Economia

Pensioni minime per 39.390 bresciani: assegno medio di 591 euro lordi

Valori sotto la media nazionale, anche se nel ’26 l’importo è cresciuto per «adeguamento»
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Un portafoglio vuoto
Un portafoglio vuoto

Oltre 39mila bresciani percepiscono, in media, 591 euro al mese di pensione minima. Per la precisione, 39.390 pensionati, il cui assegno mensile – non superando l’importo minimo stabilito per legge – viene integrato con un importo supplementare. In Italia le pensioni minime erogate sono in tutto 2.043.536. Nel Bresciano, invece, in totale il numero degli assegni pensionistici al 1° gennaio 2026 era di 366mila: pensioni minime che rappresentano dunque circa l’11% delle prestazioni nel Bresciano.

In provincia di Brescia l’assegno medio nel 2026 si attesta su 591,04 euro mensili, un valore leggermente più basso di quello nazionale (595,31 euro al mese). Delle oltre 39mila pensioni minime erogate nel Bresciano, gli assegni parzialmente integrati sono 6.400, quelli integrati del tutto 28.909, mentre 4.081 sono le pensioni «cristallizzate», quelle cioè che sono riferite a pensionati il cui reddito abbia superato per l’anno in corso la soglia minima sotto la quale si ha diritto all’integrazione.

Come funziona

Strumento di welfare sociale, la cosiddetta pensione minima dovrebbe garantire un sostegno a chi si trova in condizioni di difficoltà economica. In pratica, non manca però chi sottolinea come – nonostante l’integrazione – l’assegno continui a rimanere troppo basso se confrontato con l’aumento del costo della vita.

Ma come funzionano le pensioni minime? Come detto, dovrebbero servire a garantire un reddito minimo ai pensionati con assegni bassi. Per ottenere la pensione minima è necessario risiedere in Italia e rispettare specifici requisiti: il diritto spetta a chi ha almeno 67 anni e 20 anni di contributi. Al compimento dei 71 anni, invece, il requisito contributivo si riduce a cinque anni, purché il reddito resti entro le soglie fissate dalla legge.

Di solito l'integrazione viene riconosciuta automaticamente dall'Inps al momento della liquidazione della pensione, senza che il beneficiario debba presentare una domanda. Se però la situazione reddituale del pensionato dovesse cambiare, è comunque possibile richiedere il riesame attraverso i servizi online dell'Inps oppure rivolgendosi a un patronato.

Gli aumenti

Nel 2026 l'importo della pensione minima è aumentato, per effetto di una rivalutazione calcolata sulla base dell'inflazione registrata dall'Istat nel 2025. Dal 1° gennaio di quest’anno la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni è stato infatti determinato a 1,4%: in questo modo la pensione minima di riferimento è passata a 611,85 euro mensili (7.954,05 euro annui). L’aumento ha interessato le pensioni con percentuali diverse a seconda dell'importo dell'assegno. I trattamenti fino a quattro volte il minimo hanno beneficiato dell'adeguamento del 100%, mentre per quelli compresi tra quattro e cinque volte il minimo la rivalutazione è stata riconosciuta al 90%. Per le pensioni superiori a cinque volte il minimo, invece, l'incremento è stato del 75%.

A questo aumento si è poi aggiunto quello previsto dalla Manovra. La legge di Bilancio 2024 aveva infatti prorogato anche al 2026 un ulteriore incremento per le pensioni di importo uguale o inferiore al trattamento minimo: un aumento che, se nel 2025 era stato fissato al 2,2%, per l’anno in corso era invece stato previsto all’1,3%. In questo modo, dunque, l’incremento massimo riconoscibile come integrazione al trattamento minimo quest’anno è di 7,95 euro: di conseguenza, l’assegno della pensione minima per alcuni beneficiari è arrivato fino a un massimo di 619,8 euro al mese.

Per quanto riguarda il 2027, molto dipenderà dall'andamento dell'inflazione, ma anche dalla prossima Manovra. La maggiorazione straordinaria prevista dalla legge di Bilancio 2025 scadrà infatti il 31 dicembre di quest’anno: pertanto, per essere confermata anche nel 2027, dovrà essere rifinanziata dal governo nella prossima Manovra.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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