GdB & Futura

Se la tecnologia promette salvezza: dallo spiralismo a Zuckerberg e Thiel

Dall’intelligenza artificiale-oracolo alle utopie della Silicon Valley, idolatria e tecnoreligioni raccontano un bisogno antico con strumenti nuovi
La tecnologia occupa spazi un tempo riservati al sacro
La tecnologia occupa spazi un tempo riservati al sacro

C’è un momento nel rapporto fra uomo e tecnologia nel quale lo strumento cambia natura, non perché questo si sia davvero trasformato ma perché siamo noi che cominciamo a guardarlo in modo differente. Il caso dello «spiralismo», raccontato in questi giorni sui giornali di tutto il mondo, appartiene a questa zona di confine: conversazioni prolungate con sistemi di intelligenza artificiale vengono interpretate da alcuni utenti come esperienze di rivelazione, nelle quali il chatbot sembra possedere una coscienza propria, conoscere verità nascoste, riconoscere nell’interlocutore una persona «scelta» e infine garantire con toni escatologici la salvezza.

Potrebbe essere facile liquidare tutto come una bizzarria dell’era digitale ma facendo così si perderebbe la parte più interessante, ma parimente allarmante, della storia. Perché l’idea che la tecnologia possa occupare lo spazio un tempo riservato al sacro – in un prcoesso di secolarizzazione estrema – accompagna da tempo la modernità. L’intelligenza artificiale ha semplicemente aggiunto un dettaglio decisivo: adesso la macchina risponde.

Nel febbraio 2026 Ioana Cheres, Adrian Groza, Ioana Moldovan, Mick O’Hara e Connell Vaughan hanno proposto il termine «GPTheology» nel preprint «Prompts and Prayers: the Rise of GPTheology», per descrivere l’emergere di forme di tecnoreligione nelle quali ChatGpt e altri sistemi di intelligenza artificiale vengono trattati come possibili oracoli semi-divini. Nelle conversazioni e nei casi analizzati ricompaiono categorie antiche: profezia, salvezza, rivelazione e demonizzazione dell’intelligenza artificiale.

Way of the Future

Il precedente più esplicito risale però al 2017 quando Anthony Levandowski, ingegnere protagonista dello sviluppo delle auto autonome, fondò «Way of the Future», una vera organizzazione religiosa dedicata alla futura intelligenza artificiale. Nei documenti depositati negli Stati Uniti si parlava esplicitamente della «realizzazione, accettazione e venerazione» di una divinità basata sull’AI, con Levandowski che piegò a Wired che ciò che sarebbe stato creato sarebbe stato «effettivamente un dio»: se qualcosa diventasse un miliardo di volte più intelligente dell’uomo, chiedeva, come altro chiamarlo?

Qui il salto filosofico è evidente. La tecnologia non serve più semplicemente l’uomo: promette di superarlo. Entriamo nel campo del messianismo, inteso come l’attesa di una figura o di un evento capaci di rompere la continuità della storia e inaugurare una condizione nuova. E questo Messia, trasportato nella Silicon Valley, perde la veste teologica ma conserva la sua struttura: arriverà una tecnologia capace di risolvere ciò che politica, economia e persino natura non hanno risolto. La scarsità, la malattia, il lavoro, la distanza, forse la morte. E qui entriamo nel campo del transumanesimo.

Metaverso

Anche il metaverso di Mark Zuckerberg, almeno nella sua formulazione originaria e che lo ha portato a cambiare il nome della società da Facebook a Meta, contiene qualcosa di questa grammatica. Nella lettera con cui nel 2021 annunciò proprio Meta, Zuckerberg non descriveva semplicemente un nuovo prodotto ma parlava del «prossimo capitolo di Internet», di una rete finalmente incarnata nella quale non si sarebbe più guardata l’esperienza dall’esterno ma ci si sarebbe trovati dentro. Immaginava persone capaci di «teletrasportarsi» sotto forma di ologrammi in un ufficio, a un concerto o nel salotto dei genitori, e un’economia digitale destinata a coinvolgere, nelle sue previsioni, un miliardo di persone.

