Economia

Bresciangrana, a rischio dispersione 1.230 quintali di latte al giorno

L’allarme degli allevatori che vantano anche dei crediti nei confronti della società di Cignano. L’onorevole Almici avanza la proposta di istituire un fondo di garanzia
Flavio Archetti
La crisi di Bresciangrana risale a un anno fa, ma da allora la situazione si è aggravata
La crisi di Bresciangrana risale a un anno fa, ma da allora la situazione si è aggravata

Da ieri Bresciangrana, la società agricola con sede a Cignano di Offlaga produttrice di Grana Padano dop, ha smesso di ritirare il latte dalle stalle della nostra provincia. Inevitabilmente, la crisi della casearia della Bassa ha messo in difficoltà la quarantina di aziende agricole bresciane coinvolte, perché il latte è tanto, si deteriora in breve, e perché, come ha ricordato il vicepresidente di Confagricoltura Brescia Savio Biloni: «Alle bovine non può essere chiesto di sospendere la produzione».

La decisione improvvisa di Bresciangrana ha stoppato un canale di consegne quotidiane di circa 1.230 quintali di latte. Oggi la priorità è evitare che il latte prodotto venga disperso, garantendo agli allevatori la possibilità di continuare a conferirlo salvaguardando i crediti già maturati nei confronti della società.

In parlamento

La questione, per la sua gravosità, ha raggiunto in poche ore anche la Commissione Agricoltura della Camera, dove la deputata Cristina Almici è al lavoro per «individuare in tempi rapidi una soluzione per il ricollocamento del latte e la tutela delle aziende». Almici, che ha spronato gli attori della filiera a fare la loro parte, ha avanzato l’ipotesi di istituire «un fondo di garanzia o creare un sistema di anticipazione dei crediti a favore degli allevatori coinvolti in procedure concorsuali, fondamentali per scongiurare il rischio di fallimento di decine di aziende e centinaia di famiglie». «Nei prossimi giorni – ha promesso l’ex prima cittadina di Bagnolo Mella – chiederò al ministro dell’Agricoltura di valutare l’apertura immediata di un tavolo di crisi, con il coinvolgimento di Regione Lombardia, delle organizzazioni professionali agricole, del sistema cooperativo, del Consorzio tutela Grana Padano, degli altri operatori della trasformazione lattiero-casearia e di tutti i soggetti interessati, per individuare soluzioni che consentano il ricollocamento del latte».

Dalle associazioni

Nel frattempo, le associazioni di categoria si sono date da fare per tutelare i loro associati. «Grazie al lavoro svolto, è già stato possibile individuare una soluzione per tutte le aziende associate a Coldiretti interessate dalla vicenda, evitando l’interruzione del ritiro del latte e limitando, per quanto possibile, le pesanti conseguenze economiche e organizzative», riporta una nota dell’associazione presieduta da Laura Facchetti. «L’impegno di Coldiretti Brescia non si ferma alle sole aziende associate – aggiungono dal quartier generale cittadino –. L’organizzazione sta continuando a operare e a favorire il confronto tra i diversi soggetti della filiera affinché possa essere trovata una collocazione anche per il latte delle ulteriori aziende coinvolte, nella consapevolezza che una situazione di questa gravità richiede responsabilità, collaborazione e risposte condivise».

In provincia

Sul territorio, comunque, pure le aziende agricole coinvolte non sono rimaste con le mani in mano, anche perché molte di loro vantano già crediti significativi nei confronti di Bresciangrana e ne conoscono le difficoltà da oltre un anno.

All’agricola Puzzi Family di Ghedi per esempio, una collocazione temporanea è stata trovata, ma come precisato da Simone, uno degli amministratori dell’allevamento che conta 120 mucche in lattazione su un totale di 250 mucche: «Si tratta di una situazione d’emergenza, tra caseifici che fanno un favore o qualche allevatore che acquista a spot. Per il resto pare che di latte ne abbiano tutti già abbastanza». Stesso discorso vale per la agricola Tomasoni Francesco e C. di Leno, conferitrice di un centinaio di quintali al giorno e proprietaria di 300 bovine. «Piazzare il latte è possibile ma non in modo stabile – spiega l’allevatore Simone Tomasoni –. Si tratta sempre solo di qualche settimana. Noi abbiamo arretrati da prendere per circa un anno perché i pagamenti arrivano a singhiozzo già da aprile 2025».

Lo sfogo degli allevatori è arrivato direttamente anche al nostro giornale, a cui ha scritto una testimonianza l'agricoltore Paolo Zani. «Siamo stati informati dei mancati acquisti di latte dal 3 al 31 agosto, per una crisi che ha motivi tecnico-legali, tra impianti da sistemare, decisioni di gestione del collegio instaurato e blocco dei conti correnti. Una brutta storia che vede noi allevatori senza liquidità da oltre cinque mesi. L’origine del male? Le famigerate "quote latte". Gestite male, a tratti malissimo, a tutti i livelli».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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