Bruxelles accelera sul caro energia: già pronto il pacchetto per i Governi

L’assessore regionale Guidesi: «Costi insostenibili, a rischio imprese e posti di lavoro»
Un gasdotto in Germania
Un gasdotto in Germania
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Il pacchetto della Commissione europea contro il caro energia arriverà sul tavolo dei Governi già al Consiglio informale del 23 e 24 aprile a Cipro. La presidente Ursula von der Leyen ha deciso di giocare d’anticipo, ricordando che dall’inizio della guerra in Iran la bolletta energetica dell’Unione europea è aumentata già di 22 miliardi. La strategia disegnata dalla Commissione si muove lungo una linea ben nota: più Europa quando serve, ma senza mettere mano alle regole di fondo. Il cuore del pacchetto sarà una combinazione di strumenti già sperimentati in passato e nuove misure d’emergenza.

Si parte dagli acquisti congiunti di energia tra Stati membri, per ridurre la frammentazione e – nelle intenzioni – anche i prezzi. Poi ci sono gli interventi mirati e temporanei per famiglie e imprese più esposte, insieme a una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. Per la Commissione c’è una clausola non negoziabile: la flessibilità sarà possibile solo per chi ha margini di bilancio. Il Governo italiano invece continua a chiedere una sospensione generalizzata del Patto di Stabilità per affrontare la crisi.

Valutazioni

«La Commissione europea sta facendo una serie di valutazioni, ha raccolto una serie di istanze a livello europeo per far fronte all’emergenza energetica, conseguenza della guerra in Iran – ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin a margine del convegno Ance "Un piano per l’Italia" –. Le azioni sul contenimento sono peraltro un continuo aggiornamento di quello che era il piano di riduzione dei consumi. Vorrei ricordare che il nostro paese aveva un consumo di quasi 80 miliardi di metri cubi di gas oggi siamo 60 miliardi. I piani di riduzione sono tuttora in corso, si tratta di intervenire con serie di aggiustamenti».

Il ministro ha poi aggiunto: «Questa serie di aggiustamenti devono anche tenere conto della nuova tassonomia a livello europeo e del fatto che, rispetto alla sbandata ideologica del 2020, l’Unione Europea ha riconosciuto nella tassonomia il nucleare, che prima non era preso in considerazione, così come si sta valutando una serie di azioni che tra l’altro riguardano molto il nostro Paese, che riguardano i carburanti a bassa emissione o i biocarburanti e così via».

In Lombardia

Sul tema è intervenuto anche l’assessore della Regione Lombardia allo Sviluppo economico, Guido Guidesi. «Sui costi energetici la Commissione europea deve agire come durante la pandemia sanitaria: se non si mette un freno alla speculazione finanziaria è a rischio la tenuta delle imprese e dei posti di lavoro – ha detto al forum Ansa Europa che si è svolto nel sede del Parlamento europeo a Bruxelles –. La Lombardia è la prima regione manifatturiera d’Europa e vuole restare tale: gli aumenti dei prezzi dell’energia però ne mettono seriamente in pericolo la competitività – ha aggiunto –. Non possiamo permettere che le aziende siano costrette a sospendere la produzione per non andare in perdita, come successo in alcuni casi nel 2022. Come Regione continuiamo a sostenere gli investimenti delle aziende anche sul tema dell’efficientamento energetico; abbiamo fatto passi in avanti dal punto di vista delle rinnovabili, ma serve un forte intervento dell’Europa che sia in grado di assecondare la capacità di innovazione dei territori più virtuosi, come quello lombardo».

Uno dei nuovi forni elettrici della Fonderie Guido Glisenti a Villa Carcina
Uno dei nuovi forni elettrici della Fonderie Guido Glisenti a Villa Carcina

Secondo Guidesi, le azioni dell’Europa devono rispondere «a un principio di realtà e di buonsenso, senza gli eccessi ideologici che danneggiano l’economia. L’automotive – ha concluso – è un esempio lampante: aprire la strada ai competitori asiatici, sostenendo che l’unica soluzione dovesse essere l’elettrico, ha determinato enormi difficoltà per il settore dell’industria europea. Le rigidità dell’Ue rischiano di portare alla deindustrializzazione. Serve inversione di rotta e un segnale importante, appunto, a cominciare dai costi energetici».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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