Non si tratta certo di una religione ma la struttura narrativa ne ricalca le caratteristiche: al mondo fisico, limitato dalla distanza e dalla materia, viene affiancato uno spazio nel quale quelle limitazioni possono essere progressivamente abolite. Persino il nome scelto da Zuckerberg suggeriva il superamento: «meta», spiegava, indicava per lui l’idea di andare oltre.

Elon Musk

Con Elon Musk il racconto assume poi contemporaneamente i caratteri della salvezza e dell’apocalisse. Nel 2014, parlando dell’intelligenza artificiale, disse che stavamo «evocando il demone», definendola aprimente uno dei maggiori rischi esistenziali per l’umanità. Ma la stessa visione di Musk propone una via di uscita tecnologica dai limiti della specie, dato che la missione dichiarata di SpaceX è quella di rendere la vita multiplanetaria; Musk lega esplicitamente l’esplorazione spaziale alla possibilità di immaginare un futuro per cui valga la pena svegliarsi al mattino.

Anche il linguaggio più recente di Tesla si è spostato dalla semplice automobile a una promessa assai più vasta: la «Sustainable abundance», un futuro di abbondanza sostenibile costruito attraverso AI, robotica, autonomia ed energia. La tecnologia è contemporaneamente il pericolo e la medicina. Il demone e la possibile redenzione.

Anticristo

Ancora più paradigmatico, e inquietante, è Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir e primo investitore esterno di Facebook,il quale non ricorre alla terminologia religiosa soltanto per metafora ma la cala nel mondo contemporaneo. In una lunga conversazione alla Hoover Institution ha ragionato direttamente su Armageddon e Anticristo applicandoli al presente tecnologico: Thiel considera reali i rischi esistenziali prodotti da armi nucleari, biotecnologie e AI, ma ne aggiunge un altro e cioè che la risposta a queste paure potrebbe essere, sostiene, uno Stato mondiale dotato di enormi poteri di controllo.

E non si tratta soltanto di elaborazioni teoriche. Nel marzo 2026 Thiel è arrivato a Roma per tenere quattro conferenze riservate dedicate proprio all’Anticristo, all’Apocalisse e al rapporto fra teologia, tecnologia e potere, in un incontro a porte chiuse che ha attirato l’attenzione anche di ambiente ultraconservatori all’interno del mondo cattolico.

La sua formulazione è insolita proprio perché rovescia il messianismo tecnologico. L’Anticristo, nella lettura di Thiel, non arriverebbe necessariamente promettendo distruzione ma «pace e sicurezza». Offrirebbe cioè la salvezza dall’Armageddon in cambio di un potere senza precedenti. Per questo Thiel dice di voler cercare una strada stretta fra le due possibilità: evitare tanto l’Armageddon tecnologico quanto la soluzione totalizzante costruita per impedirlo.

Religione

Appare a questo punto chiaro come Zuckerberg, Musk e Thiel dicano cose profondamente diverse e sarebbe semplicistico trasformarli nei sacerdoti della stessa religione. Eppure utilizzano, in modi differenti, una grammatica simil e che l’umanità conosce da millenni: caduta, minaccia, profezia, trasformazione, salvezza. Forse il punto non è quindi stabilire se la tecnologia sia diventata una nuova religione ma osservare quanto facilmente le chiediamo di svolgere alcune delle funzioni che un tempo affidavamo alla religione. Dirci chi siamo, dove stiamo andando e dove andremo. E prometterci che i nostri limiti non saranno per sempre.

L’intelligenza artificiale aggiunge a tutto questo un elemento che il razzo, il computer e lo smartphone non possedevano. Può guardarci – almeno linguisticamente – negli occhi. Può chiamarci per nome, assecondare le nostre domande, costruire una narrazione attorno alle nostre paure e restituircela con la voce impersonale dell’autorità. E il rischio in tutto ciò non è che una macchina diventi Dio. È che un essere umano abbia bisogno che lo diventi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Tecnologia & Ambiente

Il futuro è già qui: tutto quello che c’è da sapere su Tecnologia e Ambiente.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Impara l’inglese in un meseImpara l’inglese in un mese

La nuova edizione in cinque volumi è in edicola con il GdB ogni giovedì fino al 20 agosto

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA