Cinque anni consecutivi di crescita non possono essere considerati un rimbalzo post-pandemia, ma il segnale di un settore che ha ritrovato una propria solidità. I dati presentati ieri da Unioncamere Lombardia confermano come l’edilizia lombarda continui a correre anche nel 2026, sostenuta dalle infrastrutture pubbliche e dai cantieri del Pnrr, mentre Brescia consolida il proprio ruolo di protagonista regionale, seconda provincia per numero di occupati nelle costruzioni. Il quadro economico è positivo, ma sono molte le incognite che gravano sul settore: l’impennata dei costi delle materie prime, alimentata dalla crisi in Medio Oriente, e il rallentamento del mercato residenziale rischiano di frenare la crescita.
I numeri
Secondo l’indagine Unioncamere, il volume d’affari del comparto dell’edilizia lombardo è aumentato del 3,7% nel 2025, dopo il +4,1% del 2024 e il +8% del 2023. A sorpresa il primo trimestre del 2026 registra un balzo del 7% tendenziale, segnale di una domanda ancora robusta, soprattutto nel segmento delle opere pubbliche. La crescita si riflette anche sul mercato del lavoro. In Lombardia gli addetti delle costruzioni salgono a 381mila, con un incremento dell’1,5%, pari al 9% dell’occupazione regionale, mentre le imprese attive scendono a circa 130mila (-1,5%), confermando un processo di selezione del mercato che premia le aziende più strutturate.
La provincia Brescia
In questo scenario Brescia consolida il proprio ruolo di locomotiva lombarda del settore. La provincia conta 56.302 addetti, in crescita del 2,3%, il dato più elevato della Lombardia dopo Milano (144.570), e rappresenta il 10,8% dell’occupazione provinciale, un’incidenza superiore alla media regionale del 9%. Bergamo segue con 51.319 occupati (+0,7%), mentre Monza Brianza raggiunge 27.298 addetti (+2%), Varese 22.641 (+0,2%) e Como 17.421 (-0,5%). Soltanto Milano supera Brescia per dimensione assoluta del comparto, confermando il peso strategico della filiera bresciana delle costruzioni.
«Il comparto si conferma un pilastro fondamentale per l’economia e l’occupazione del nostro territorio - osserva il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio –. La solidità dimostrata dalle imprese deve però essere accompagnata da politiche capaci di sostenere investimenti, innovazione e competenze».
Sulla stessa linea l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi: «Stiamo lavorando per sostenere una filiera strategica attraverso edilizia sostenibile, economia circolare, innovazione e collaborazione con le startup. Formazione e nuove tecnologie saranno decisive per rendere il settore attrattivo anche per le nuove generazioni».
Più prudente il presidente di Ance Lombardia, John Bertazzi, che richiama l’attenzione sulla necessità di garantire continuità agli investimenti: «Le imprese operano in un contesto caratterizzato da costi elevati e forte incertezza normativa. Al comparto dell’edilizia servono regole chiare, tempi autorizzativi certi e una programmazione stabile degli interventi».
I nodi ancora aperti
L’avvio del 2026 evidenzia tuttavia due velocità. Da una parte il mercato delle infrastrutture pubbliche continua a beneficiare della spinta dei cantieri legati al Pnrr: il 68% delle imprese che operano nel settore pubblico dichiara infatti un aumento del volume d’affari. Dall’altra emergono segnali di rallentamento nel comparto residenziale e nelle ristrutturazioni, dove le aspettative sulla domanda di nuovi lavori sono negative e pesano la fine degli incentivi, l’aumento dei costi e un mercato più prudente.
A complicare il quadro sono i rincari delle materie prime, alimentati dall’impennata dei costi energetici. Il 26% delle imprese indica oggi il costo dei materiali come principale criticità, davanti alla debolezza della domanda (20%).
Le prospettive per la seconda parte dell’anno restano contrastanti. Il portafoglio ordini garantisce continuità ai cantieri in corso, soprattutto nelle opere pubbliche, ma la domanda di nuovi lavori mostra segnali di raffreddamento, in particolare nel comparto residenziale.




