«Se potessi avere mille lire al mese farei tante cose, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità». Mille lire al mese, celebre brano portato al successo nel 1939 da Gilberto Mazzi, racconta i sogni semplici di una vita tranquilla e modesta. Ora non c’è più la lira, ma ci sono molte persone che devono vivere con mille euro al mese, non possono fare tante cose e non sono così certe di trovare tutta la felicità. Trovano, invece, tanta incertezza nella loro vita quotidiana, sia che si tratti di anziane pensionate che di giovani precari.
I dati
Mille euro al mese è, euro più euro meno, la soglia di reddito di coloro che dichiarano meno di 15.000 euro lordi complessivi che, al netto, diventano 12.000-12.500 e divisi per dodici mensilità fanno 1.000-1.050 euro. E, in provincia di Brescia, nell’anno di imposta 2024, le dichiarazioni presentate nel 2025, parliamo di quasi 270mila contribuenti, 269.991 per la precisione. Si tratta di quasi 3 contribuenti su 10, il 29,1% del totale e non è poca cosa.
Le quasi 270mila persone fisiche «povere», che dichiarano redditi inferiori ai 15mila euro lordi complessivi, il 29,1% dei contribuenti bresciani, con una media di 7.409 euro a testa, dichiara poco meno dell’8% dell’ammontare dei redditi; tanto quanto dichiarano i poco più di 9 mila contribuenti più «ricchi», l’1% del totale, con una media di 223.944 euro a persona fisica. Basta una semplice divisione per prendere atto che il reddito medio dei contribuenti che dichiarano oltre 120.000 euro lordi complessivi è 30 volte quello dei meno abbienti.
Il reddito medio per il lavoro dipendente è di poco inferiore ai 26 mila euro (25.871), a fronte di un valore più basso per i redditi medi da pensione, nell’ordine dei 21.903 euro. I redditi più sostanziosi sono quelli da lavoro autonomo, dichiarati da 11.383 contribuenti, che presentano un ammontare complessivo di oltre 877 milioni di euro, corrispondente, mediamente, a oltre 77 mila euro medio pro capite.
Le categorie
Vero è che lo scaglione più numeroso dei contribuenti bresciani dichiara con redditi, lordi complessivi, da 26 a 55mila euro: quasi 323mila persone fisiche, quasi il 35% del totale, mentre i contribuenti con redditi compresi tra i 15mila e i 26mila euro, oltre 275mila persone fisiche, sono quasi il 30% del totale. E, poi, ci sono quasi 58mila contribuenti che dichiarano redditi superiori ai 55mila euro, che al netto dell’oscuramento dei dati per la privacy, costituiscono il 6,2% dell’insieme dei contribuenti bresciani.
Pensioni base, certo, ma anche salari bassi. Il lavoro povero e più in generale i bassi salari rappresenta uno dei principali problemi italiani, nonché un tema molto controverso nel dibattito politico, economico e sindacale. Dallo studio sulle retribuzioni realizzato dalla Cgil, nel quale si elaborano i dati Inps, emerge che, nel 2023, l’anno preso a riferimento, oltre 6,2 milioni di lavoratori hanno percepito meno di 15mila euro lordi, oltre un terzo del totale, il 35,7%. Il part-time e i contratti a termine, unitamente alla forte discontinuità lavorativa determinano un complessivo abbassamento del salario lordo annuale medio. Lavoro povero che produrrà pensioni da fame e, quindi redditi assai modesti.
La ricerca
Nel settore privato, esclusi i domestici e gli operai agricoli, si trovano circa 2,8 milioni di lavoratori dipendenti con una retribuzione oraria inferiore a 9,5 euro. Escludendo i circa 400mila lavoratori e lavoratrici che nel mese preso in considerazione (ottobre 2023) erano in maternità, malattia, cassa integrazione (cosiddetti «eventi tutelati») e per i quali le basse retribuzioni sono determinate da queste condizioni, ci sono circa 2,4 milioni di dipendenti con una condizione strutturale di retribuzione oraria inferiore ai 9,5 euro.
Che poi, mille euro al mese, sommati ad un reddito di un altro famigliare è una cosa ma, non possiamo dimenticare che, in provincia di Brescia, l’ultimo Censimento generale dell’Istat al 2023 ci ricorda che le famiglie con un solo componente sono il 35% del totale, la tipologia più diffusa e poi ci sono i nuclei monogenitoriali, quasi 56mila madri con figli e 17mila padri con figli.
Giova osservare che, in realtà, i 269.991 contribuenti poveri si possono dividere in due gruppi, con 174.327 contribuenti che dichiarano meno di 10.000 euro lordi complessivi, che quindi non arrivano a mille euro al mese, e 95.643 persone fisiche che dichiarano tra i 10 e i 15.000 euro, sempre lordi complessivi, i famosi 1.000 euro netti.



