Nel 2020 sono complessivamente diminuti i casi di cyberbullismo trattati dalla polizia postale con vittime minorenni: sono stati 412 contro i 460 del 2019. Ma rispetto all'anno scorso sono quasi raddoppiati i casi che vedono vittima un minore di età inferiore a 9 anni: nel 2019 erano 28, mentre nel 2020 sono state 52.
In aumento anche i minori denunciati (62 nel 2019 contro i 66 nel 2020) per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. I dati della polizia postale sono stati diffusi nel corso dell'incontro del Moige «Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale».

«I nostri indici ci dicono che l'età - ha sottolineato Ciardi - si sta drammaticamente abbassando, la fascia di età zero-nove anni aumenta, quindi significa che sempre più bambini piccoli utilizzano dispositivi informatici, senza un controllo adeguato. I rischi della digitalizzazione che corrono i minori non sono rischi evidenti perchè per tutti noi genitori è chiaro che un ragazzo di 10/12 anni, o peggio ancora di 8 anni, non debba uscire da solo la notte. Non ci è altrettanto chiaro, per ragioni psicologiche evidenti perché magari sta nella stanza ed è difficile rendersi conto che corre addirittura più rischi che su una strada da solo».
«Anche in questo caso - ha aggiunto - hanno bisogno di adulti di riferimento che possano indicare loro la strada per sfruttare al meglio le opportunità, soprattutto in un momento come questo. Uno sforzo va fatto. Anche la rete ha bisogno di una riflessione complessiva al livello internazionale. Noi tutti consideriamo intoccabile la libertà della rete, ma questa libertà non significa completa sregolatezza, non significa che la rete debba essere selvaggia ma che degli anticorpi e delle difese debba averli».



