La bellezza nel quotidiano

Quanta bellezza può fiorire dalle nostre macerie?

Gessica Notaro, sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato nel 2017, ha scelto di trasmutare il volto offeso in uno slancio verso una nuova sé
Bianca Brotto

Bianca Brotto

Commentatrice

Anche dopo aver subìto un'ingiustizia è possibile rifiorire
Anche dopo aver subìto un'ingiustizia è possibile rifiorire

Sul palco non ho visto semplicemente una bella donna. Nemmeno solo il talento di una cantante e showgirl. A catturarmi non è stata la benda sull’occhio, orgogliosa feritoia spalancata sul mondo, ma l'essenza invisibile che abita il potente involucro chiamato Gessica Notaro.

Tutto precipita il 10 gennaio 2017. Sotto casa, l’ombra dell’ex fidanzato tenta l’infame sortilegio: cancellare la sua identità gettandole in viso una bottiglia di acido. In quell’istante, mentre il fuoco le consuma i lineamenti, Gessica si inginocchia a terra e supplica: «Prenditi la bellezza, ma lasciami gli occhi per vedere il mondo».

Mentre l’occhio sinistro si spegne tra lampi intermittenti e il destro inizia a perdere i contorni, chiama la madre. Poi, nell'attesa dei soccorsi, prega la Madonna: «Se non diventerò cieca, farò di tutto per aiutare le donne vittime di violenza». Una promessa solenne. Scritta col sangue, pagata col respiro.

«Non riuscivo ad aprire la bocca. Tutti i giorni una fisioterapista mi massaggiava per cercare di risvegliare nei muscoli la memoria del movimento. Il corpo ricorda tutto, ma il mio volto era stato insultato a tal punto da non riuscire a fare altro che lottare contro l’invasore: le cicatrici».

Inizia così la biografia di Gessica, «Nata sotto una buona stella» (Mondadori), scrivendo di quelle cicatrici che, ricamate addosso come fili d’oro, sono frammenti preziosi di un’identità che rivendica il diritto di essere se stessa. Non le ha mai nascoste, Gessica, le sue cicatrici, conscia che i nostri punti deboli, se visti e accettati, sono in realtà i nostri punti di forza.

Ho incontrato Gessica due settimane fa al Lago di Monte Colombo, nel riminese, dove abita il palco dello spettacolo «Lo S-Varietà è Donna», scritto e diretto da Carlo Tedeschi, in scena fino al 9 settembre al Teatro Leo Amici. Sono trascorsi nove anni da quella notte che ha scoperchiato la sua esistenza.

Tra sketch e balli, Gessica mi sorprende come un petalo che all’improvviso spacca l'asfalto, nel raccontare la sua storia e la scelta consapevole di trasmutare il volto offeso in uno slancio verso una nuova sé, più consapevole. Più pienamente viva.

Le sue parole mi commuovono e toccano corde profonde. Una domanda mi esplode dentro: perché, quasi sempre, per tirare fuori l’oro che siamo dobbiamo toccare il fondo? Forse perché il coraggio abita il fondo del burrone? Quando cadiamo rovinosamente, infatti, si apre un bivio: sopravvivere da fantasmi o cavalcare l’esistenza facendone un capolavoro di rinascita?

Gessica è riuscita a vedere nell’ingiustizia subita un piano salvifico più grande. E tutto ha preso senso. I pezzi del puzzle, attratti da un magnete misterioso, si sono incastrati in un disegno pieno di luce per sé e per gli altri. «Abbiamo un enorme potere: sta a noi decidere di usarlo», scrive nella sua biografia. E noi? Lo stiamo usando?

Il mio augurio è che possiate anche voi incontrare il sorriso di Gessica perché vi mostrerà, come ha mostrato a me, quanta bellezza può fiorire dalle nostre macerie. Non dico sia facile, soprattutto quando si è a terra, ma ammirarlo nello sguardo fiero di chi prima di noi ce l’ha fatta, è una promessa di futuro. E una carezza sul cuore.

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