brescia. Un mese di agosto caldissimo per il latte bresciano. Da molti punti di vista: produttivo, di mercato e di sopravvivenza imprenditoriale per molte aziende agricole vista, anche la situazione critica di Bresciangrana. Non è solo, quindi, per le temperature rilevate quotidianamente che portano grandissime apprensioni nelle stalle. Con il caldo intenso, il più elevato della storia, anche nelle ore notturne, nelle stalle da latte le vacche entrano in stress termico molto più di quanto si possa immaginare: mangiano meno, bevono moltissimo, respirano rapidamente e producono meno latte, circa il 10% rispetto ai mesi precedenti.
L’allarme è scattato da giorni se non da settimane ormai. E le temperature record si sommano all’emergenza idrica in Pianura Padana e la scarsità dei foraggi.
I rincari
In più, a complicare il quadro economico degli allevatori intervengono anche i continui rincari del gasolio agricolo, l’aumento dei costi energetici (superiore al 15%) e il rischio costante di blackout elettrici.
Sul fronte dei mercati, la situazione è delicata: il nostro paese si avvia verso una produzione record per l’anno in corso di circa 1,4 milioni di tonnellate, in aumento di circa il 5% rispetto al 2025, ma la domanda non sembra riuscire ad assorbire completamente l’offerta, con inevitabili tensioni sui prezzi. Il prezzo del latte crudo alla stalla in Lombardia, dopo i 54 centesimi riconosciuti a gennaio, i 53 a febbraio ed i 52 a marzo, si attesta tra i 47 e i 48 centesimi al litro nella prima metà del 2026, con un accordo recente che prevede una crescita graduale fino a 50 centesimi al litro entro la fine dell’anno.
Il prezzo concordato per il trimestre primaverile (aprile-giugno 2026) è stato di circa 47 centesimi al litro. L’intesa definita a metà 2026 stabilisce un percorso di crescita: 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre, e 50 centesimi al litro per novembre e dicembre 2026. Il mercato deve poi fare i conti con la concorrenza del latte spot e le fluttuazioni dei costi di produzione per gli allevatori.
La vertenza
In questo panorama si inserisce, tra l’altro, la vicenda Bresciangrana, il caseificio di Cignano di Offlaga specializzato nella produzione di Grana Padano dop che, dopo lo stop del 3 agosto, ha comunicato che riprenderà il ritiro, dal 10 agosto, ma con una nuova modalità: l’offerta viene rinnovata settimana per settimana.
Il prezzo comunicato – ad oggi – è di 36 centesimi al litro salvo eventuali componenti legate alla qualità o condizioni specifiche del singolo conferimento. Alle analisi della situazione ed alle sollecitazioni di Coldiretti e Confagricoltura Brescia l’assessore regionale all’agricoltura, Alessandro Beduschi, ha prontamente risposto: «È mia intenzione – ha detto – convocare un Tavolo latte ai primi di settembre, alla riapertura del Tribunale di Brescia e al termine della sospensione feriale dei termini processuali, quando, appunto, le vicende amministrative e giudiziarie saranno più chiare».
Il contesto Bresciangrana è particolarmente significativo visto che lavora 1.230 quintali di latte al giorno e, se interrompe il conferimento, rischia di perdere rapidamente la propria filiera; per questo le prossime settimane saranno decisive. Arriverà un soggetto disposto a mettere liquidità immediata e contemporaneamente a garantire il ritiro del latte ai prezzi da riconoscere, secondo gli accordi stipulati, ai produttori?
I numeri provinciali
La nostra provincia è capitale del latte con 279mila capi da latte in produzione (mediamente 257 capi per allevamento) pari al 30% della regione ed il 13% a livello nazionale. Se poi analizziamo il comparto del Grana padano possiamo rilevare come nel 2025 siano state prodotte oltre 6 milioni di forme (+7,43% rispetto al 2024) ed ha raggiunto una quota del 44,1% del mercato dei formaggi duri nella Gdo, contro - ad esempio - il 31,5% del Parmigiano Reggiano. Ma la produzione è cresciuta molto più delle vendite. È un agosto caldissimo per gli allevatori di latte.



