Le decisioni relative al «dove» e al «quando» andare in vacanza sono sempre più condizionate dalla situazione climatica generale e dalle caratteristiche meteorologiche delle destinazioni. L’aumento delle temperature estive, delle ondate di calore e degli episodi di stress termico stanno inducendo molti turisti a inserire tra i principali criteri di scelta, insieme a quelli economici e personali, anche la «freschezza» e la vivibilità climatica delle località di arrivo.
A livello internazionale si parla di «coolcation» ovvero della ricerca delle destinazioni più fresche nelle quali passare le proprie vacanze. Da una parte, nelle località mediterranee, tutto ciò ridisegna la collocazione temporale dei flussi turistici che si redistribuiscono in primavera e autunno verso i mesi meno caldi, di fatto fornendo un ottimo assist per le politiche di destagionalizzazione.
Dall’altra parte, compaiono nuovi e inediti competitor nel mercato turistico soprattutto nel nord Europa. Secondo alcuni portali specializzati, le ricerche online relative a destinazioni più fredde e alla «coolcation» sono aumentate del 70% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. Crescente è anche l’attenzione agli effetti sulla salute del disagio termico, tendo conto anche delle ricadute su servizi e sulla domanda di beni di consumo. Intanto, il tradizionale turismo estivo da spiaggia (al mare o al lago) non è necessariamente in crisi ma registra nuove abitudini e richieste.

Gli orari, la durata e le modalità di frequentazione delle spiagge cambiano in modo significativo a certe latitudini e oltre certe temperature. Tra le richieste dei turisti del fresco vi sono quelle di avere infrastrutture climatiche all’interno e all’esterno degli edifici che offrano oasi climatiche naturali o artificiali, spazi verdi piantumati, parcheggi riparati. In altri termini la possibilità di offrire ombra nelle ore più calde e refrigerio nelle ore notturne è un fattore che può fare la differenza.
Sul versante dell’offerta tutte le destinazioni turistiche dovranno quindi adattarsi alle conseguenze dirette e indirette dell’accelerazione del cambiamento climatico, sia per minimizzare gli impatti negativi sia per ottimizzare le opportunità. Servirà comunque una programmazione a lungo termine che preveda investimenti per la vivibilità delle località tenendo conto, insieme, della condizione di visitatori e residenti.
Per concludere, immersi nella situazione termica di queste calde settimane estive, non si può non ammirare con una certa nostalgia i verdi e freschi paesaggi immortalati negli acquarelli e nel repertorio fotografico di epoche che ci sembrano ormai lontanissime. Si pensi a quelli visibili in queste settimane alla mostra «Tourist! Il fascino del viaggio sul Garda tra Romanticismo e Belle Époque», allestita presso il Museo di Salò.
Immagini che indirettamente ci ricordano anche quanto la mano dell’uomo sia poi intervenuta (spesso tutt’altro che in maniera sapiente) per modellare territori e paesaggi fino a produrre una progressiva separazione tra comunità umane, territorio sovra-edificato e ambiente naturale che proprio oggi si manifesta in tutti i suoi controversi effetti.




