Da strumenti a menti: l’AI forte è il Sacro Graal del mondo tecnologico

Ora il traguardo della ricerca tecnologica mira a superare le Colonne d’Ercole, per smetterla di costruire strumenti e iniziare a costruire menti. Tra il fiorire di sistemi di AI sempre più potenti e raffinati, resta infatti un obiettivo che è il Sacro Graal di matematici e scienziati: l’intelligenza artificiale generale (Agi, o AI Forte).
Con questa definizione si intende un software capace di imparare qualsiasi compito, passare da un ambito all’altro, adattarsi a ciò che non ha mai visto prima e risolvere problemi che non sono stati contemplati nella fase di programmazione e addestramento da parte degli uomini. Facendo un esempio, è come se un sistema potesse diagnosticare una malattia e al contempo progettare un edificio, scrivere la partitura di un brano oppure sviluppare un complesso codice informatico.
È un salto «quantico» – termine non casuale, dato che i nuovi supercomputer potranno in questo senso rappresentare una svolta –, un passaggio dalla competenza alla comprensione.
Attualmente però siamo ancora in una fase ipotetica, con limiti che sono sia di natura ingegneristica sia epistemica. Gli attuali modelli infatti, pur molto efficaci nell’apprendere da grandi quantità di dati, non possiedono una reale comprensione del mondo né solidi meccanismi di ragionamento causale, memoria stabile e coerenza logica. Inoltre presentano limiti strutturali legati ad alti costi computazionali ed energetici, difficoltà di scalabilità e problemi nel garantire controllo, affidabilità e capacità di generalizzare fuori dai casi già visti.
Ecco perché l’intelligenza artificiale generale resta ancora un miraggio, una sorta di Terra promessa – e anche qui la scelta delle parole non è casuale, data l’attesa messianica dell’Agi in certa parte del mondo tecnologico –, che davvero trasformerebbe il mondo in cui viviamo. Forse persino la nostra realtà.
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