La crisi che sta vivendo la società Bresciangrana entra nella fase più delicata e si trasferisce direttamente sulla filiera lattiero-casearia bresciana. La società agricola con sede a Cignano di Offlaga, produttore di Grana Padano Dop del territorio, ha comunicato ieri la sospensione del ritiro del latte conferito dagli allevatori a partire dal 3 agosto. Una decisione improvvisa che coinvolge oltre quaranta aziende zootecniche – che conferiscono quotidianamente circa 1.230 quintali di latte – molte delle quali vantano già crediti significativi nei confronti dell’azienda.
La procedura al Tribunale di Brescia
La sospensione rappresenta l’effetto più evidente della procedura avviata al Tribunale di Brescia. Bresciangrana ha infatti presentato una domanda «con riserva», il cosiddetto ricorso «in bianco» previsto dagli articoli 37, 40 e 44 del Codice della crisi d’impresa, chiedendo contestualmente le misure protettive del patrimonio. Il Tribunale ha concesso sessanta giorni per depositare uno strumento definitivo di regolazione della crisi – concordato preventivo, accordi di ristrutturazione o piano di ristrutturazione soggetto a omologazione – nominando commissario giudiziale Tobia Raffaele Lazzari.
In questa fase la società beneficia temporaneamente della sospensione delle azioni esecutive dei creditori, ma è sottoposta a un rigoroso controllo giudiziale. Dovrà presentare relazioni periodiche sulla situazione economico-finanziaria, non potrà compiere atti di straordinaria amministrazione né pagare debiti anteriori senza autorizzazione, mentre il commissario è chiamato a vigilare sulla gestione e a segnalare eventuali condotte pregiudizievoli.
Le tappe del dissesto di Bresciangrana
La crisi ha radici profonde. Nel ricorso la società richiama fattori esterni – volatilità del mercato lattiero-caseario, aumento dei costi energetici, rincaro del denaro, difficoltà nel reperimento di manodopera e maggiori oneri di tracciabilità – ai quali si sommano criticità interne: «struttura finanziaria sbilanciata, eccessiva frammentazione dell’indebitamento bancario, gestione del capitale circolante e assetto manageriale non più adeguati alla crescita dell’impresa». Non è il primo tentativo di risanamento. Nell’agosto 2025 Bresciangrana aveva avviato una composizione negoziata della crisi, conclusa pochi mesi dopo con la rinuncia in favore di un piano attestato di risanamento. In quel percorso era stata ceduta una parte delle quote produttive Grana Padano operazione che aveva generato oltre 39 milioni andati a ridurre l’indebitamento. Manovra che aveva migliorato i conti senza però risolvere definitivamente gli squilibri.
Secondo la comunicazione inviata ai conferenti, il quadro si è ulteriormente deteriorato nelle ultime settimane. Da qui la sospensione del ritiro del latte conferito dagli allevatori.
Le reazioni delle associazioni agricole

La decisione ha provocato la dura reazione delle organizzazioni agricole. Coldiretti Brescia definisce «di eccezionale gravità» la comunicazione inviata agli allevatori. Coldiretti ritiene che una crisi aziendale, per quanto grave, non possa essere gestita trasferendone integralmente gli effetti sugli allevatori, che rappresentano la parte più debole della filiera. «Siamo rimasti profondamente colpiti – afferma il presidente nazionale Ettore Prandini –. Senza alcun reale preavviso, gli allevatori si trovano improvvisamente senza il ritiro del latte, con un danno potenzialmente gravissimo per le loro aziende. In queste ore siamo al lavoro per individuare soluzioni che consentano di ricollocare il latte e tutelare la continuità produttiva delle imprese. Parallelamente, i nostri uffici legali stanno valutando tutte le azioni necessarie a tutela degli interessi degli allevatori di fronte a un comportamento che non possiamo che definire sconcertante».
Coldiretti – si legge in una nota – sostiene le iniziative già avviate dagli allevatori per contestare la sospensione unilaterale del ritiro del latte, il mancato rispetto degli obblighi contrattuali e delle disposizioni sulle pratiche commerciali sleali, riservandosi ogni ulteriore azione nelle sedi competenti.

Analoga la posizione di Confagricoltura Brescia. «La comunicazione ricevuta da Bresciangrana getta nell’incertezza decine di allevatori - dichiara il presidente Oscar Scalmana -. Da lunedì rischiano di non sapere dove conferire il latte prodotto quotidianamente. Chiediamo la convocazione urgente di un tavolo di crisi con istituzioni, azienda e operatori della filiera per garantire la continuità del conferimento e tutelare le imprese agricole».
Sul tema è intervenuto anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi: «Sarà indispensabile fare piena chiarezza sulle responsabilità che hanno determinato questa situazione. È inaccettabile che a pagare il prezzo di scelte o difficoltà altrui siano allevatori che ogni giorno lavorano con sacrificio e dedizione, garantendo una produzione un’eccellenza della Lombardia».
La partita Bresciangrana si deciderà nelle prossime settimane quando la società avrà presentato un piano concreto e sostenibile.




