Il Franciacorta è diventato un brand affermato, un simbolo di qualità, un marchio di prestigio. Ora deve trasformare questo patrimonio di reputazione in nuovi consumatori. L’indagine Ipsos-Doxa realizzata dal Consorzio Franciacorta fotografa un paradosso: il 94% degli italiani conosce la denominazione, ma solo uno su due dichiara di consumarla e appena il 18% la indica tra i propri spumanti preferiti.
Presidente Emanuele Rabotti, questi dati sono un campanello d’allarme?
Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Il 94% di notorietà è una grande soddisfazione: vent’anni fa questo dato era molto più basso. Non abbiamo conquistato solo conoscenza, ma anche capacità di scelta e apprezzamento. Oggi, nella galassia delle bollicine, il Franciacorta è un riferimento, un prodotto di grande prestigio senza essere diventato un prodotto di lusso. Ci sono vini che costano meno, ma hanno anche contenuti diversi. Quando compro una bottiglia di Franciacorta, anche la più costosa, trovo un rapporto con la qualità eccezionale: un contenuto di alto livello senza prezzi proibitivi. Quel 50% di consumatori, sono convinto, è destinato a crescere.

Glamour, moda e grandi eventi hanno contribuito a costruire questa immagine. È l’ora di mettere al centro il territorio?
Guardiamo a 360 gradi. La moda ci ha aiutato a essere visibili anche su livelli che prima non riuscivamo a raggiungere. Ma territorio, persone, filiera e natura sono argomenti altrettanto importanti, sui quali siamo molto sensibili e stiamo lavorando. Dobbiamo far conoscere non soltanto il prodotto, ma anche ciò che lo rende possibile.
Dall’indagine una doppia sfida: i giovani e fare diventare il Franciacorta un vino non solo riservato per le occasioni speciali.
Quello dei giovani sta diventando quasi un luogo comune. In realtà le nuove generazioni hanno attenzione per il vino di qualità, per come viene prodotto, per la filiera, il rispetto dell’ambiente e il legame col territorio. Cercano il Franciacorta, senza i dogmi che avevamo noi da giovani. Quando ho iniziato a lavorare con i miei genitori, le vendite raggiungevano il picco a dicembre. Oggi siamo riusciti a distribuire i consumi in modo più costante durante l’anno. Certo, a Natale c’è ancora più euforia, ma il prodotto è apprezzato in tutte le stagioni. Oggi c’è la moda del gin tonic, come in passato c’erano altre abitudini, ma vedo nei giovani curiosità ed entusiasmo. E il vino di qualità sta tornando anche a tavola: il Franciacorta non è soltanto un aperitivo o un brindisi, perché le sue caratteristiche lo rendono facile da abbinare al cibo.
Ad a un anno e mezzo dall’inizio del suo mandato, quale bilancio traccia?
Premetto che non ho voluto cambiare rotta, ma dare continuità al lavoro svolto da chi mi ha preceduto, guardando avanti puntando sulla crescita, la salvaguardia e la conoscenza del Franciacorta e del territorio. Credo sia fondamentale mantenere lo spirito che ci unisce come produttori: non soltanto sotto il profilo imprenditoriale, ma culturale. Non facciamo semplicemente vino con il metodo della rifermentazione in bottiglia: dietro il lavoro in cantina c’è una cultura che comprende il rispetto per l’ambiente, le persone e il territorio.
Parliamo di territorio, ma secondo l’indagine, metà degli italiani non sa collocare la Franciacorta sulla carta geografica.
È proprio questo il motivo per cui abbiamo voluto la ricerca: capire cosa siamo e cosa dobbiamo ancora fare. Oggi il Franciacorta è un vino di riferimento per il mercato; i nostri numeri sono buoni nonostante la fase complessa del settore. L’indagine ci dice che abbiamo davanti un mercato che può ancora conoscerci meglio.

Il Consorzio riunisce 125 cantine, diverse per dimensioni e capacità di investimento. Come si cresce senza lasciare indietro i più piccoli?
Penso al consorzio come una grande squadra di calcio: servono grandi attaccanti, portieri, difensori e centrocampisti. Ognuno deve svolgere il proprio ruolo in base alle possibilità e alla vocazione. Un piccolo artigiano specializzato ha un valore importantissimo, perché racconta la struttura del territorio e la cultura che si ritrovano in una bottiglia. Ci sono produttori piccoli che fanno cose meravigliose e contribuiscono ogni giorno alla valorizzazione della Franciacorta. La coesione è un nostro punto di forza: il piccolo permette al grande di esistere e il grande consente al piccolo di mantenere il proprio spazio. Insieme possiamo rispondere meglio ai consumatori.
Il cambiamento climatico impone nuovi investimenti. Quanto vi preoccupa?
Lo osserviamo con attenzione. Facciamo ricerca su piante, vitigni e incroci più resilienti, per mantenere una produzione di qualità nelle condizioni climatiche che cambiano. Non abbiamo iniziato ieri: lavoriamo da anni. La vite resiliente, ma dobbiamo studiare e sperimentare, tenendo insieme qualità, ambiente e territorio.
Sul fronte internazionale, quali mercati possono sostenere la crescita? E come si affronta il confronto con lo Champagne?
Guardi la soddisfazione più grande è stato vedere che in alcuni Paesi il Franciacorta ha acquisito una propria identità: ad una manifestazione a Zurigo le persone entravano e chiedevano direttamente Franciacorta. Paragonare il nostro vino allo Champagne è come confrontare un Bordeaux con un Chianti: i territori e le caratteristiche sono diversi. Le zone capaci di produrre bollicine di alto livello col metodo classico sono pochissime e la Franciacorta è una di queste. Oggi il nostro vino è apprezzato per la sua qualità. I mercati europei più vicini sono fondamentali; il Giappone ci dà conferme importanti; negli Stati Uniti registriamo interesse, anche se ora il contesto geopolitico crea una fase di attesa. Seguiamo questi segnali e lavoriamo per consolidare la presenza internazionale, anche attraverso appuntamenti come Wine Paris.
Quale sarà la priorità nella seconda parte del suo mandato?
Potenziare il dialogo con i consumatori, coinvolgere i giovani e valorizzare sempre di più la cultura del territorio. Dire le cose è facile; noi preferiamo lavorare con costanza e tenacia. Il vino è un momento, ma deve diventare un tutt’uno con il territorio che lo esprime. Abbiamo lo spirito e la coesione per continuare a crescere: la sfida è far conoscere questa ricchezza a un pubblico sempre più ampio.




