Altro che casetta piccolina in Canada. L’annuncio della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di voler aprire al Canada la strada verso lo status di primo «membro associato» dell’Unione europea segna un possibile salto di qualità nei rapporti tra Bruxelles e Ottawa. L’indicazione arrivata da Strasburgo è infatti quella di costruire un rapporto più stretto sul piano politico, strategico e ovviamente economico, estendendo in questo ultimo caso la cooperazione dalla manifattura avanzata all’energia, dai minerali critici alle batterie, fino all’intelligenza artificiale, alle tecnologie quantistiche e all’aerospace. Il tutto tenendo conto del già in vigore, seppur provvisoriamente, accordo commerciale Ceta.
L’analisi che segue vuole perciò provare a concentrarsi sulle implicazioni strettamente economiche e commerciali di questo avvicinamento, senza entrare nelle dinamiche geopolitiche, di difesa e di sicurezza che accompagnano inevitabilmente il nuovo rapporto transatlantico. Piani che tuttavia non possono essere considerati del tutto separati, alla luce anche della disponibilità canadese di risorse energetiche – è il terzo Paese per riserve di petrolio dopo Arabia Saudita e Venezuela solo per citare un ambito – , minerali critici e materie prime strategiche, elementi strettamente intrecciati alle politiche europee.
L’UE accroît la stabilité du continent, favorise la mobilité de ses citoyens et forme un seul et même marché, ce qui lui procure un grand poids économique.
— Mark Carney (@MarkJCarney) September 16, 2026
J’ai eu l’honneur d’assister au discours de la présidente von der Leyen au Parlement européen alors que nous élargissons… pic.twitter.com/heAgvSMKCt
Italia
L’Italia in questo orizzonte guarda più che interessata all’evolversi della situazione, a fronte di un rapporto commerciale già consistente e sviluppato con il Paese nordamericano. Secondo i dati riportati da «Info Mercati Esteri» del Ministero degli Esteri nel 2025 l’interscambio di merci col Canada ha superato i 17,5 miliardi di dollari canadesi, equivalenti a circa 10,9 miliardi di euro, con una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni italiane hanno raggiunto 13,6 miliardi di dollari canadesi, circa 8,48 miliardi di euro e +9,4%, mentre le vendite canadesi in Italia sono cresciute del 18,2%, attestandosi a 3,9 miliardi di dollari canadesi e cioè circa 2,43 miliardi di euro. Il saldo commerciale rimane quindi nettamente favorevole all’Italia.
In questo quadro si inserisce proprio il Ceta, (Comprehensive economic and trade agreement), l’accordo commerciale tra Canada e Unione europea che ha eliminato la grande maggioranza dei dazi, facilitato l’accesso agli appalti pubblici e aperto maggiormente gli scambi di beni e servizi. Per le imprese italiane (il nostro Paese non l’ha ancora ratificato) ciò ha significato anche tutela delle indicazioni geografiche – 140 le Indicazioni geografiche europee tutelate da imitazioni e contraffazioni, tra cui 41 eccellenze agroalimentari italiane –, maggiore accesso al mercato canadese e procedure più favorevoli in diversi comparti.
Italia-Canada
Entrando più in profondità del rapporto Italia-Canada emerge come l’export nazionale restituisce l’immagine di un rapporto già molto diversificato. Nel 2025 il farmaceutico ha raggiunto circa 791,5 milioni di euro di valore, con un incremento del 35,3%. Il vino e le bevande valgono circa 453,7 milioni,+ 7%, confermando il Canada come un mercato di primo piano per l’agroalimentare italiano.
Particolarmente dinamica la gioielleria e oreficeria, salita del 69,2% a circa 328,8 milioni di euro. Più contrastato il quadro della meccanica: macchinari, apparecchiature e componentistica hanno generato circa 301 milioni di euro, in calo del 20,7%, ma le apparecchiature elettriche e i componenti hanno più che raddoppiato le vendite, arrivando a circa 108,2 milioni. Nel complesso, pasta, olio, formaggi e altri prodotti dell’agroalimentare italiano superano i 623 milioni di euro.
Il flusso opposto fotografa invece la complementarietà dell’economia canadese con quella italiana. Tra le principali importazioni dall’altra sponda dell’Atlantico figurano i prodotti agricoli, per circa 379,5 milioni di euro, l’aerospazio, con circa 342,2 milioni, e i prodotti della lavorazione dell’alluminio, saliti a circa 207,3 milioni, +204%.
