Opinioni

Tra bolli scomparsi e leggi contrastate, una campagna elettorale infinita

La propaganda delle forze politiche, nessuna esclusa, si confronta con i crescenti costi esistenziali, quindi si orienta ad attribuirne ogni responsabilità discriminatoria agli avversari
Tajani, Meloni e Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Tajani, Meloni e Salvini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Siamo in campagna elettorale, senza sapere quando e come si voterà. L’intreccio delle incertezze rende problematico l’approccio alle valutazioni che vengono quotidianamente proposte e altrettanto velocemente modificate per catturare le personali opzioni di merito. Si è alla ricerca di minoranze strutturate che inneschino, attraverso innovativi percorsi legislativi che risultano dichiaratamente divisivi, maggioranze premiali.

La propaganda delle forze politiche, nessuna esclusa, si confronta con i crescenti costi esistenziali, quindi si orienta ad attribuirne ogni responsabilità discriminatoria agli avversari. Ma chi sono gli antagonisti? Si va oltre i confini di maggioranza e opposizione. Le coalizioni maggiori scontano dissidi e lacerazioni interne che hanno l’obiettivo dichiarato di tutelare, nella concorrenza manifestata apertamente, ciascun soggetto che vi converge, per convinzione o necessità. Con la necessità che sopravanza la convinzione.

Il governo che cancella il bollo per auto piccole e medie, per il 2027, appare come il protagonista di una mossa che vuol risultare documentabile, ancor più che gli sconti sulle accise alle pompe di benzina, per ogni singolo cittadino. Come dire che il governo è attento ai costi della quotidianità della vita e se ne fa carico. Si spandono a piene mani le ironie sul provvedimento, ipotizzato per l’anno elettorale, richiamando passati interventi mirati di Berlusconi. Ma se la coperta si tira su di un lato, cosa rimane scoperto nell’altro?

Per stare alle scelte innescate dalle carenze di finanze o di persone, venendo alla casa bresciana, è dei giorni scorsi quella che è stata definita la rivoluzione della diocesi del vescovo Pierantonio Tremolada, presentata al sessantesimo ed ultimo convegno del clero, con l’illustrazione delle scelte pratiche per conciliare la vita delle comunità con il calo dei sacerdoti. Si è parlato di parrocchie, unità pastorali, e anche di non costruzione e cessione degli immobili.

Avendo seguito numerosi dei precedenti convegni, di bilancio e programmatici, non posso non rilevare il cambiamento di fondo dell’attuale situazione. Con il vescovo che si attribuisce un cammino temporale quinquennale, che poi toccherà ad altri portare avanti. Una rivoluzione lunga.

Ma torniamo alla politica. Le opposizioni accusano la maggioranza, e prima di tutto Giorgia Meloni, di voler attuare una legge elettorale che le consenta di vincere, oltre i suoi meriti e la sua reale consistenza. Non è che loro, le opposizioni divise su questioni di merito e invogliate a stare insieme per ribaltare il tavolo del futuro governo, puntino ad un meccanismo che ne agevoli la sconfitta, anzi. Da qui la battaglia a tutto campo, il più largo che possa essere, per estendere l’influenza su altre componenti dello schema istituzionale e, appunto, vincere. A noi, elettori, viene affidato il compito di non deragliare sulle suggestioni che ci vengono proposte e sollecitare la responsabilità grande di quanti hanno scelto di proporsi a noi come protagonisti dell’impegnativo cammino della politica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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