe una tensione immediata senza eliminare l’incentivo a esercitare nuove pressioni. La durata di un accordo dipende quindi anche da quanto ciascuno ritenga di poterne migliorare in futuro le condizioni.

Questo intreccio tra vulnerabilità e ambizione attraversa anche l’intelligenza artificiale. Chi guida il suo sviluppo può ottenere vantaggi economici e militari, ma la competizione espone entrambi a rischi che non rispettano i confini nazionali. La proposta americana di un meccanismo di notifica per incidenti legati all’IA nasce in questo spazio: permette di cercare una protezione comune mentre prosegue la corsa alla superiorità. Cooperare sulla gestione di un’emergenza non comporta rinunciare alle restrizioni tecnologiche; richiede però una comunicazione credibile proprio con il concorrente di cui si diffida. È qui che il rapporto personale tra i leader può essere utile e, al contempo, insufficiente. Trump e Xi possono autorizzare compromessi che gli apparati faticano a costruire, ma devono renderli capaci di sopravvivere alle controversie successive. Se ogni contrasto richiede un nuovo intervento dei leader, la stabilità resta affidata alla loro convenienza politica. Il vero risultato sarebbe costruire meccanismi di gestione delle crisi che funzionino anche quando l’intesa personale viene meno.

La difficoltà aumenta quando la trattativa coinvolge la sicurezza di altri attori. Taiwan resta un possibile punto di attrito, senza che se ne possa anticipare il peso nei colloqui. Il rinvio americano di un importante pacchetto di armamenti solleva però una questione che supera l’isola: quanto può diventare negoziabile un impegno di sicurezza per facilitare l’intesa con Pechino? Le concessioni commerciali sono almeno in parte misurabili e reversibili; l’incertezza introdotta nella credibilità di una garanzia può durare oltre il negoziato che l’ha prodotta.

Per gli alleati asiatici degli Stati Uniti, quindi, distensione e rassicurazione non coincidono automaticamente. Una riduzione delle tensioni è desiderabile, ma conta anche sapere se Washington la costruisca attraverso impegni condivisi o scambi dei quali altri sostengono il costo. Il successo del vertice dipenderà dalla compatibilità tra i diversi accordi. Un’apertura economica può facilitare il dialogo, ma perdere valore se accompagnata da nuove vulnerabilità strategiche. Trump e Xi potranno rivendicare entrambi un risultato; il banco di prova sarà capire se avranno ridotto le ragioni della prossima crisi o soltanto reso più conveniente rinviarla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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