Altman 1 Musk 0. Più o meno. Un tribunale californiano ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dal patron di Tesla, che chiedeva 134 miliardi di dollari di risarcimento a OpenAI e Microsoft – investitore principale –, accusandoli di avere tradito l’iniziale spirito non profit della società. Un passo indietro: proprio Elon Musk, insieme all’attuale ceo Sam Altman, era stato fondatore della startup di intelligenza artificiale, oggi tra i principali attori mondiali del settore, se non il principale.
Le rivendicazioni del magnate di Starlink vertono tutte su un punto. OpenAI a suo dire avrebbe abbandonato la via filantropica e umanista degli inizi, sacrificando in nome del profitto il suo scopo principale: rendere il mondo partecipe dei suoi risultati, senza trarne profitto. Al di là degli aspetti procedurali - la richiesta è stata ritenuta irricevibile per motivi tecnici sulle tempistiche e non di merito - ciò che stupisce è la faccia tosta di Musk.
Che l’uomo più ricco della Terra, il tecnocrate di destra in bilico tra anarcocapitalismo e suprematismo bianco, tacci un competitor, perché questo per lui è ormai OpenAI, di comportamento immorale ha dell’assurdo. Certo, l’AI è un frutto che tutti vogliono cogliere e Altman non è certo un santo. Con ChatGpt ha guadagnato e guadagnerà cifre mostruose, somme tali che anche solo poter parlare di visione umanocentrica risulta ridicolo. Lo è ancora di più però il desiderio di vendetta di Musk, che proprio sul fronte intelligenza artificiale ha scoperto di avere un tallone d’Achille. Ovviamente parlando in termini di business.
Ecco quindi che scagliarsi contro l’ex socio risulti per lui, prodotto e insieme generatore di un mondo iroso e tracotante, normale: un modo per stringere l’avversario in un angolo e guadagnarci. Perché in fondo è di questo che stiamo parlando, non di valori, non di idee, ma di semplici, sonanti denari.





