Opinioni

La linea dura di Conte e i rischi interni del Pd

Il nodo della politica estera rischia di diventare il principale ostacolo all’intesa tra dem e M5s: Conte vuole vincolare il Campo largo alla sua linea sull’Ucraina e sulle armi, mentre Schlein deve tenere insieme le diverse sensibilità del Pd
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Giuseppe Conte - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Conte - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Negli ultimi giorni hanno fatto discutere alcune affermazioni dei giovani del Pd sul tema della guerra, parole che manifestavano un impulso di «pacifismo radicale» che somiglia molto da vicino a quello di AVS e del M5s, e addirittura ci aggiunge l’incredibile invito alla diserzione in caso di guerra. La segretaria Schlein è stata costretta a imporre un mezzo passo indietro ai suoi giovani sodali incuranti, loro, delle proteste dei settori riformisti e moderati del partito (di cui essi molto volentieri farebbero a meno).

La segretaria del Pd Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La segretaria del Pd Elly Schlein - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Buffo però che quel tipo di pacifismo, contrario ad aiutare l’Ucraina, contrario ad aumentare le spese per la Difesa, contrario al presunto «bellicismo europeo» e favorevole ad una improbabile «svolta negoziale», stia per essere messo nero su bianco dal partito di Conte come condizione imprescindibile per concordare un comune programma di governo del Campo Largo. «Non è che se Schlein vince le primarie, noi andiamo dietro a chi vuole continuare a dare armi a gogò a Zelensky», ha detto l’ex premier in una intervista televisiva. Quindi Conte ovviamemente vuole vincere ma, vincendo, vuole anche imporre la sua linea di politica estera, e non accetta, nel caso in cui vincesse Schlein, di assoggettarsi alle cautele dei democratici (certo non dei giovani).

Schlein e il Pd possono accettare una simile impostazione che somiglia tanto ad una imposizione o a un ricatto? Certo che no, nessun lo accetterebbe e tantomeno può farlo il partito che detiene il maggior patrimonio elettorale. Insomma, la situazione si sta avvitando in un progressivo irrigidimento di Conte, talmente scoperto e diverso da qualunque precedente del centrosinistra negli ultimi trent’anni, da suscitare pure qualche sospetto.

Ve lo riferiamo per puro dovere di cronaca, però francamente non ci sembra del tutto infondato. Conte si impunterebbe sull’Ucraina e le armi perché i sondaggi in questo momento non lo danno vincente alle primarie: sembrerebbe favorita, e neanche di poco, la giovane Schlein. Dunque, perché giocare una partita persa in partenza? Per fare lo junior partner del Campo Largo? Troppo poco per le smisurate ambizioni dell’avvocato del popolo e per sue inclinazioni filo-putiniane. E troppo rischioso, tutto sommato: quanti elettori cinquestelle voterebbero per la coalizione guidata dalla segretaria del PD con un programma non pacifista? Potrebbe essere un’esperienza molto deludente.

Quindi si sospetta che in cuor suo Conte stia prefigurandosi una clamorosa via d’uscita. Naturalmente c’è da anche da considerare la nuova legge elettorale, il Melonellum, che obbliga alle coalizioni col meccanismo del premio di maggioranza e all’indicazione di un comune candidato premier.

Il Melonellum ha superato l’esame del Senato ma sta per riaffrontare le rapide della Camera dove c’è il voto segreto, e si ricorderà che l’altra volta il centrodestra andò da solo a sbattere contro gli scogli. Se risuccedesse, la riforma sarebbe defunta. Tutti stanno facendo i conti per il dopo. Li fanno Meloni e Vannacci, perché non dovrebbe farli il furbissimo Giuseppe Conte con Schlein? Grillo lo definisce «l’uomo che sussurra ai cavilli», e non ha tutti i torti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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