Il carovita a Brescia corre, tanto. Eppure pesa meno che nel resto della Lombardia, sia sul fronte dell’inflazione sia su quello del rincaro medio per famiglia, nonostante al capitolo affitti gli aumenti siano da primato regionale. A fine luglio – ultimo periodo attualmente disponibile per i dati territoriali – il capoluogo registra infatti un’inflazione annua del 2,5% tendenziale, che per nucleo medio corrisponde a una maggiore spesa stimata in 749 euro.
Questo dato complessivo pone Brescia all’ottavo posto in Regione nella graduatoria delle città più care (a pari merito con Varese), al 37esimo invece se si guarda alla classifica italiana (3,3% l’inflazione tendenziale ad agosto secondo l’ultima rilevazione di inizio settembre). Ciò emerge dalle rilevazioni sui capoluoghi diffuse dall’Istat e rielaborate dall’Unione nazionale consumatori.
Raffronto
Il dato sulla maggiore spesa per le famiglie, come detto 749 euro all’anno, è superiore alla media italiana pari a 732 euro, ma resta inferiore a quello lombardo, dove l’incremento viene stimato in 819 euro, con un’inflazione del 2,8%. Nel confronto tra gli undici capoluoghi lombardi la Leonessa occupa quindi un’ottava posizione più o meno rassicurante: rincari inferiori si registrano soltanto a Lodi con 683 euro e Cremona con 599. La Lombardia resta in ogni caso una delle aree dove l’aumento dei prezzi pesa di più, essendo seconda in Italia dietro al Lazio.
Ma tornando alla graduatoria dei capoluoghi a livello nazionale in testa alla classifica si trova Ferrara, dove l’inflazione del 3,6% produce una maggiore spesa annua stimata in 1.042 euro. Seguono Mantova, con 967 euro e il 3,4%, e Como, con 959 euro e il 3,2%. In fondo alla graduatoria ci sono invece Lucca, Benevento e Brindisi, dove l’aggravio annuo scende rispettivamente a 506, 460 e 421 euro.
Brescia
Entrando nelle singole voci del quadro bresciano emerge come il tasto più dolente sia quello degli affitti. A Brescia i canoni di locazione aumentano del 5,6% su base annua, il dato più alto tra i capoluoghi lombardi monitorati. La media regionale si ferma al 4,4%, quella nazionale al 3,5%. All’altro estremo della graduatoria lombarda c’è Como, con un incremento del 2,8%.
Anche alcune tariffe locali mostrano dinamiche superiori alla media. Per distribuzione dell’acqua e raccolta dei rifiuti Brescia registra un aumento del 5,7%, secondo valore più elevato in Lombardia dopo Lodi al 7,2% (Como ultima con 2,1%). Sul fronte di energia elettrica e gas invece, l’incremento è del 9,7%, dato che colloca la Leonessa al quinto posto regionale in una graduatoria compresa tra il 10,2% di Varese e l’8,9% di Cremona. In Italia invece l’inflazione annua è del 10,7%.
Più contenuta la dinamica dei prezzi in altri comparti. Per bar e ristoranti l’aumento annuo è del 2,2%, contro una media lombarda del 3,6% e nazionale del 3,1%. Brescia è ottava in regione: Bergamo registra il rincaro più elevato, con il 5,9%, mentre Lodi si ferma all’1%.
Ancora più limitato l’incremento dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, pari allo 0,1%. Brescia è nona tra i capoluoghi lombardi: Como segna +1,5%, mentre a Cremona la variazione è nulla. Contenuti anche i rincari nei servizi alberghieri, dove la Leonessa registra un +1,1%, il valore più basso in Lombardia e nettamente sotto la media regionale del 6,1%. Nei servizi di cura ambulatoriali l’aumento è dello 0,7%, mentre per i servizi ospedalieri la variazione è pari a zero.




