«Grande preoccupazione» per l'evoluzione della pandemia, che richiede l'«innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale» e la «riduzione delle interazioni fisiche e della mobilità».
È quanto ha messo a verbale il Comitato tecnico scientifico nella riunione di ieri al termine della quale, sottolineano fonti del Cts, «non è stato suggerito al governo alcun lockdown».
Nel corso della riunione gli esperti hanno anche auspicato una «tempestiva conclusione» della revisione dei parametri del monitoraggio, in modo da rendere «più rapida l'azione di contenimento/mitigazione» da attuare sia a livello nazionale che locale.
Nel Dpcm entrato in vigore oggi, spiegano ancora gli esperti, è stato inoltre previsto che le scuole di ogni ordine e grado devono passare in didattica a distanza nelle zone dove l'incidenza supera i 250 casi ogni 100mila abitanti. Questa stessa soglia il Cts l'aveva proposta lo scorso 8 gennaio per far scattare in automatico la zona rossa, ma era stata bocciata dai presidenti di Regione e poi accantonata dal governo che non l'aveva inserita nel Dpcm del 14 gennaio.Ora invece è stata recepita, ma solo per quanto riguarda le scuole e si è lasciato ai governatori la responsabilità di intervenire ulteriormente. Gli esperti hanno però ribadito al governo che alla limitazione dell'attività scolastica faccia seguito anche una limitazione degli altri servizi, compresa la chiusura dei centri commerciali.



