L’innovazione è nel dna di Copan da oltre quarant’anni e continua a rappresentare il motore della crescita del gruppo. Ed è dalla stessa spinta che nasce anche il percorso di sostenibilità intrapreso dall’azienda bresciana. «Da più di cinque anni affrontiamo questi temi in modo strutturato – spiega Leonardo Perini, responsabile del dipartimento Global energy, sustainability & infrastructure del gruppo –. Per noi la sostenibilità è una leva di crescita e competitività, che aiuta a orientare investimenti, innovazione e scelte industriali».
Un percorso seguito insieme a Paola Camossi, referente delle attività di sostenibilità di Copan, che coinvolge le tre dimensioni Esg e continua ad arricchirsi di nuovi strumenti. «Oggi stiamo lavorando al calcolo della carbon footprint dei prodotti, per capire dove siamo dal punto di vista della sostenibilità e individuare nuove opportunità di miglioramento» spiegano.

Energia
Fondata nel 1979 e con quartier generale a Brescia, Copan ha rivoluzionato il settore grazie al tampone floccato, diventato uno standard mondiale e protagonista anche durante la pandemia da Covid-19. Negli anni il gruppo ha affiancato ai dispositivi monouso una divisione dedicata alle automazioni, ampliando il proprio ruolo lungo la catena diagnostica. «L’automazione consente di ottimizzare i processi, ridurre errori e sprechi, migliorare la tracciabilità dei dati e aumentare la qualità delle diagnosi – aggiunge Perini –. Inoltre permette di alleggerire il lavoro ripetitivo degli operatori».
L’efficienza energetica rappresenta uno dei principali fronti di intervento. Copan, che oltre alle sedi italiane dispone di stabilimenti negli Stati Uniti e in Cina ed è in fase di apertura di un nuovo sito produttivo in Vietnam, sta estendendo a livello globale sistemi di monitoraggio dei consumi energetici in tempo reale. «Lavoriamo da anni sull’autoproduzione di energia. Abbiamo oltre 1,5 megawatt installati sui tetti dei nostri edifici e puntiamo ad aumentare ulteriormente la quota di energia autoprodotta» spiega Perini. Una strategia che consente di ridurre costi ed emissioni, aumentando al tempo stesso la resilienza energetica del gruppo.
Ambiente
Sul fronte ambientale l’attenzione è rivolta soprattutto alle emissioni indirette legate alla logistica e ai trasporti. Per questo il gruppo punta a regionalizzare sempre di più le produzioni e a costruire catene di fornitura locali, valutando i fornitori anche attraverso criteri Esg. Nel biomedicale, tuttavia, la sostenibilità deve confrontarsi con rigorosi vincoli normativi: i dispositivi monouso devono garantire standard elevatissimi di sicurezza e tracciabilità. Per questo non sempre è possibile utilizzare materiali riciclati, mentre sul packaging l’azienda dovrà incrementare l’impiego di materiali riciclabili.
Sociale
Dal punto di vista sociale Copan «può contare su una lunga tradizione di attenzione alle persone, dall’asilo aziendale alla collaborazione con cooperative sociali, fino ai rapporti con università e giovani talenti – aggiunge Perini –. Il legame con il territorio resta forte: i centri di ricerca sono a Brescia e gran parte della filiera, soprattutto della automazione, si sviluppa nel raggio di pochi chilometri».
In questa prospettiva si inserisce anche il nuovo impianto E-Beam, recentemente inaugurato da Copan, che, mediante un acceleratore di particelle, consente la sterilizzazione con raggi Beta. È stato pensato per operare principalmente a servizio dei prodotti biomedicali Copan. Fornisce la possibilità di svolgere internamente questa fase strategica consentendo di ridurre i trasporti, di rafforzare il controllo diretto sul processo e mantenendo elevati standard di qualità e tracciabilità.
Guardando al futuro la direzione è tracciata: «Dobbiamo continuare a efficientare i processi, ridurre l’impatto ambientale e aumentare l’autonomia energetica – conclude Perini –. Ma soprattutto continuare a innovare: sempre più malattie dovranno essere individuabili grazie ai nostri prodotti e noi lavoriamo ogni giorno per migliorare la qualità della diagnosi, a beneficio finale del paziente».



