Un’impostazione «ideologica e punitiva» nei confronti di un comparto che negli ultimi anni ha investito in modo significativo nell’economia circolare. Così Coldiretti e Filiera Italia hanno contestato duramente le conclusioni della Commissione Europea che conferma il limite massimo di 170 chilogrammi di azoto per ettaro all’anno distribuiti nei campi attraverso i reflui zootecnici nelle aree vulnerabili. Una sciagura anche per l’agricoltura bresciana che ha nella zootecnia il suo fiore all’occhiello. Stiamo parlando della «Direttiva nitrati», una normativa dell’Ue del 1991 che ha l’obiettivo di proteggere le acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento causato dai nitrati di origine agricola.
La Direzione generale Ambiente della Commissione europea conferma, inoltre, che il limite continua ad applicarsi anche ai digestati grezzi derivanti dagli impianti di biogas, considerati assimilabili ai reflui zootecnici sotto il profilo del rischio ambientale. Una limitata apertura viene invece riconosciuta ai prodotti Renure, fertilizzanti ottenuti attraverso processi avanzati di trattamento degli effluenti. Tali prodotti potranno beneficiare di maggiore flessibilità per sostituire i fertilizzanti di sintesi, mentre restano esclusi i digestati utilizzati «tal quali».
Il punto
«È deludente – sostiene Coldiretti – che l’Europa continui a equiparare il digestato naturale ai concimi chimici. È una posizione inaccettabile che appare come il residuo di un’impostazione ideologica ereditata dal Green Deal, incapace di riconoscere i progressi compiuti dal settore agricolo e zootecnico sul fronte della sostenibilità e dell’economia circolare. Il digestato – affermano Coldiretti e Filiera Italia –, arricchisce i terreni, valorizza gli effluenti zootecnici e riduce la dipendenza dell’Europa dai fertilizzanti importati. Blindare il limite dei 170 kg ignora la realtà agronomica e penalizza le aree a forte vocazione zootecnica, come la nostra provincia, compromettendo competitività e investimenti».
Critiche sono state espresse anche da Cia, Uncai (Unione nazionale contoterzisti agromeccanici e industriali) nonché da Confcooperative. Quest’ultima sottolinea, tra l’altro, la mancanza di coerenza tra le conclusioni della valutazione e gli indirizzi strategici recentemente presentati dalla stessa Commissione Europea, in particolare la visione per il futuro dell’agricoltura, la strategia europea per l’allevamento e il piano d’azione sui fertilizzanti, tutti documenti che puntano su innovazione, economia circolare e maggiore autonomia produttiva.
La vicenda
La Direttiva nitrati, in tutti questi anni, ha prodotto e continua a produrre ricadute significative sull’agricoltura e le prospettive strategiche (al di là delle giuste ed opportune remore e considerazioni del mondo agricolo) si legano soprattutto alla ricerca: la sfida futura non consiste solo nel rispettare i limiti normativi, ma sarà nel migliorare l’efficienza dell’uso dell’azoto, riducendo ulteriormente l’impatto ambientale senza compromettere la produttività agricola.
In questa logica un ruolo centrale è giocato dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura), combinando ricerca scientifica, sperimentazione pratica e trasferimento tecnologico alle aziende agricole. Attualmente il Crea sta portando avanti il progetto «Video», che mira a valutare come, attraverso buone pratiche agronomiche e tecnologie innovative di agricoltura di precisione, sia possibile ottimizzare l’uso dell’azoto anche nelle zone vulnerabili ai nitrati. Un obiettivo chiave del progetto è testare la possibilità di superare il limite di 170 kg di azoto per ettaro nelle zone vulnerabili, introducendo la fertilizzazione in copertura con la frazione chiarificata del digestato, più ricca di azoto ammoniacale prontamente assimilabile dalle colture.
Questo approccio consente di migliorare l’efficienza dell’azoto, riducendo le perdite e aumentando la sostenibilità delle concimazioni. Contestualmente, al Crea stanno esplorando le potenzialità delle tecniche combinate di distribuzione, utilizzando sia strumenti meccanici tradizionali sia fertirrigazione con digestati microfiltrati, che permette di distribuire l’azoto in modo più uniforme e mirato. Queste pratiche, integrate con l’uso di inibitori della nitrificazione, offrono ulteriori vantaggi: gli inibitori rallentano la trasformazione dell’azoto ammoniacale in nitrato, prolungando la disponibilità dell’azoto in forma assimilabile per le colture. Questo potrebbe essere importante per utilizzare reflui zootecnici e digestati in inverno, poiché l’azoto ammoniacale, altrimenti facilmente trasformato e perso come nitrato, rimane trattenuto nel suolo fino a quando la coltura non è pronta ad assorbirlo.



