Opinioni

Politica, un centro molto trafficato e di difficile composizione

Nel «campo largo» si parla di «quarta gamba» della coalizione, dopo Pd, M5s e Avs, forse anche perché c’è bisogno di qualcosa che dia più voce ai moderati e ai riformisti di centrosinistra
Luca Tentoni

Luca Tentoni

Editorialista

Pina Picierno all’assemblea costituente di Europeisti.eu al Teatro Franco Parenti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Pina Picierno all’assemblea costituente di Europeisti.eu al Teatro Franco Parenti - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

C’è molto movimento nello spazio che va dall’ala riformista del Pd al centro del «campo largo». L’uscita di Pina Picierno (per dar vita a Spazio pubblico) e la recente nascita di Progetto civico dell’assessore romano Alessandro Onorato sono solo gli ultimi episodi relativi ad una vera e propria galassia di iniziative.

Fra i centristi del centrosinistra ci sono anche Ernesto Ruffini con i suoi comitati Più Uno e c’è, ovviamente, Casa riformista (ad oggi il raggruppamento teoricamente più forte) con Italia viva di Renzi e forse con Più Europa (anche se il mondo radicale ha sempre avuto una sua autonomia e soggettività: se la «Casa» fosse un cartello, sarebbe forse più facile aderirvi, magari inserendo i simboli dei partecipanti).

Poi c’è un mondo cattolico di centrosinistra che fa fatica a restare nel Pd e c’è chi – come Calenda – ha già deciso di andare alle prossime elezioni fuori dai poli. Alla finestra, secondo noi, c’è anche Forza Italia, fondatrice del centrodestra ma probabilmente pronta a lasciare il polo oggi al governo se nel 2027 vi entrasse Futuro nazionale di Vannacci. In quest’ultimo caso non è detto che i centristi azzurri e di Azione (più vari liberaldemocratici ed ex Pd) non corrano in un nuovo Terzo polo, anche per impedire a chiunque di raggiungere il 42% previsto dalla prossima legge elettorale (quindi, per non far scattare il premio di maggioranza e andare a larghe intese che vedrebbero grande protagonista proprio il Centro).

Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia - Foto Ansa/Alessandro Di Meo © www.giornaledibrescia.it
Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia - Foto Ansa/Alessandro Di Meo © www.giornaledibrescia.it

Nel «campo largo» si parla di «quarta gamba» della coalizione, dopo Pd, M5s e Avs, forse anche perché – soprattutto con la segreteria Schlein – c’è bisogno di qualcosa che dia più voce ai moderati e ai riformisti di centrosinistra. Il problema è che fra Casa riformista e Progetto civico non c’è un gran rapporto di amicizia – diciamo così – anche perché si ipotizza che in caso di primarie per scegliere il leader del campo largo Renzi voterebbe e farebbe votare la Schlein (sia in funzione anti-Conte, sia per far valere il suo appoggio in prospettiva futura, presentandosi come alfiere dei riformisti) mentre Onorato potrebbe seguire Goffredo Bettini e magari scegliere Conte (il capo pentastellato è spesso presente alle iniziative dei centristi, tranne che di quelle promosse da Renzi, cioè dal «regicida» che lo sfrattò nel 2021 da Palazzo Chigi).

Ognuno ha la sua tattica: appoggiando Conte, alcuni centristi potrebbero rivendicare di essere – di fronte all’elettorato – l’altra scelta rispetto al partito ex grillino (creando una sorta di bipolarismo che spaccherebbe il Pd); appoggiando la Schlein, Renzi punterebbe invece sull’identificazione del Pd con l’ala meno moderata della coalizione (e Conte in secondo piano, costretto a portare acqua al «campo largo» ma in un ruolo subordinato, schiacciato a sinistra) e nell’affermazione di Casa riformista come approdo per i centristi dell’alleanza.

Se Conte uscisse vincitore da possibili (ma non sicure) primarie, la Schlein finirebbe nella morsa fra i centristi e il M5s (i pentastellati, avendo il leader candidato a Palazzo Chigi, potrebbero verosimilmente guadagnare voti, come accadde nel 2001 alla Margherita di Rutelli); se invece vincesse la Schlein, a farne le spese sarebbero Conte da una parte e i centristi non renziani dall’altra. Se però Vannacci crescesse molto, fino al 10%, il tavolo del centrodestra si rovescerebbe e forse la riforma elettorale e i due poli (con tanto di aspiranti premier) finirebbero nel dimenticatoio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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