Pomodori a cinque euro al chilo, insalata a quattro, anche i prezzi delle melanzane sono schizzati ad oltre il 40%. Gli scaffali dei supermercati raccontano da settimane la crisi del settore ortofrutticolo, che dopo le difficoltà legate al contesto geopolitico è precipitato nella morsa del complicato andamento climatico dell’ultima estate.
Le ondate di calore delle scorse settimane hanno messo in seria difficoltà molte produzioni orticole, in particolare le lattughe e le verdure a foglia mentre in diverse zone della provincia il caldo ha rallentato o compromesso i normali cicli vegetativi, mentre in altri casi ha accelerato la maturazione e il deterioramento dei prodotti. A questo si è aggiunto il maltempo e poi la grandine, che hanno ulteriormente ridotto le disponibilità.

Il risultato è un mercato fortemente squilibrato, con una domanda superiore all’offerta e una disponibilità che, per alcune referenze, si è avvicinata ai minimi. Così alcuni supermercati segnalano già la temporanea indisponibilità di insalate in busta e altri prodotti fresh cut, per il crollo fino al 30-40% della disponibilità delle materie prime.
L’allarme
La crisi della filiera si fa sentire ora anche nel Bresciano: a lanciare l’allarme è Alessandro Marinoni, consigliere di Confagricoltura Brescia e imprenditore del comparto, che parla di una situazione diventata, nelle ultime settimane, sempre più difficile sia sul fronte della disponibilità dei prodotti sia su quello dei costi.
«Da circa tre settimane si registra una forte mancanza di verdura - spiega Marinoni -: i quantitativi disponibili sui mercati si sono ridotti sensibilmente, i prezzi sono saliti in modo marcato e anche nella grande distribuzione si iniziano a vedere difficoltà nel reperire il prodotto. È una situazione critica».
Una situazione che riguarda tanto il prodotto di prima gamma quanto quello destinato alla quarta gamma. «Non siamo di fronte a un semplice problema logistico - sottolinea Marinoni -. La difficoltà nasce prima di tutto nei campi: quando manca il prodotto all’origine, tutta la catena ne risente, compresi mercati all’ingrosso, trasformatori, piattaforme distributive e infine i punti vendita».
Lo scenario
Secondo Confagricoltura il settore registra perdite generali tra il 20 al 60% e se in questi ultimi giorni pare diventato raro il pomodoro, con prezzi alle stelle, sono altrettanto compromessi anche i trapianti autunnali, proprio per le ondate di calore cui sono stati sottoposti.
Intanto il Food Price Index della FAO - che misura l’andamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di commodities alimentari - ad agosto ha raggiunto 133,3 punti, con un aumento dell’1,9% rispetto a luglio e del 2,5% rispetto a un anno prima. È il livello più alto dal novembre 2022, pur restando ancora del 16,8% sotto il picco raggiunto nel marzo 2022.
Non si tratta di un movimento concentrato su una sola materia prima. Perché ad agosto sono aumentati tutti i principali sottoindici della FAO: quello dei cereali è salito del 2,2%, raggiungendo il livello più alto dal maggio 2024; il grano è aumentato del 2,6% in un solo mese ed è ora del 15% sopra i livelli di un anno fa. Il mais è salito del 2,5%, mentre sorgo e orzo hanno registrato incrementi rispettivamente del 3,9% e del 2,6%.
Oli vegetali
Ancora più significativo è il movimento degli oli vegetali: l’indice FAO è salito dello 0,6%, per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il livello più alto dal giugno 2022. Lo zucchero - nello stesso tempo - ha registrato invece un balzo dell’11,9% in un mese. Anche latticini e carne sono aumentati, rispettivamente del 2,3% e dell’1%.
«Prezzi elevati - chiarisce però Marinoni - non significano margini elevati per chi produce. Le rese sono inferiori, gli scarti aumentano e i costi continuano a crescere. Il rischio è che l’impresa agricola si trovi comunque in difficoltà. La nostra filiera è sempre più fragile, siamo abituati a trovare qualunque prodotto, in qualsiasi momento dell’anno e in quantità illimitata. Gli eventi climatici estremi ci stanno dimostrando che non è più così».




