Ora che la Procura generale di Milano ha avviato «accertamenti» – «anche all’estero» – sulla richiesta di Grazia per Nicole Minetti, poiché un giornale ha fatto emergere «fatti gravissimi» sulla questione, la prima cosa che viene da chiedersi è: ma come mai le indagini sono state fatte a suo tempo in maniera così poco approfondita al punto che i «fatti gravissimi» sono stati trovati da due giornalisti e non da chi – Forze dell’ordine, Magistratura, Ministero – doveva istruire la delicata pratica di Grazia regolata puntigliosamente dall’art. 681 del Codice di Procedura Penale?
Anche per una semplice constatazione: la Procura generale di Milano fa sapere che non era previsto che le indagini si facessero anche all’estero (come in queste ore): curioso, dal momento che le vicende su cui si indaga si sono tutte svolte all’estero, in Uruguay. Mistero. Ora però si metterà ordine rassicurano tutti i soggetti della lunga catena indagatoria, fino a Nordio che per ben un’ora ieri è andato a spiegare a Palazzo Chigi come ha maneggiato una richiesta di Grazia su cui ha fornito al Quirinale parere favorevole, al pari della Procura.

La Presidenza della Repubblica non ha mezzi propri di indagine, il Presidente per decidere si basa sulle carte che riceve dal ministro della Giustizia, ed è grave che sia stato messo in imbarazzo da carte che ora – a Grazia concessa – sembrano gravemente lacunose.
Nordio non ne vuol saperne di pagare il prezzo di questo pasticcio, e risponde con sarcasmo alle opposizioni che chiedono la sua testa, rimasta miracolosamente al suo posto sia dopo il «caso Al Masri» (il gangster libico ricercato in Europa e riportato a casa da un nostro aereo di Stato) sia dopo la bocciatura al referendum della «sua» riforma della magistratura. Ora però la testa pencola molto più vistosamente anche se Meloni assicura che le dimissioni non ci saranno pur sapendo che la situazione può sfuggire di mano. Sempre che, beninteso, i suddetti giornalisti non abbiano, loro, preso un abbaglio.
Ma se l’abbaglio non c’è e si dimostrerà che è stato un errore concedere la Grazia a colei che fu il simbolo dello scandalo delle «olgettine», il caso è macroscopicamente politico e investe il Governo. Potrebbe persino travolgerlo. Perché la domanda successiva è: il Governo può resistere dopo tutto quello che è successo, dalla sconfitta referendaria in poi, alle dimissioni del Guardasigilli?
Questo è veramente il nodo da sciogliere. Giorgia Meloni è alle prese non soltanto con gli enormi problemi del momento – le guerre alla porta di casa, la crisi energetica, la procedura d’infrazione per eccesso di deficit, l’Europa che non concede la sospensione del Patto di Stabilità, la prossima Legge di Bilancio, quella dell’anno elettorale, che dovrà essere avara come quella di quest’anno, ecc. – ma anche con le turbolenze tra i suoi alleati, vedi la differenza di opinioni proprio sul Patto di Stabilità europeo tra Salvini («facciamo da soli») e Tajani («non se ne parla nemmeno»).
Ha già superato, dopo la sconfitta referendaria, un mini rimpasto: tutto si può augurare tranne che affrontare di nuovo un «caso Nordio». Ma attenzione: prima i «fatti gravissimi» dovranno essere provati, solo poi la questione sarà trattata ai piani alti della Repubblica.



