L’Istat certifica con un 3,3% di aumento tendenziale dell’inflazione quello che verifichiamo andando per negozi ossia un’impennata del costo della vita. Le discussioni su questo aspetto si ripetono quasi ogni fine estate con accenti più o meno forti legati più che a elementi oggettivi a quella che viene definita «percezione». Non sempre quello che noi valutiamo in termini di aumento del costo della vita, è davvero supportato da elementi oggettivi.
Le nostre considerazioni sono influenzate da meccanismi di natura psicologica che ci portano a tradurre in modo oggettivo qualcosa che in realtà è più figlio di valutazioni soggettive. Va anche detto che molti dei ragionamenti su questo fronte convivono con un peccato originale legato al fatto che parlare di statistiche nazionali in realtà vuol dire dimenticare che il nostro Paese non ha uniformità né di costi né di ricavi. Esistono forti differenze sia nel costo dei beni, dei servizi (o dell’abitazione) sia tra salari ottenuti a parità di ruolo in molti settori. A tutto ciò va aggiunto che tutti sappiamo che il cosiddetto «paniere« Istat include (spesso esclude) beni e servizi il cui andamento a volte è rilevante per il portafogli degli italiani.
Provando a entrare un po’ nel merito di tali considerazioni è importante sottolineare quanto una famiglia media parametri la propria capacità d’acquisto in relazione a una serie di variabili. Ad esempio, si discute molto del costo del carburante e si generalizza sull’aumento importante che questo ha registrato, ma non si tiene conto del fatto che un aumento possa significare difficoltà a utilizzare sistematicamente l’automobile per fasce di reddito basse, mentre per chi ha disponibilità importanti possa essere quasi insignificante.
Altra influenza deriva dal concetto di potere d’acquisto, che genera effetti chiari sulla disponibilità di spesa. Sempre sull’effetto «percezione», la valutazione del costo della vita è per chi studia la cosiddetta economia comportamentale. Gli studiosi hanno più volte evidenziato come le persone percepiscano un aumento del costo della vita maggiore o minore anche attraverso considerazioni soggettive.
Ad esempio, la percezione è alimentata dalla frequenza degli acquisti. L’assicurazione la paghiamo una o due volte all’anno, la benzina più volte la settimana, se si acquista raramente, il peso del prezzo è inferiore in termini di percezione di ciò che tutti i giorni paghiamo verificandone l’aumento. Altro elemento che, curiosamente, ci influenza è che mediamente non confrontiamo i prezzi tra periodi ravvicinati.
Quante volte sentiamo ripetere che un determinato bene anni fa costava la metà? Questo fa sì che anche se l’aumento di prezzo oggettivo è diluito in 10 o 15 anni, la percezione che viene in qualche modo esplicitata dal nostro pensiero è quella di un unico aumento che in un solo momento mostra il raddoppio del prezzo. Sebbene con manifestazioni e impatti psicologici diversi, la fase storica che stiamo vivendo stia mostrando un trend in forte crescita sul fronte del costo della vita che non può essere sottostimato per gli effetti di lungo periodo che genera.




