Se la comunicazione di venerdì scorso era stata uno shock, con Bresciangrana che annunciava ai suoi quasi cinquanta conferitori-allevatori che dal 3 agosto non avrebbe più ritirato il latte per la produzione del Grana Padano, quella data ieri sulla ripresa del ritiro da lunedì prossimo 10 agosto ha l’impatto della «buona notizia», ma non è comunque priva di elementi che lasciano dubbi.
Innanzitutto perché, come confermato dagli stessi produttori, negli ultimi conferimenti di luglio (circa 1.230 quintali al giorno) il latte veniva pagato tra i 46 e i 48 centesimi al litro, mentre da lunedì verrebbe pagato 36 centesimi, e poi perché – e questo lo pensano anche le associazioni di rappresentanza – questi repentini cambi di posizione da parte della società di Cignano di Offlaga stanno ingenerando confusione e minando la fiducia delle aziende agricole.
Il punto
Il lavoro sulla vicenda che ha portato a questo primo risultato positivo ha coinvolto negli ultimi giorni anche Regione Lombardia, che con l’assessore all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, ha rivelato l’intenzione di «Convocare un Tavolo latte presieduto da Regione Lombardia ai primi di settembre, alla riapertura del Tribunale di Brescia e al termine della sospensione feriale dei termini processuali, quando la vicenda sarà più chiara».
Sempre Beduschi ha spiegato di essere «di fronte a un quadro complesso, in particolare per i produttori di latte e conferitori, che devono poter contare su un futuro certo e su remunerazioni allineate all’attuale situazione di mercato, anche perchè Brescia è la prima provincia italiana per volume di latte prodotto, con consegne che tra gennaio e maggio scorsi hanno raggiunto le 787.547 tonnellate, con un incremento tendenziale del 2,7%».
Dalle associazioni
Per la presidente Laura Facchetti di Coldiretti Brescia: «I singoli produttori valuteranno in autonomia le decisioni più opportune da prendere per il futuro delle loro aziende, ma noi come Coldiretti possiamo dire con soddisfazione di aver tutelato gli allevatori grazie all'intensa attività sindacale svolta anche per l’intervento del nostro presidente nazionale, che ha fruttato la garanzia della collocazione del latte delle aziende coinvolte, evitando che i produttori rimanessero senza sbocchi. Chi pensava di mettere in ginocchio gli allevatori, speculando sul loro lavoro, non ha raggiunto il suo obiettivo. Stiamo valutando anche di chiedere direttamente risarcimenti per i danni arrecati alle imprese per il mancato rispetto delle norme nazionali sugli obblighi di ritiro del latte e per il mancato preavviso, perché per noi la tutela degli allevatori viene prima di ogni altra cosa».
Presa di posizione decisa anche quella di Confagricoltura Brescia, che con il suo presidente Oscar Scalmana ha detto di ritenere «troppo impulsiva la lettera inviata da Bresciangrana ai produttori di latte bresciani venerdì scorso, visto che la questione riguarda un prodotto altamente deperibile, e che non si può stoccare come si sarebbe potuto fare con altre merci agricole. La situazione – ha continuato Scalmana – oltre a creare difficoltà di lavoro e commerciali alle stalle coinvolte, ha generato confusione e soprattutto ha minato la fiducia nei confronti della società di Offlaga e del gruppo che la dirige. E questo tra chi ha rapporti di lavoro quotidiani rischia di essere un problema serio».



