La monocoltura in viticoltura, cioè la coltivazione estesa e continuativa della sola vite su ampie porzioni di territorio, è fonte di problemi ambientali e sanitari, e sta causando perdita di biodiversità, declino di impollinatori e insetti utili, maggiore vulnerabilità delle piante a parassiti e malattie, e impoverimento del suolo. Le conseguenze di queste situazioni portano spesso i coltivatori a ricorrere a fitofarmaci e pesticidi, aumentando gli impatti su qualità del suolo, acqua e aria.
Il progetto
Che le cose non possano continuare in questo modo ancora per molto è ormai chiaro sia ai produttori che agli agronomi. Così, per la prima volta in Italia e secondo caso in Europa dopo la Francia, un gruppo di lavoro si è mosso ed ha elaborato un innovativo progetto per arricchire con nuove piante e arbusti i campi che ospitano monoculture viticole, migliorando il rapporto tra attività agricola ed ecosistema naturale. Il progetto si chiama «VitiSilvA – Viticoltura e Selvicoltura in Agroforestazione» ed è stato costruito dallo studio agronomico Sata (coordinatore), dalle Università statali di Milano, Modena e Reggio Emilia, e da sei aziende vinicole, tre franciacortine - Corte Bianca di Provaglio d’Iseo, Mosnel di Passirano e Villa Franciacorta di Monticelli Brusati – e tre dell’Oltrepò Pavese – Frecciarossa, Cordero San Giorgio e Tenuta Mazzolino.
Il responsabile scientifico del progetto è il professor Lorenzo Rossi dell’ateneo milanese, il finanziatore è Regione Lombardia attraverso l’intervento dedicato ai gruppi operativi Pei Agri.

Il punto
La presentazione è stata fatta ieri mattina a Brescia, negli uffici regionali di via Dalmazia. Gli interventi sono stati aperti dall’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi, che ha ricordato come la sperimentazione proposta da Sata si inserisca «In un percorso che sta contribuendo a rafforzare la reputazione del settore vitivinicolo lombardo, a fronte di un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo in cui la capacità di innovare è un elemento distintivo per le imprese».
A entrare nei dettagli del lavoro invece è toccato all’agronomo e fondatore del gruppo Sata Piero Donna, e al professore Lorenzo Rossi, scienziato studioso dei suoli. Donna ha ricordato che «La viticoltura è sempre più esposta a ondate di calore, siccità, gelate tardive ed eventi meteorologici estremi, e per affrontare queste sfide occorrono nuove strategie, capaci di coniugare qualità produttiva e tutela dell’ambiente. Con VitiSilvA si vuole studiare su basi scientifiche il potenziale dell’agroforestazione, una pratica che integra alberi e altre strutture vegetali nei sistemi agricoli. L’obiettivo è capire in che modo questi elementi possano mitigare gli stress climatici, migliorare la salute dei suoli e rendere i vigneti più resilienti. I ricercatori analizzano le interazioni tra la vite e la vegetazione circostante, osservando lo sviluppo degli apparati radicali, le temperature delle chiome e delle gemme, la crescita delle piante e la maturazione delle uve».
«Una parte importante dello studio riguarderà il suolo - ha sottolineato il professor Rossi - di cui in Europa vanno perse 970 milioni di tonnellate l'anno per erosione. Una delle soluzioni per evitarlo è non realizzare monocolture. Nel nostro progetto, con strumenti avanzati (speciali finestre di osservazione del sottosuolo) sarà anche possibile approfondire le dinamiche che regolano la competizione tra le radici e l’accesso alle risorse idriche».



