Oro, criptovalute o Btp: dove conviene investire i propri soldi

Dopo aver toccato il proprio massimo storico, da inizio febbraio il prezzo dell’oro ha cominciato a calare. L’aggiustamento è conciso con la nomina del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh da parte del presidente Usa Donald Trump. Ma, quindi, conviene ancora investire nell’oro? Meglio guardare ai titoli di Stato? O avventurarsi nel mondo delle critpo? Abbiamo chiesto un parere a Francesco Menoncin, professore di scienze economiche e statistiche all’Università degli Studi di Brescia.
Il quadro generale
Per prima cosa, occorre partire dallo stato della finanza globale: «Dopo la crisi pandemica l’economia mondiale ha subito molti shock – spiega Menoncin –. Tra questi, la crisi dei prezzi dell’energia dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aumento dei tassi di interessi nella zona Ue, i dazi di Trump. In particolare, quest’ultima politica del presidente Usa ha impedito all’inflazione statunitense di scendere al livello obiettivo della banca centrale (2%)».
Dopo le politiche doganali di Trump, «si è ridotto il valore del dollaro sui mercati dei cambi e sono aumentati i tassi di interesse sull’elevato debito pubblico Usa (ormai oltre il 120% del pil). Il susseguirsi di così tanti focolai di incertezza e volatilità ha determinato un forte ritorno degli investitori verso l’oro che ha sfiorato il massimo assoluto di 5.600 dollari per oncia nel gennaio 2026. Il 2 febbraio 2026, tuttavia, è sceso a un nuovo minimo, sotto i 4.500 dollari per oncia, perdendo il 20% rispetto al massimo. Questo nuovo forte aggiustamento è conciso con la nomina di un nuovo banchiere centrale negli Usa, Kevin Warsh, che da maggio 2026 sostituirà Jerome Powell».
Le possibilità di investimento
Menoncin propone di dividere le possibilità di investimento in tre macrocategorie.
- Investimenti azionari: «All’interno del comparto azionario ci sono comportamenti molto diversi sulle aree geografiche mondiali – spiega il docente UniBs –. Le borse dell’Unione europea, per esempio, hanno avuto una crescita molto minore rispetto alla borsa Usa che, nonostante le crisi, ha avuto un trend sempre crescente e un rendimento storico medio tra il 7 e l’8%. La volatilità è elevata, ma, in genere, avendo la possibilità di lasciare il denaro investito per un periodo sufficientemente lungo, la borsa Usa si è dimostrata capace di superare con buoni rendimenti tutte le crisi».
- Investimenti obbligazionari (in cui rientrano anche i nostri btp, titoli di Stato italiani): «Non più di moda dal 2014 con i tassi di interesse a zero (o nulli), tornano oggi protagonisti per una buona diversificazione del portafoglio – afferma Menoncin –. Le obbligazioni, soprattutto di Stati affidabili (tra i quali inserisco anche l’Italia visto che, nella sua storia, non è mai stata insolvente sul debito), hanno un doppio vantaggio: restituiscono il valore nominale a scadenza, dando la possibilità di spostare il proprio denaro senza costi legati a possibili riduzioni temporanee delle quotazioni, e pagano una cedola periodica che può integrare il reddito dei consumatori». Inoltre, spiega il docente, «i corsi obbligazionari sono caratterizzati da una maggiore stabilità rispetto a quelli azionari e il loro rischio dipende da due soli fattori: il livello dei tassi di interesse in una economia (quando una banca centrale aumenta i tassi il loro valore si riduce, e viceversa) e l’affidabilità del soggetto che ha emesso l’obbligazione».
- Investimenti in materie prime: si tratta di «prezzi che richiedono un’analisi più complessa perché su di essi convergono due esigenze, spesso opposte: la domanda e l’offerta provenienti dal settore industriale, che usa le materie prime per scopi produttivi e la domanda e l’offerta proveniente dal settore privato e finanziario che utilizzano questo mercato soprattutto per motivi speculativi. Questi prezzi possono avere variazioni molto ampie e, in genere, più ampie di quelle dei prezzi azionari».
Dove investire
- Materie prime: secondo Menoncin, «vista la forte volatilità delle materie prime, il suggerimento migliore è quello di mantenere sotto al 5% il totale della ricchezza investito in questo settore: se ci sarà un fortissimo rialzo se ne godrà comunque, se ci sarà, invece, un forte ribasso, si sarà persa una parte limitata del proprio valore». In questa macrocategoria, l’oro «è, in genere, da preferire quando si annunciano momenti di incertezza, cercando, invece, di evitarlo quando si è in mezzo a una fase di alta volatilità, a meno che non si abbia ragione di credere che la volatilità durerà ancora a lungo e, anzi, sia destinata a peggiorare»
- E le criptovalute? «Nell’ultimo periodo sono state tanto in ascesa quanto in caduta, passando dal valore di più di 100mila dollari per 1 bitcoin nel luglio 2025 agli attuali 69mila dollari, una discesa di più del 30%. Questo colloca perfettamente le criptovaluta nel commento della classe delle materie prime, per le quali è meglio stare sotto al 5% di investimento del proprio portafoglio».
- Azioni: per un investimento di maggiore entità, Menoncin considera più interessante la quota azionaria. «Nel medio periodo, almeno 5 anni, può consentire un buon rendimento – spiega –. Bisogna, tuttavia, ricordare una importante lezione: sui mercati azionari i ribassi sono più numerosi in termini di frequenza rispetto ai rialzi e, tuttavia, i rialzi sono di entità maggiore rispetto ai ribassi. Questo significa che in media si guadagna, ma bisogna essere pronti ad affrontare con sangue freddo i numerosi momenti di ribasso».
- Btp: infine, «l’investimento obbligazionario è più adatto per chi desidera rivedere più di frequente il proprio denaro, avendolo a disposizione senza grandi perdite in conto capitale». Anche in questo settore, però, si possono incorrere rischi «se si acquistano obbligazioni a scadenza molto lunga: mentre le obbligazioni a breve termine risentono poco delle oscillazioni dei tassi di interesse, le obbligazioni a lungo termine, per esempio trentennali o cinquantennali, reagiscono molto anche a piccole variazioni dei tassi di interesse». Il punto, dunque, è se si vuole scommettere nell’aumento dei tassi, e in questo caso «è conveniente investire in titoli a breve per ricevere il nominale a scadenza e reinvestirlo in nuove emissioni a tassi più elevati», oppure se si scommette sul loro abbassamento: «allora è meglio investire in titoli a lungo che, con la riduzione dei tassi, aumenteranno di valore e permetteranno un forte guadagno in conto capitale».
Ultimo ma non per importanza, un appunto a chi decida di investire: «L’investimento è un’attività del tutto personale – conclude il professor Menoncin –. Le quote all’interno di un portafoglio devono essere diverse a seconda delle proprie esigenze».
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