Opinioni

Conto di base, dalla Banca d’Italia un richiamo alla trasparenza

Un mercato non funziona necessariamente bene per il solo fatto di essere libero, soprattutto quando i consumatori dispongono di poche informazioni o incontrano difficoltà nel cambiare fornitore
Francesco Menoncin
La sede della Banca d'Italia a Roma
La sede della Banca d'Italia a Roma

Quando la Banca d’Italia chiede agli intermediari di eliminare gli ostacoli alla diffusione del conto di base, non sta soltanto intervenendo a tutela di alcuni clienti; sta affrontando un problema ben noto alla teoria economica: un mercato non funziona necessariamente bene per il solo fatto di essere libero, soprattutto quando i consumatori dispongono di poche informazioni o incontrano difficoltà nel cambiare fornitore. In economia, un teorema afferma che il mercato concorrenziale raggiunge un risultato Pareto-efficiente: una situazione nella quale non è possibile migliorare la condizione di qualcuno senza peggiorare quella di almeno un’altra persona.

Tale conclusione, tuttavia, dipende da ipotesi piuttosto esigenti, tra cui la libera disponibilità di tutte le informazioni rilevanti e la mancanza di ostacoli all’ingresso e all’uscita dal mercato. Quando una di queste condizioni viene meno, il mercato può produrre risultati inefficienti e può diventare opportuno un intervento pubblico.

Pensiamo a una fiera nella quale due bancarelle vendano la stessa frutta secca, della stessa qualità e alle medesime condizioni, ma a prezzi diversi. La bancarella posta all’ingresso della fiera può chiedere un prezzo più elevato perché chi arriva non sa che, in fondo alla fiera, troverà lo stesso prodotto a un prezzo inferiore.

Per scoprirlo, inoltre, il consumatore deve sostenere un costo: impiegare tempo e fatica per visitare tutta la fiera. La prima bancarella gode così di una rendita posizionale. Una semplice regola potrebbe imporre di esporre all’ingresso della fiera l’elenco dei prodotti e dei prezzi di tutte le bancarelle. I consumatori, così, potrebbero confrontare le offerte e la prima bancarella avrebbe meno possibilità di applicare un prezzo elevato confidando nella loro scarsa conoscenza. La regolamentazione, dunque, potrebbe rendere la concorrenza più efficace.

Il mercato bancario presenta problemi simili, sebbene molto più complessi. Le banche offrono servizi confrontabili, ma non perfettamente identici. Raccogliere e comprendere tutte queste informazioni richiede tempo e competenze, mentre trasferire il proprio rapporto a un’altra banca può comportare costi pratici e organizzativi, anche quando non sono previste spese dirette. Nel caso del conto di base, però, il problema rilevato dalla Banca d’Italia non consiste soltanto nella mancanza di informazioni.

La Vigilanza ha accertato casi nei quali il prodotto non era inserito correttamente nel catalogo, il personale non lo conosceva o non lo proponeva, i clienti venivano indirizzati verso alternative più costose oppure l’apertura veniva ostacolata sulla base di valutazioni generiche. La Banca d’Italia, quindi, prevede una sorta di «locandina fuori dalla fiera», indicando anche una serie di controlli operativi interni per le banche.

Il conto di base è un prodotto pensato per i risparmiatori più vulnerabili
Il conto di base è un prodotto pensato per i risparmiatori più vulnerabili

La diffusione delle banche online ha ridotto alcuni ostacoli. Oggi è spesso possibile aprire un conto in pochi minuti e confrontare più facilmente le condizioni economiche. La tecnologia può diminuire i costi di ricerca e rendere il mercato più concorrenziale.

Non elimina, tuttavia, ogni problema: i prodotti restano differenziati, alcune condizioni possono essere difficili da comprendere e non tutti i consumatori possiedono gli strumenti o le competenze necessari per utilizzare solo i canali digitali. Il settore bancario, inoltre, presenta elevati costi fissi, economie di scala ed effetti di rete, soprattutto nei sistemi di pagamento.

Queste caratteristiche possono favorire la concentrazione e le operazioni di fusione e acquisizione. L’oligopolio che ne deriva, tuttavia, tende a generare condizioni meno favorevoli per i clienti, a ridurre la pressione competitiva e ad accrescere i rischi legati alla presenza di intermediari troppo grandi per fallire. Il mercato bancario richiede quindi un equilibrio delicato.

Le economie di scala possono produrre benefici, ma devono essere confrontate con i costi della concentrazione; l’innovazione digitale può aumentare la concorrenza, ma non garantisce da sola l’inclusione; la trasparenza aiuta i clienti a scegliere, ma è inutile se procedure e comportamenti impediscono loro di accedere al prodotto.

L’intervento della Banca d’Italia mostra precisamente questo: la concorrenza non dipende soltanto dal numero di banche o dai prezzi pubblicati. Dipende anche dalla possibilità concreta di conoscere le alternative, accedervi senza ostacoli ingiustificati e far valere i diritti riconosciuti dalla legge.

Francesco Menoncin – Università degli studi di Brescia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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