«Guardiamo al futuro senza paura». È del vescovo Pierantonio Tremolada la sintesi più efficace del convegno del clero che si è svolto ieri e il giorno prima nell’ex seminario di via Bollani. Una sede che anche fisicamente (nel suo apparire gigantesca e figlia di un tempo inesorabilmente andato) rappresenta la necessità di archiviare il passato (magari convertendo o vendendo immobili) per incamminarsi con convinzione, e solidità strutturale, verso il futuro. Futuro che però non deve spaventare come ha auspicato il vescovo Tremolada.
Cambiamenti
La due giorni settembrina è stata quest’anno particolarmente densa di contenuti e impegnativa. Del resto ha raccolto il testimone dalla grande assemblea diocesana dello scorso aprile, adunata a sua volta preceduta da una visita giubilare del vescovo praticamente in tutte le parrocchie della diocesi.
Una nuova tappa di un cammino destinato a essere ancora lungo («con me proseguiremo per i prossimi cinque anni, poi dovrete continuare voi» ha detto Tremolada), ma molte scelte sono state fatte e ora vanno messe in pratica.
I temi
Dovendo fare un’estrema sintesi: avanti con le Unità pastorali (sono 38 si punta ad arrivare a 100), maggiore presenza dei laici (c’è anche la possibilità che non sia il parroco o un sacerdote a presiedere il consiglio degli affari economici della parrocchia, un’opzione fino a qualche anno fa inimmaginabile), ripensamento dell’utilizzo degli immobili (di fatto con il divieto, salvo rarissime eccezioni, di costruirne di nuovi).
Come si sia arrivati a tutto questo non serve nemmeno dirlo. Ecco la fotografia del presente: quasi cinquecento parrocchie da gestire, un clero in costante calo con l’età media arrivata a 65 anni e un calendario delle celebrazioni (soprattutto) domenicali rimasto legato a quando il gregge dei fedeli era mastodontico. E poi ci sono le incombenze amministrative in continuo aumento che richiedono competenze sempre più specifiche. Per non parlare dell’impressionante quantità di immobili da gestire. I preti bresciani sono 618, 202 hanno oltre 72 anni.

Modello organizzativo
Per usare le parole del provicario generale mons. Carlo Tartari: «Fino a 30 anni fa eravamo circa un migliaio. Prima in una parrocchia c’era un parroco, un curato, un presbitero più anziano delegato alle associazioni, magari anche uno in pensione che collaborava. Oggi tutto questo non è più possibile. Forse abbiamo appoggiato troppo sul protagonismo dei preti. Da qui nasce l’esigenza di un modello organizzativo diverso».
Solidarietà
Nel suo intervento finale Tremolada ha lanciato alcuni spunti. Sugli orari delle messe: «Dobbiamo iniziare a pensarci seriamente»; un tema particolarmente delicato, ma si può continuare a moltiplicare le celebrazioni a cui magari partecipano una manciata di fedeli che potrebbero andare agilmente in altra chiesa?
Il vescovo ha anche posto il tema dei canti, ha chiesto di lavorarci. Ha poi chiuso la due giorni con una proposta che ha fatto sintesi di quanto già emerso al convengo di aprile: «Vorrei costituire un fondo diocesano per sostenere le parrocchie in difficoltà, un fondo che verrebbe alimentato da parrocchie che chiudono il bilancio in attivo, ognuna di queste potrebbe donare annualmente alla Diocesi il 10% del suo avanzo». Dal mormorio tra i preti l’idea ha bisogno di tempo per essere metabolizzata. Come anche tutto il resto.