Europa-Canada
Su scala europea i numeri sono ancora più significativi. Nel 2025 il commercio complessivo di beni e servizi tra Unione europea e Canada ha raggiunto 130 miliardi di euro, contro 72,1 miliardi nel 2016 e +80% rispetto al periodo precedente l’applicazione provvisoria del Ceta. Il solo commercio di beni vale 81,5 miliardi, mentre i servizi hanno raggiunto 49 miliardi. L’Ue ha registrato un surplus di 16 miliardi di euro nei beni e di 9,7 miliardi nei servizi.
Il Canada resta il dodicesimo partner dell’Unione per il commercio di beni, mentre l’Ue rappresenta il secondo partner commerciale del Canada dopo gli Stati Uniti. È un rapporto ancora asimmetrico, ma che negli ultimi nove anni si è approfondito sensibilmente: le esportazioni europee di beni verso il Canada sono passate da 29,6 a 48,8 miliardi di euro, mentre quelle di servizi hanno superato 29,3 miliardi.
Investimenti
Per le imprese italiane il passaggio più interessante riguarda tuttavia gli investimenti. Il Canada combina disponibilità di risorse naturali, capacità industriale, stabilità istituzionale e accesso al mercato nordamericano. E la nuova agenda indicata da Bruxelles coincide in larga parte con i settori nei quali Ottawa sta concentrando gli investimenti.
Il primo è l’aerospazio, dove esiste una filiera industriale avanzata e dove la cooperazione può estendersi dai componenti ai simulatori, dall’avionica allo spazio. Per l’Italia esiste già una base commerciale concreta: nel 2025 gli acquisti italiani dal comparto canadese hanno raggiunto circa 342 milioni di euro.
Il secondo asse è quello di automotive, batterie e mobilità elettrica, particolarmente rilevante in Ontario e Québec. Qui la presenza di energia idroelettrica, capacità manifatturiera e disponibilità di materie prime crea opportunità per produttori italiani di macchinari, automazione, componentistica e meccanica di precisione.
Ancora più strategici sono i minerali e le materie prime critiche. La Canadian critical minerals strategy è sostenuta da quasi quattro miliardi di dollari canadesi, equivalenti a circa 2,49 miliardi di euro al cambio corrente, e riguarda 31 minerali considerati essenziali. Litio, grafite, nichel, cobalto, rame e terre rare sono tra le priorità per le catene del valore delle batterie, dell’elettronica, dell’energia e della difesa. Il Canada dispone già di 56 miniere attive di minerali critici, 31 impianti di lavorazione e 171 progetti avanzati censiti nel 2025.
Un altro spazio di crescita è rappresentato dalle infrastrutture e dall’edilizia. Il Canada housing infrastructure fund dispone di sei miliardi di dollari canadesi, circa 3,74 miliardi di euro, destinati alle infrastrutture necessarie allo sviluppo residenziale, mentre l’Housing accelerator fund è stato portato a 4,4 miliardi di dollari canadesi, circa 2,74 miliardi di euro. Sono programmi che possono generare domanda per costruzioni, impiantistica, materiali, tecnologie per l’efficienza energetica e design italiano.
Nuova alleanza economica

La proposta di von der Leyen cambia quindi soprattutto la prospettiva. Il Ceta ha già costruito un’infrastruttura commerciale che in meno di un decennio ha accompagnato una crescita del 76% degli scambi di beni Ue-Canada. La possibile associazione punta ora a spostare il baricentro dalla mera liberalizzazione commerciale alla sicurezza economica e industriale, integrando maggiormente catene di approvvigionamento, tecnologie e investimenti.
Per l’Italia il punto di partenza è più che favorevole: oltre 8,48 miliardi di euro di esportazioni e una presenza già forte nei comparti farmaceutico, agroalimentare, lusso e manifattura. Il Canada, dal canto suo, offre ciò di cui l’industria europea avrà crescente bisogno: energia, minerali critici, tecnologie, aerospazio e un mercato integrato con il resto del Nord America. Il tutto in uno scenario geopolitico quanto mai complesso e nel quale l’Ue cerca partner strategici. Per questo parlare di economia non è mai solamente un semplice parlare di economia.




