Il pullman è partito da Brescia dopo pranzo, destinazione Reggio Emilia. Una cinquantina di posti e diverse sensibilità: praticamente una Direzione nazionale dem, ma con l’autista. Altri hanno scelto di seguire il discorso di Elly Schlein dalla sede di via Risorgimento, aperta per l’occasione. Altri, per la precisione, sono quattro (quattro nel senso di quattro: non «una delegazione», non «un gruppo di militanti», quattro persone). Stavolta Schlein deve convincere il suo popolo che il centrosinistra, dopo avere trascorso anni a discutere su come chiamarsi (largo, progressista, alternativo) si possa dedicare «all’attività secondaria» di vincere le elezioni.
In via Risorgimento, davanti al maxi schermo, c’è una platea che potrebbe stare tutta dentro un’utilitaria. È forse il focus group più piccolo d’Italia, ma ha un vantaggio sui grandi eventi di partito: qui ogni applauso (e ogni dubbio) si distingue perfettamente. Quando Schlein riavvolge il nastro fino alla sconfitta elettorale del 2022, dalla sala arriva il primo commento non verbale: uno sbadiglio. Quattro anni di rewind del Pd condensati in un’apertura della mandibola. Qualcun’altra si lascia scappare: «Lei ci crede proprio tanto, forse più degli iscritti».
Poi il discorso entra nelle cose e arrivano gli applausi sul no agli stage gratuiti, sulla legge elettorale, sul congedo paritario, sulla legalità, sull’articolo 1: una Repubblica «fondata sul lavoro e non sul lavoro povero». Con quattro persone non servono istituti demoscopici: applauso, silenzio, commento, sbadiglio. Dalle finestre aperte sulla via rimbalza l’eco dello streaming da qualche appartamento. Si sente chi commenta le parole di Schlein come se la segretaria fosse lì, dall’altra parte del tavolo. Per qualche minuto, fuori dalla sede, via Risorgimento diventa una Festa dell’Unità condominiale. Il termometro bresciano, del resto, oggi misura qualcosa di più di un comizio.
Schlein arriva alla fine di una Festa che ha mostrato plasticamente il progetto politico sul quale si gioca il futuro del Pd: mettere attorno allo stesso tavolo tutte le opposizioni che possono starci (possibilmente senza che qualcuno lo rovesci). Il campo largo, almeno sulla cartina della Festa, esiste: portarlo dalle piadine alla scheda elettorale sarà la parte complicata. Ma dietro le battute c’è il punto vero sul quale Schlein viene ascoltata anche da Brescia. Essere tutti contro Giorgia Meloni è relativamente semplice. Il problema comincia un minuto dopo: dire con chi si vuole governare, per fare cosa e sotto quale guida. Contro il governo, nella piccola platea di via Risorgimento, il rischio di scissione appare contenuto. È quando bisogna costruire l’alternativa che ogni parola pesa di più.
E infatti è sulle proposte concrete che arrivano gli applausi: lavoro, salari, stage, congedi, parità, legalità. «Chi ha detto che non abbiamo un programma?». Quasi una rivendicazione preventiva. Ma bastano pochi secondi perché arrivi: «E sulla pace?». In quelle due frasi c’è una discreta sintesi del problema di Schlein. Dimostrare che un programma esiste e scoprire immediatamente che qualcuno ne sta già cercando il capitolo che manca. La platea del Pd locale non assiste a questo finale da spettatore neutrale: da qui alle prossime Politiche c’è una classe dirigente che dovrà trasformare la linea nazionale in voti, candidati, alleanze.
E più avanti c’è il 2028: la Lombardia e Brescia. A Reggio Emilia ci sono il palco, la musica, le bandiere e quella particolare capacità delle Feste dell’Unità di far sembrare il Pd un partito perfettamente pacificato (almeno fino all’uscita dal parcheggio). Quando lo schermo diventa nero e la musica si spegne, i cinquanta bresciani devono affrontare l’ultimo rito della Festa: il viaggio di ritorno. Un paio d’ore nelle quali il discorso della segretaria verrà sottoposto al più antico fact-checking di partito. E ognuno torna a casa con la propria interpretazione dello stesso discorso. È una tradizione nella quale il Pd è imbattibile: partire tutti insieme e riuscire, già durante il viaggio di ritorno, ad arrivare a conclusioni diverse.



