Combattere una guerra con l’intelligenza artificiale

È stato Claude a colpire Teheran, a uccidere Khamenei e a decapitare il regime iraniano? Non ci sono conferme o smentite, guai a dirlo, ma tutti gli indizi portano alla stessa conclusione: americani e israeliani lo hanno usato. Claude è il nome proprio dei modelli di intelligenza artificiale di Anthropic che hanno guidato missili e droni verso l’obiettivo strategico. Contro Khamenei sabato scorso così come per catturare Maduro, a Caracas in Venezuela, due mesi fa. E dire che proprio settimana scorsa il Pentagono aveva bloccato Anthropic e i suoi creatori, sottoponendoli al Defense production Act come inaffidabili e pericolosi nemici della patria.
Quella tecnologica è forse la contraddizione più insidiosa della guerra che infiamma il Medio Oriente. Al centro della storia sta Anthropic, una company creata da due fratelli di origine italiana, Dario e Daniela Amodei. Entrambi vengono da OpenAI ed hanno avuto un ruolo determinante nella nascita di ChatGPT. Hanno creato Anthropic perché, dopo la malattia e la morte del padre perché «la ricerca è arrivata troppo tardi» – come hanno più volte spiegato –, hanno puntato ad un sistema di intelligenza artificiale «per e intorno all’uomo».
Hanno chiamato i loro modelli Claude in onore di Claude Shannon, padre dell’informatica «accessibile e amica». Anthropic è per statuto una «public benefit corporation», ha come finalità di produrre benefici per la società. Ma gli affari sono affari: un contratto con il Pentagono da 200 milioni di dollari non è poco e gli Amodei lo sottoscrivono. Tutto bene finché Donald Trump non mette a segno il golpe in Venezuela. In quel caso i patron di Anthropic sospettano che i loro modelli siano stati usati al di là dei limiti che avevano concordato.
Gli investitori lasciano i mercati asiatici, timori per l'inflazione. La guerra in Medio Oriente spinge i prezzi del petrolio. Vendite aggressive dei titoli dell'Intelligenza artificiale. #ANSA https://t.co/LJ6YZrBOv5
— Agenzia ANSA (@Agenzia_Ansa) March 4, 2026
Questo fa scontrare Dario Amodei con il Segretario della guerra Pete Hegseth. Amodei non vuole che il suo Anthropic venga usato per controlli di massa (sono contro la democrazia, dice) e per armamenti che non siano supervisionati dall’uomo perché non si può lasciare ad un’arma la decisione di uccidere. Hegseth invece pretende di poter impiegare quel sistema «per ogni uso concesso dalla legge».
Amodei replica: le leggi in vigore non sono adeguate ai rischi dell’intelligenza artificiale, vanno interpretate o cambiate. E il rapporto salta. Nel frattempo Usa e Israele vanno all’attacco dell’Iran e i modelli di Anthropic non si possono sostituire sui due piedi, anche se ci sono San Altman di OpenAI e Elon Musk con XAI già pronti a prenderne il posto. Così Claude va alla guerra. Accade perché i modelli di Anthropic sono stati inseriti nei software di Palantir, nei sistemi di Gotham.
Mai sottovalutare i nomi, avevano ragione i latini: sono presagi. Palantir richiama le sfere magiche del Signore degli Anelli di Tolkien, e come quelle offre sistemi che comunicano al di là di ogni barriera e vedono il futuro. Gotham – così si chiama il sistema bellico che Palantir vende a peso d’oro a eserciti e servizi di intelligence – è la città del supereroe Batman. Questo è l’orizzonte di riferimento dei loro creatori, il misterioso e inquietante Peter Thiel, teorico dell'universo governato dalla tecnologia che disserta sull’Anticristo, e il suo braccio operativo Alex Karp, fedelissimo di Netanyahu e di Trump.
Loro dichiaratamente non si fanno scrupoli a usare la tecnologia in tutta la sua potenza, anche e soprattutto in teatri di crisi e guerre. Eterogenesi dei fini per Anthropic e la visione umanistica dei fratelli Amodei? Non solo. La questione che deflagra con la guerra è nevralgica: come si scioglie il dilemma fra lo slancio della ricerca tecnologica e i confini dell’etica? Qualche osservatore vede in questo scenario la replica dei turbamenti suscitati tra gli scienziati chiamati a Los Alamos attorno a Oppenheimer a costruire la prima bomba atomica: euforia delle scoperte e paure dell’ignoto.
Ma l’intelligenza artificiale non è una bomba, è molto di più: sa condurre sciami di missili e droni, può controllare e schedare milioni di persone, sa scovare ognuno grazie al riconoscimento di dati antropometrici, può mettere fuori gioco reti di comunicazione e forniture essenziali, può dominare masse impressionanti di dati, può disorientare sistemi necessari per vivere e sopravvivere… fino a sfuggire al controllo di chi l’ha azionata. I ricercatori come Amodei sono l’incarnazione della sfida: spingono la ricerca fino all’estremo e poi vorrebbero salvare il mondo dalla tecnologia che loro stessi stanno costruendo. Ma come? Quando? E da chi? Dibattito infuocato in Occidente.
Senza contare l’altra metà del mondo: se anche da noi venissero posti limiti invalicabili e regole, cosa farebbero Cina, Russia? Pechino e Mosca non hanno mai mostrato di avere remore. Il timore che viene avanzato è dirimente: noi ci limitiamo e loro ci sottometteranno? Dario Amodei una risposta ce l’ha: l’Occidente vincerà se manterrà il suo primato tecnologico, e con esso i suoi valori di libertà, giustizia e democrazia. Come a dire: se a prevalere sarà la dimensione antropica, non le distopiche terre di mezzo e le città dei supereroi. Ancora una volta attenzione ai nomi: Gotham in epoca feudale significava «città dei folli».
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